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Manfredonia/ Relazione sulla campagna di scavi 2011

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Si è svolta nel mese di settembre la campagna di scavi 2011 nell’insediamento fortificato dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata. I settori oggetto di indagine sono stati i seguenti (tavv. 1-4): 1)    Nei settori F2D, F2G si è continuata la messa in luce del livello di incendio riferibile al Protoappenninico Recente, asportando una parte del riempimento in terreno misto a calcare giallo frantumato e a pietrame della piattaforma attribuibile all’Appenninico Iniziale. Oltre a una punta di freccia in selce, probabilmente ascrivibile, come diversi altri esemplari rinvenuti negli anni precedenti, all’evento bellico che provocò l’incendio, sono stati individuati una canaletta colma di frammenti di concotto con impronte di canne e ramaglie (presenti comunque anche in altri punti), una struttura circolare con forti tracce di cenere (fig. 1), delimitata a sua volta da una canaletta, e abbondanti semi carbonizzati, forse connessi con tale struttura, probabilmente utilizzata per la tostatura. E’ possibile che la prima canaletta ricordata, con andamento indicativamente nord-sud, sia connessa con la delimitazione occidentale della struttura parzialmente messa in luce negli anni passati nei quadrati G1O e G2A. L’angolo nord-occidentale di tale struttura appare essere leggermente infossato rispetto a un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato.

2)    Nei settori H2L e H2P è stato messo in luce un ulteriore tratto delle mura protoappenniniche, riutilizzate nell’Appenninico Recente con alcune modifiche (fig. 2). In particolare, nell’estremità orientale di H2L è stato possibile riconoscere l’inizio della curva delle mura stesse, che dovevano assumere un andamento più deciso verso sud a partire da questo punto, forse in corrispondenza di una ulteriore postierla, che dovrà essere meglio definita in una prossima campagna di scavo. Poco a ovest di tale ipotetica postierla si hanno le tracce di una apertura che non partiva dalla base, ma a una certa altezza, da interpretare come una sorta di “finestra” nelle mura. Come accennato, le fortificazioni protoappenniniche subirono profonde modifiche in quest’area, ma furono parzialmente riutilizzate in seguito. Nel Protoappenninico Recente, come già verificato ampiamente in tutta l’area corrispondente indagata, l’abitato si estese al di fuori delle prime mura e questa zona subì un esteso incendio. In un momento da definire meglio tra la fine di questa fase e l’Appenninico Iniziale, forse in seguito a un crollo parziale, nella parte interna tali mura furono fortemente ridotte nel loro spessore e fu ricostruita in modo irregolare una fronte interna. L’area della probabile postierla, in parte occupata ora da pietrame, fu utilizzata per ospitare un forno da pane, di cui si conserva una porzione della volta (fig. 3). Nella parte antistante le mura nell’Appenninico Iniziale fu realizzato un’ulteriore piattaforma presumibilmente connessa con esigenze difensive, con fronte interna leggermente concava (fig. 4). Tale struttura appare fortemente danneggiata in antico: si conserva, non in modo continuo, solo il filare più basso del muro di delimitazione meridionale. Così come già constatato in altre situazioni a Coppa Nevigata, nei pressi delle mura sono stati rinvenuti anche alcuni resti ossei che sembrano essere umani (fig. 5). Tra l’Appenninico Antico e quello Recente nell’area interna fu accumulata una ingente quantità di terreno misto a calcare giallastro, tagliando anche la parte anteriore del forno sopra ricordato. Su questo accumulo di terreno fu impostata nell’Appenninico Recente la fronte interna delle relative mura, che all’esterno riutilizzarono, a partire dalla quota che in quella fase non era coperta dalla sedimentazione intervenuta nei secoli, la fronte esterna delle mura protoappenniniche, effettuando in un punto una ripresa poco accurata di tale fronte e chiudendo la “finestra” già menzionata. All’esterno, in un momento avanzato dell’Appenninico Recente fu probabilmente realizzata una “torretta” (fig. 6), simile a quelle presenti in altri punti in relazione a tale linea di fortificazioni, ma anche questa andrà meglio definita in una prossima campagna di scavi in quanto si è individuato solo il lato occidentale. All’interno, tra la fine dell’Appenninico Recente e l’inizio del Subappenninico, quando anche queste mura sembrano essere andate in disuso, anche la relativa fronte interna sembra essere stata danneggiata. Si sono individuate le tracce di due strutture circolari, una delle quali presenta un acciottolato: quest’ultima invade in parte la linea della fronte interna (fig. 7).   
3)    Nell’area sud-orientale dello scavo si è aperto un intero nuovo quadrato (H3F), la parte meridionale del quadrato H3B e una striscia di 2×15 m, corrispondente alla parte settentrionale dei quadrati G3N, H3I e H3L. In questo modo, insieme con i quadrati G3H e H3E aperti nella precedente campagna di scavi si è ottenuta un’area di 120 mq, solo in piccola parte disturbata dall’ampia trincea effettuata con la ruspa dal proprietario del terreno nel 1979. In quest’area che potrà essere ulteriormente ampliata in futuro, ci si propone di esplorare estensivamente i livelli più recenti del Subappenninico. In particolare nel quadrato H3F sono state individuate parti di due ampie fosse cilindriche (fig. 8), analoghe a quelle già individuate negli anni passati a nord-ovest della trincea prodotta dalla ruspa. Tali strutture, la cui imboccatura era probabilmente più in alto, sembrano essere state chiuse, a giudicare dai reperti rinvenuti, tra la fine del Subappenninico e il Bronzo Finale. Nella restante area, e specificamente nei quadrati G3H, H3E, H3F, sono presenti numerose strutture di combustione, tra cui almeno un probabile forno da pane (in H3F: fig. 8): tali strutture sono realizzate con piani di frammenti ceramici, fino a tre, sovrapposti e separati dalla stesa di un piano di argilla, presumibilmente in relazione ad altrettanti rifacimenti (figg. 9-11). L’indagine nella striscia che ricade negli altri tre quadrati è ancora in fase iniziale.  E’ proseguita inoltre l’asportazione del terreno derivante dal riporto della ruspa, dopo lo scavo della trincea, in particolare nel quadrato H3A, che conserva una limitata parte non disturbata, nell’angolo sud-est: rimane da liberare dal terreno di riporto moderno una striscia di due metri nella parte settentrionale dei quadrati G3D e H3A.
4)    Un’ultima area di scavo ha interessato i quadrati G2O, G2P, G3B, G3C, G3D (il solo angolo nord-occidentale, non compromesso dall’asportazione della ruspa nel 1979). E’ stato effettuato lo scavo dei livelli subappenninici recenti fino a raggiungere, nei punti in cui era presente, l’ampia sistemazione realizzata con terreno misto a calcare giallo frantumato (figg. 12-13) già riconosciuta in altri settori negli anni passati. Al di sopra di questa, in quasi tutta l’area indagata è stato rinvenuto un acciottolato realizzato con pietre piccole e ciottoli marini (fig. 14): si tratta probabilmente di una terza sistemazione dell’area, a partire dal basso. Sono state individuate inoltre diverse buche di palo (figg. 15-16), al momento non facilmente riconducibili a una struttura di forma definita, e parte di una piastra di cottura. Sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un peso da bilancia in pietra e, oltre a diversi frustuli di metallo non attribuibili con certezza a oggetti specifici, un coltello a lingua da presa con i chiodetti conservati. E’ stato inoltre rinvenuto un altro frammento di corno segato che si aggiunge a quello rinvenuto nella precedente campagna di scavo. Non si può escludere che l’area sia stata sede di attività di lavorazioni artigianali e di scambi (bilancia).

    proff. Alberto Cazzella e Maurizio Moscoloni dell’Università di Roma "La Sapienza"      Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologice e Antropologiche dell’Antichità (sezione di
            Paletnologia)


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