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Casillo: “Il Foggia è in vendita, la mia famiglia non ce la fa”.

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"Manterrò gli impegni fino a giugno ma non sarò io a iscrivere la società al prossimo campionato". Sono le parole di Pasquale Casillo, che nella conferenza stampa di stamattina ha dichiarato l’intenzione di vendere l’U.S. Foggia. "Un anno e mezzo fa volevo costruire spendendo poco, poi ho ricevuto un bidone, un tradimento da Zeman", sostiene il patron, che però a luglio scorso individuavo in Peppino Pavone il fulcro del progetto tecnico. "La società è in vendita; la mia famiglia da sola non ce la fa a tenere in piedi questo giocattolo della città". Una città da cui Casillo si sente in qualche modo tradito: "Tutto quello che ho fatto in passato sembra caduto nel dimenticatoio, ora sono odiato", ha continuato don Pasquale, "ci sono partite in cui incasso duemila euro e ne pago tremila di multa. Ho cercato di coinvolgere i grandi imprenditori ma mi hanno voltato le spalle, nonostante sia stato io stesso a crearne le ricchezze prima di andare in rovina per colpa loro".

Ce l’ha con tutti, don Pasquale: non mancano le invettive contro la stampa. Stavolta gli obiettivi sono il quotidiano L’Attacco" e il direttore Piero Paciello, secondo il patron "un criminale che estorce danaro agli imprenditori sotto forma di sponsorizzazioni fasulle".

"Lui campa così", dice Casillo, "già vent’anni fa era al soldo di chi poi mi ha fatto del male. Ora ha chiesto soldi anche a me ma non glieli darò mai, anzi aspetto che mi denunci così chiariamo la questione una volta per tutte. Ma non lo farà, non gli conviene".

E siccome i ‘big’ dell’impresa locale "se ne fregano del bene del Foggia", Casillo chiama a raccolta i piccoli imprenditori: "Si può imitare il modello del Pescara: lì venti imprenditori hanno garantito la fideiussione con una piccola cifra a testa (50mila euro) e poi chi aveva disponibilità si è occupato della gestione". "Se da qui a giugno emergerà qualcuno disposto ad occuparsi del club io posso anche farmi da parte".

"La società è in buona salute", dice, e sgrana il rosario delle cifre: "520mla euro li devono i vecchi soci, nella fattispecie Di Carlo; altri soldi arriveranno dalla valorizzazione dei giovani (bonus attualmente congelati per inadempienze amministrative, NdR), in più otterremo 1 milione e 200 mila euro vincendo la causa con Bonassisa, mentre gli altri sei della vecchia società hanno rispettato i patti". E poi il patrimonio tecnico: il settore giovanile, ad esempio, dove oltre a Marinaro (per il quale sarebbe in piedi una trattativa con l’Udinese) annoverererebbe di due quindicenni molto interessanti.

Ma c’è dell’altro: il cartellino di Marco Sau potrebbe tornare ad appartenere al Foggia. "Sul documento che attesta il passaggio del calciatore al Cagliari c’è un firma falsa, visto che Sau non era neppure a Milano. Lui ovviamente dirà che è sua, vedremo in sede di giudizio. È un affare che ci può fruttare altri due milioni".

Sulla vicenda-Sau prende la parola anche Sergio Leoni: "Sapevamo delle irregolarità, inoltre Cellino ci doveva 500mila euro per vecchie questioni; il dg del Cagliari ci aveva garantito una pronta risoluzione ma il club sardo è venuto meno agli accordi. Abbiamo valorizzato noi il calciatore e tuteleremo i nostri interessi, se necessario chiedendo alla Figc lo scioglimento dalla clausola compromissoria".

Leoni si sifferma poi sulle sanzioni per questioni amministrative – penalizzazione in classifica e blocco dei bonus derivanti dall’impiego dei giovani: "Ero sicuro che la disciplinare ci avrebbe condannato, lì usano metodi tipo santa inquisizione, e la Lega ci ha loccato i bonus prima ancora della sentenza ufficiale", dice l’Amministratore Unico del club. "Siamo nei guai per debiti contratti dalla vecchia società; Il nostro è un caso-limite", precisa, "per il quale non esiste alcuna regolamentazione. Siamo fiduciosi e andremo avanti nella nostra difesa davanti alla commissione federale e al Tnas."

Fonte – foggiatoday.it


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