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PD/ Aldo Ragni: “Azzerare la segreteria provinciale”

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Il leader della minoranza interna apre il dibattito sul futuro del partito di Foggia.

 

 Il presidente della Direzione provinciale del Pd Aldo Ragni lancia una proposta per dare nuovo respiro ai democrats che in provincia di Foggia appaiono più che "fiaccati". Che si azzeri l’organismo della segreteria provinciale, è questa la sua richiesta. Lo abbiamo intervistato.

Ragni, c’è l’assenza di una strategia nel Partito democratico? Si ha la sensazione che ormai Emiliano, che gioca a sparigliare e ha un rapporto interessato con Nichi Vendola, sia un partito nel partito.

Michele è il sindaco del capoluogo di Regione. Oltre ad essere uno dei migliori amministratori d’Italia, con un gradimento sempre crescente, è anche un leader politico. È stato tra i fondatori del Pd e oggi è il presidente regionale del partito. Aggiungo con rammarico che oggi è uno dei pochi che associa alla funzione amministrativa anche quella di leader politico. In provincia di Foggia, dopo l’esperienza di Campo, non abbiamo altri sindaci che svolgono una funzione di leadership politica, né nella città capoluogo né negli altri grossi centri. Emiliano invece è un leader. Ha dalla sua un consenso personale, che va molto al di là del partito che ha fondato e che presiede. Questo lo mette nelle condizioni di poter interagire çon quelle forze della società civile, non solo barese, ma pugliese, che non si riconoscono nei partiti tradizionali. Può essere un elemento in più, un vantaggio per tutti .. e poi è stato lo stesso Emiliano a dichiarare – e Blasi ha convenuto – che questa sua
lista ci sarà quando servirà al Pd. La spinta di Emiliano si intreccia con quella di De Magistris a Napoli, probabilmente si intreccerà con quello che vedremo nascere in Sicilia. C’è un movimento nel Mezzogiorno che deve far riflettere anzitutto il mio partito, perché il centrosinistra fino a poco tempo fa ha governato tutto ciò che era possibile. E ha deluso.

Blasi ha detto chiaramente che è finita la primavera pugliese d’accordo?

Non so dire se è terminata, sicuramente va aggiornata alle esigenze nuove che ci sono, che non sono
più quelle del 2004. Oggi la Puglia è una Regione, che per una serie di meriti, è parte centrale del discorso pubblico del Mezzogiorno e del Paese. Grazie anche a soggetti come Emiliano.  

Può un partito come il Pd foggiano, maggior azionista della coalizione di governo della Città,
presentarsi con un ex autista, un extransfuga politico e con un tesoriere di incerta provenienza e consistenza politica?

Non discuto sulla qualità delle persone. Il Pd foggiano non può attraversare tre rnesi di crisi politica senza mai affrontare la discussione e convocare gli organismi dirigenti. Può essere gestito da un gruppetto di 2 0 3 persone? Mi pare di no. Questo è il punto vero ed ha a che fare con l’adeguatezza politica del gruppo dirigente, che in questa vicenda non pare essersi rivelato all’altezza.

Alcuni sostengono che il Pd di Foggia sia stato commissariato dalla segreteria provinciale. È così?

Non credo che sia una lettura esatta. Temo vi sia una difficoltà da parte non solo di Campo, ma più in generale del gruppo dirigente, nell’affrontare con determinazione il tema del ceto dirigente del partito di Foggia. Si fa fatica ad interagire. Ci vorrebbe maggior coraggio.

Dopo la sua battaglia congressuale, Ragni, lei come si riparte?Ci sono settori con cui parlare? Il partito è ostaggio di una oligarchia spinta o è una semplice sommatoria di delusi?

Io ho fatto una battaglia, per la prima volta c’è stata una discussione congressuale, alcune questioni sono state poste. Io sono uno rispettoso degli organismi, c’è stato un segretario che ha vinto e ho preferito mantenere un profilo basso, perché era giusto così. Registro però un dato: a cinque anni dalla costituzione del Pd non siamo ancora riusciti a far nascere i circoli nei grandi centri, abbiamo solo i coordinamenti cittadini. C’è il dato del tesseramento: non può esserci un rapporto fisiologico e congruo tra 1400 iscritti nella fase congressuale e 100 tesserati in periodi non congressuali. Non siamo riusciti nemmeno dal mio punto di vista a stare dietro l’attivismo del Pd nazionale che negli ultimi mesi ha dato vita alla conferenza nazionale del lavoro, a quella sulla cultura. Non sono stati eventi che noi abbiamo vissuto. Penso che il tema non riguardi me, non importa da dove riparto io, ma da dove riparte il Pd. Ecco perché io ho chiesto a Campo di azzerare l’attuale segreteria provinciale e di convocare una sessione di discussione su come consentire a questo partito un cambio di passo sia a livello organizzativo sia a livello di elaborazione politica, per dare vita ad una segreteria provinciale che sia figlia di questo tempo e non della contrapposizione congressuale, ormai superata anche nel Pd nazionale.

Ci sono segnali di iniziativa politica in qualche centro della provincia?

Ci sono le ruote sgonfie. Penso che il segretario avverta o debba avvertire questo disagio. Anche i circoli che hanno dimostrato maggiore dinamismo in passato, un po’ perché le amministrative non sono andate come speravamo, un po’ perché c’è una fase di incertezza, si sono adagiati. Un segnale come l’azzeramento e la nuova ripartenza può consentire a quelle realtà, che hanno dimostrato una maggiore vitalità, di ripartire.

Pensa che anche il segretario Paolo Campo debba farsi da parte?

No, credo di no. Penso che Campo rappresenti ancora il Pd. Quando ci sarà il congresso valuteremo cosa è più giusto fare. Campo l’ha vinto il congresso, è giusto che continui a guidare il partito. Non c’è ancora una alternativa che possa permettere alle diverse anime di ritrovarsi. In discussione c’è la possibilità di coinvolgimento di coloro che una mano vorrebbero darla, ma fanno fatica a trovare spazio.

L’Attacco

 

 

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