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Sanità Puglia 800 posti letto in meno entro il 2012

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Primi effetti del piano di rientro sanitario in Puglia. Li ha resi noti il neo assessore Ettore Attolini, che ieri ha fatto la sua prima uscita ufficiale nelle nuove vesti davanti alla platea del Consiglio regionale. Ribattendo a chi aveva diffuso i dati delle regioni italiane meno virtuose (Puglia terza dietro Lazio e Campania) quanto ai conti della sanità pubblica, Attolini ha spiegato che, nel primo anno di vigenza del piano di rientro concordato col governo nazionale, il deficit del 2010, pari a 460 milioni, si è ridotto a 163.
«Mi sono attribuito il compito di portare la Puglia fuori dal piano di rientro – ha detto Attolini – ma questo non vuol dire che siamo già fuori. Faremo almeno altre 3 verifche ai tavoli del ministero».

Nel prossimi tre anni, è stato detto ieri in aula, i tecnici guidati dal presidente del Consiglio, Mario Monti, ventilano possibili, ulteriori tagli di 18 miliardi ai trasferimenti su base nazionale. «La prospettiva – sono le parole dell’assessore – di un definanziamento importante mi sollecita a domandarmi quale sarà l’ef fetto sulle famiglie e sulla tenuta del sistema. Temo che esista già un rischio reale di perdita di coesione sociale. Alla luce di queste considerazioni, tutti gli assessori alla sanità delle Regioni italiane, compreso me, si stanno chiedendo quale modello di sanità ha in mente questo governo nazionale e quali margini di ulteriore contrazione della spesa sanitaria esistono ancora per il nostro Paese».

Il piano di rientro non è stato voluto dal governo regionale pugliese, che ha dovuto digerirlo perché le esigenze di carattere finanziario premono e prevalgono su qualsiasi tipo di modello assistenziale. A cascata, dall’Europa agli Stati membri e dagli Stati membri alle Regioni, si è verificata una complessiva cessione di sovranità che ha determinato la finanziarizzazione delle scelte politiche.

E per stare nei conti imposti, la Regione si prepara alla fase due del piano di rientro. Obiettivo tagliare altri 800 posti letto entro il 2012, la maggior parte dei quali ancora nelle strutture pubbliche, ma stavolta anche tra enti ecclesiastici (ne perdono 130) e cliniche private (quasi 300) che già annunciano piani di tagli al personale con licenziamenti e cassa integrazione. «Rassicuro tutti – dice ancora Attolini – che una parte significativa della nostra azione comprende la lotta agli sprechi e la riorganizzazione di punti nascita».

Finora, gran parte del rientro del deficit va attribuito alla minor spesa farmaceutica e per il personale. Sugli sprechi c’è da lavorare, in effetti. Mentre alla creazione dei punti nascita è legata una quota suppletiva nella ripartizione del fondo sanitario pari a circa 200 milioni. Niente punti nascita, niente fondi. «Esiste – ha aggiunto Attolini – una rete su cui lavorare; quanto agli ospedali non ancora dismessi o disattivati voglio chiarire che non sono contenitori vuoti: ospitano già altre attività. La logica è anche quella di centralizzarvi i servizi (risparmiando affitti) e razionalizzando spazi. Non credo che faremo tutto entro dicembre – ha concluso – ma porremo le basi per definire il sistema sanitario pugliese del futuro. Sulle internalizzazioni stiamo elaborando le linee guida e sulle stabilizzazioni (in aula, tra il pubblico, numerosi rappresentanti dei 347 assunti e poi licenziati in virtù di due sentenze della Corte costituzionale) abbiamo ancora qualche giorno di riflessione per trovare soluzioni che devono rispettare le norme salvaguardando il più possibile il destino dei lavoratori».

GIUSEPPE ARMENISE
Gazzetta del Mezzogiorno

 

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