The news is by your side.

III Udienza processo Medioevo/ Vieste covo di latitanti e bosss…

6

E’ stato il turno di Pasquale Bottalico, sottoufficiale di lungo corso che ha prestato servizio per 14 anni presso la Tenenza di Vieste.

 

 Vieste "tana" dei latitanti e centro principe di attentati ed estorsioni. Questo è emerso sostanzialmente dall’udienza di ieri del Processo "Medioevo" a carico di otto imputati accusati, a vario titolo, di detenzione e produzione di sostanze stupefacenti, ricettazione ed estorsione (i processi erano in inizialmente separati, ieri il presidente Antonio Palumbo li ha riuniti, ndr). Tutti i reati sono aggravati dalle modalità mafiose. E’ il processo antiracket nato dal blitz messo a segno il 14 aprile scorso, quando i carabinieri, coordinati dalla procura antimafia di Bari, arrestarono sette persone accusate di obbligare gli imprenditori turistici a pagare il "pizzo" alla fine della stagione estiva e ad assumere guardiani a loro affiliati per il servizio di sorveglianza. Alla prima udienza si erano presentati in cento, tra imprenditori, rappresentanti. dell’ associazione anti- racket e giovani viestani per far sentire la loro vicinanza alle diverse vittime delle estorsioni. Sotto processo ci sono Domenico Colangelo, Giu- seppe Germinelli, il boss Angelo Notarangelo, Giambattista Notarangelo, Marco Raduano, anche lui pluripregiudicato già detenuto per spaccio di stupefacenti, tentato omicidio e rapina, Giampiero Vescera, Liberantonio Azzarone e Michele De Simio. Grazie alle testimonianze di alcuni sottufficiali dei carabinieri, che per anni hanno condotto le indagini nel centro garganico è affiorato uno scenario che però, almeno agli addetti ai lavori, era ben noto. Ieri è stato il turno soprattutto del maresciallo Pasquale Bottalico, vice comandante della Tenenza di Vieste ai tempi del capitano Gianluca Sirsi, protagonista la scorsa settimana di una testimonianza in cui aveva descritto nei minimi dettagli l’aria che si respirava nel centro garganico durante il triennio 2008-2010. Bottalico ha prestato servizio a Vieste fino allo scorso anno e per ben 14 anni di fila. Indubbiamente è uno dei teste che più ha il polso della situazione criminale viestana. Il sottufficiale è stato messo sotto torchio per quasi tre ore dal pm della Dda, Giuseppe Gatti e dai legali della difesa degli imputati, che prima di lui aveva sentito Tìziano Maier, sottufficiale dell’Anticrimine di Bari che negli anni novanta si era occupata delle criminalità sul Gargano. "Vieste veniva utilizzata come covo per alcuni latitanti molto pericolosi – ha riferito Maier alla corte – tra cui Vittorio Foschini, pentito della Ndrangheta e Roberto Sinesi, uno dei capi storici della Società foggiana". In seguito Maier ha fatto riferimento a tre omicidi avvenuti negli anni novanta, tra cui quello di Giovanni Notarangelo, fratello di Angelo, imputato in questo processo e presente ieri in aula. Ha citato i tre delitti per evidenziare non solo i collegamenti con le famiglie di alcuni degli imputati (Colangelo e Notarangelo, ndr), ma anche per marcare quanto all’epoca dei fatti fosse forte la contrapposizione tra le due famiglie. Dopo una ventina di minuti, sulla sedie dei teste si è seduto Pasquale Bottalico. Spinto dal pm Gatti, il maresciallo ha iniziato ad elencare una serie di episodi denunciati da alcuni imprenditori viestani, riconducibili, secondo l’accusa, al gruppo di imputati accusati di estorsione. "Nel settembre del 2009 Maurizio Di Marzio presentò a me una denuncia di estorsione nei confronti di Giambattista Notarangelo" ha esordito Bottalico, prima di proseguire e raccontare altri episodi sconcertanti, come quando "un imprenditore mi consegnò le foto di una gallina morta che gli era stata fatta trovare sotto casa" oppure "i famosi bigliettini. In uno ricordo che c’ era scritto: pagate il vostro debito se non volete tragedie in famiglia.
Mentre in un altro: scegli il modo più facile per vivere, altrimenti sei un uomo morto. Abbiamo gli strumenti per farlo … tutti ritrovati davanti alle entrate di alcuni villaggi turistici". Biglietti che esortavano, sostanzialmente, i diversi titolari degli impianti turistici a servirsi da loro per il servizio di guardiania. Dall’elenco di Bottalico, che oggi lavora a San Giovanni Rotondo, emerge anche il buon numero di imprenditori che si siano rivolti ai carabinieri dopo aver subito intimidazioni di vario genere, dal furto dei mezzi, all’incendio delle proprie auto, fino alle minacce scritte e verbali. Bottalico inoltre, avendo vissuto per 14 anni ogni vicolo di Vieste, ha visto crescere gli imputati e grazie a questa conoscenza del territorio è riuscito a ricostruire anche i diversi rapporti tra loro, soprattutto quelli con Angelo Notarangelo, considerato il leader della banda. L’obiettivo di Gatti nelle prime due udienze era quello di presentare al Tribunale uno scenario completo del clima di terrore che si respirava a Vieste fino allo scorso anno, ossia fino alla reazione degli imprenditori, alla nascita dell’Associazione Antiracket e quindi del filone d’indagine che ha determinato il processo. Obiettivo centrato, perchè così com’ era successo con Sirsi nella mente della corte resta la lunga lista di reati elencati dai due teste, di cui molti riferibili agli imputati. Ovviamente i legali della difesa hanno invece tentato di far apparire poco attendibili i teste, o quantomeno le loro memorie. Sia l’avvocato Francesco Santangelo che il suo collega Carlo Mari, difensori di Notarangelo, Raduano e Germinelli hanno più volte sollecitato, anche duramente, il povero Bottalico che per ore ha risposto alle domande di accusa e difesa, affìnchè spiegasse come mai quei reati coinvolgessero solo in minima parte i loro assistiti, tanto da aver provocato pochi arresti e in alcuni casi a persone estranee al processo. Anche ieri sono stati citati gli episodi delle due auto incendiate a Pino Vescera (superteste di questo processo) il titolare del lido Oasi, di cui poi a febbraio dello scorso anno venne incendiato il ristorante, Scialì. Il sottufficiale rispondendo alle domande ha fornito i minimi dettagli sugli episodi. Date, nomi e cognomi delle vittime e, in alcuni casi, degli uomini arrestati per quei reati. Il processo, ricordiamo, giunto già alla terza udienza, è figlio proprio delle prime ribellioni nel dicembre del 2009 di alcune vittime di estorsioni che, stanchi di subire continue vessazioni, minacce e atti intimidatori da parte degli affiliati al clan locale, iniziarono a denunciare e a collaborare con la giustizia. A queste, nel tempo se ne sono aggiunte molte altre che emergeranno durante le udienze che per decisione del presidente Antonio Palumbo avranno cadenza settimanale.

Luca Preziusi
L’Attacco


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright