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Rodi Garganico/ Pinto si ricandida

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Giochi fatti verso il voto di primavera. Sarà appoggiato da Pd, Udc, Fli e anche Sel. Malumori tra i Democratici. L’avversario sarà Ventrella.

 

 Ripetendo lo schema di Torremaggiore, alle prossime elezioni comunali, il Partito democratico a Rodi Garganico sarà alleato dell’Udc di Angelo Cera, di Psi, Sel e anche di Futuro e libertà per l’Italia (Fli). Il candidato sindaco sarà Nicola Pinto, socialista da sempre, amministratore nella prima e nella seconda Repubblica, per alcuni anni anche alla guida della Comunità montana del Gargano. Sconfitto alle amministrative nel 2007, Pinto – che è già stato sindaco di Rodi Garganico – questa volta ci riprova potendo contare anche sull’appoggio del Partito democratico. Le elezioni si terranno la prossima primavera.

 Ma l’aria che tira nel centro garganico non è delle migliori. Il responsabile degli Enti locali del Pd, Rino Pezzano, non avrebbe tenuto in debito conto i malumori nel partito locale. Una parte degli iscritti non avrebbe affatto gradito la scelta e non è escluso che questo possa avvantaggiare il probabile avversario, Giuseppe Ventrella, attuale assessore all’istruzione e all’ambiente nella giunta guidata dal sindaco uscente, Carmine D’Anelli. Ventrella, che gravitava nel Partito democratico, nel 2007 fu eletto in una lista civica della coalizione di D’Anelli. La scelta fatta dalla segreteria provinciale del Pd non è piaciuta neppure al sindaco uscente di Vico, Luigi Damiani, che ha criticato apertamente il suo partito.

 Nell’ultimo anno nel Gargano il Pd ha perso diversi sindaci, anche a causa di alleanze non condivise dagli iscritti locali. Pinto nella sua prima uscita da candidato-sindaco ha sottolineato: «Rodi dal punto di vista urbanistico è satura. Non è più tempo di costruire». Un impegno che probabilmente andava preso da Pinto anche quando sedeva sulla poltrona di primo cittadino nel 2001. Fu allora che la sua amministrazione approvò nel corso di una seduta del consiglio comunale ferragostano la variante urbanistica in base all’allora Legge Tre che consentì la costruzione di un albergo a dieci metri dalla battigia. «Un mostro burocratico ed ecologico» come sostenne in quegli anni Italia Nostra dalla colonne del Corriere del Mezzogiorno.

Antonella Caruso
Corriere del Mezzogiorno

 

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