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Ugo Boncompagni: da Vescovo di Vieste a promulgatore del calendario gregoriano

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UGO BONCOMPAGNI nacque a Bologna nel gennaio 1502 da famiglia della borghesia bolognese, originaria della contrada di Norcia. Studiò giurisprudenza nella città natale conseguendo il dottorato nel 1530 e tenendovi lezione dal 1531 al 1539; fu ordinato sacerdote all’età di qurant’anni circa.

Dopo aver rinunciato alla cattedra, si recò a Roma, entrando al servizio del cardinale Parisio. Paolo III lo creò senatore del Campidoglio, e poi Referendario di ambedue le Segnature; prese parte ai lavori del Concilio di Trento come Abbreviatore esperto di diritto canonicoo. Sotto Giulio III cadde in disgrazia per cause non note e fu cancellato dal gruppo dei Referendari. Rientrò in grazia sotto Paolo IV, come giurista e diplomatico, che lo affiancò al nipote Carlo Carafa alla Dataria e nel 1558 fu fatto membro del nuovo Consiglio di Stato.

Nello stesso anno fu nominato vescovo di Vieste. Ebbe a governare la diocesi per due anni, in momenti molto difficili: la città, infatti, ancora non si era ripresa dai terribili saccheggi del famigerato Draguth. Provvide con munificenza a dotare la Cattedrale di arredi molto pregiati, di vasi sacri, di paramenti preziosi, di quadri. Da pontefice non dimenticò la sua Vieste: la fece riportare nelle Carte Geografiche affrescate nelle Sale Vaticane e concesse all’altare della Cappella di san Michele della Cattedrale il grande privilegio dell’acquisto delle indulgenze plenarie per l’anima dei defunti durante la Messa di suffragio celebrata da un sacerdote locale. Ma tanti sono i dubbi su una sua venuta a Vieste, alla luce dei suoi tanti impegni romani (a quei tempi le diocesi venivano gestite dai vicari).

Pio IV, con bolla del 12 marzo 1565, gli offrì il cappello cardinalizio con il titolo di san Sisto e, al termine del Concilio, lo volle a Roma, nominandolo Assistente di Cappella ed assegnandolo come compagno di san Carlo Borromeo. Pur ricoprendo tali prestigiosi incarichi sottoscrisse, fino al 1566, tutti gli atti con "Ego Ugo Boncompagnus, Episcopus Vestanus".

Nell’autunno dello stesso anno fu inviato in legazione presso il re di Spagna per il processo dell’Inquisizione contro l’arcivescovo di Toledo, Carranza, ma, appresa la notizia della morte di Pio IV, tornò a Roma. Era fra i Correctores romani incaricati della riforma del Corpus Iuris Canonici, quando, alla morte di Pio V, fu eletto papa in un rapido conclave, il 14 maggio 1572. Scelse di chiamarsi GREGORIO XIII.

IL CALENDARIO GREGORIANO 

Papa Gregorio XIII è universalmente ricordato per la riforma apportata al CALENDARIO, riforma invocata dal Concilio di Trento e che ben si situa nella serie di interventi atti a ristabilire l’unità cristiana in Europa, ormai frantumata. È una riforma che per la sua importanza merita di essere trattata approfonditamente.

Nel 46 a.C. Giulio Cesare, su consiglio dell’astronomo alessandrino Sosigene, decise di promulgare una riforma e di adottare un calendario solare, noto come Calendario Giuliano, della durata di 365 giorni, fissando l’equinozio di primavera al 25 marzo; egli introdusse un anno bisestile di 366 giorni, ogni quattro anni.

L’anno bisestile deve il suo nome al fatto che il giorno che veniva aggiunto era inserito dopo il 23 febbraio; questo giorno venne definito "bis sextus dies antes calendas martias"(sesto giorno prima delle calende di marzo), divenendo così il "bisesto". La necessità di questo aumento derivava dagli stessi studi di Sosigene secondo il quale il Sole percorreva un giro completo intorno alla Terra in 365,25 giorni. Per compensare lo scarto di 0,25 giorni per anno se ne sarebbero aspettati quattro per avere un giorno intero da aggiungere al calendario.

Ma l’anno dura 365,2422 giorni. Pertanto il calendario giuliano introduce un errore di 0,0078 giorni all’anno, cioè un po’ più di 11 minuti. Questa cifra, apparentemente insignificante, col passare dei secoli si ingigantisce, perché ogni 128 anni il calendario rimaneva indietro di un giorno rispetto al sole, creando disagio per il computo pasquale fissato in base alla domenica dopo l’equinozio di primavera.

Quando nel 325 d.C. venne convocato il Concilio di Nicea, l’equinozio di primavera si verificava 3 giorni prima della data stabilita dal calendario di Giulio Cesare: quindi i padri conciliari stabilirono che l’equinozio dovesse essere fissato al 21 marzo, data che è rimasta in vigore fino ad oggi.

Nonostante l’aggiustamento della data equinoziale, la lunghezza dell’anno non venne migliorata dai padri conciliari che si attennero al valore di 365.25 giorni. Ben presto, si rilevònuovamente una discordanza tra le date del calendario e i principali fenomeni astronomici, che andava progressivamente aumentando col passare dei secoli. Vari tentativi di correzione dal Medioevo fino al 1582, ma senza alcun successo, furono avviati da astronomi e studiosi di fama come John of Hollywood (il Sacrobosco), Robert Grossetete, Roger Bacon e più tardi Pietro d’Ailly, Nicolò Cusano e Giovanni Muller detto il Regiomontano.

Poiché l’antico calendario giuliano era ormai in ritardo di 10 giorni sul corso solare, Gregorio istituì, nel 1577, una commissione speciale atta a studiare una soluzione al problema, dove vi lavorò alacremente il gesuita tedesco l’astronomo Christopher CLAVIUS, il quale utilizzò il metodo indicato dal medico astronomo calabrese (di Cirò) Luigi LILIO. Quest’ultimo presentò un progetto in un libretto di dieci pagine, pubblicato nel 1577. Purtroppo morì prima della composizione della commissione e il suo progetto fu portato a Roma e presentato al papa dal fratello Antonio. Nello stesso anno, accolto il progetto del Lilio, il pontefice inviò copia della riforma a tutti i principi, alle repubbliche e alle accademie, per avere un comune consenso: risposero in molti. Per l’ideatore della riforma era prevista una ricompensa: fu accordato al Lilio (quindi al fretello Antonio) il diritto di pubblicare in esclusiva il nuovo calendario per dieci anni. Venne però revocato quando si comprese che Antonio era del tutto incapace di far fronte alle richieste: il ritardo nelle consegne per poco non fece fallire la riforma. Gli storici hanno premiato lo sforzo del Clavius, dedicandogli un grande cratere sulla Luna, mentre il Lilio fu dimenticato.

La riforma venne attuata nel seguente modo: per far tornare i conti, con la Bolla ‘Inter gravissimas’ del 24 febbraio 1582, papa Gregorio XIII decretò che il giorno successivo al giovedì 4 ottobre 1582 fosse il venerdì 15 ottobre; inoltre, per mantenere la concordanza tra anno tropico e civile, fu stabilito di sopprimere tre anni bisestili ogni quattro secoli, mantenendo bisestili solo gli anni secolari che risultano divisibili per 400. Quindi furono non bisestili il 1700, il 1800, il 1900, mentre il 1600 fu bisestile. E dato che nemmeno questo computo è del tutto esatto, ogni 4000 anni si omette un anno bisestile. I principi e le spiegazioni della riforma furono indicati nell’opera del Clavius pubblicata a Roma nel 1603 dal titolo ‘Romani Calendari a Gregorio XIII Restituti Explicatio’ (Spiegazione del calendario romano rinnovato da Gregorio XIII).

Ma perchè proprio dal 4 al 15 ottobre? Fu scelto questo mese (è lo stesso Clavius che lo spiega) perchè in esso ci sono meno feste religiose e meno problemi per il mondo degli affari. E venne attuata dopo il 4 ottobre in modo che i frati francescani potessero celebrare in quell’anno la festa di san Francesco, ma anche perchè papa Gregorio, essendo bolognese, non volle privare la sua città della festa di san Petronio, sempre ricorrente al 4 ottobre.

Oltre al calendario cristiano, ci sono circa altri 40 calendari in uso in tutto il mondo. Nel calendario bizantino l’anno 2000, ad esempio, corrisponde al 7508, nel cinese al 4636, nell’indiano (Saka) al 1921, nell’islamico al 1420 dall’anno dell’Hegira, mentre in quello ebraico al 5760.

Già ammalato da qualche tempo, il 10 aprile 1585, ricevendo un’ambasceria di principi giapponesi accompagnati dai gesuiti, la morte raggiunse papa Gregorio; aveva 84 anni.

Sandro Siena 
(fonti: www.cronologia.leonardo.it; libro "La città visibile" di Matteo Siena)

 

 


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