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Musica – “The Mantra ATSMM” su “Rockerilla”

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Qui di seguito vi riportiamo l’articolo dedicato alla band "The Mantra ATSMM" pubblicato sul numero di marzo di "Rockerilla", storica testata dedicata alla musica indipendente. Questo gruppo musicale è stato protagonisto dell’inaugurazione dei nuovi studi radiofonici di Ondaradio con un concerto lo scorso 8, oltre ad essere stata headliner alla prima edizione dell’"Indies Summer Festival", che quest’anno si terrà nella prima decade di agosto sempre a Vieste.

Serenata Alla Luna"
Si sente quando all’interno di una band c’è affiatamento e partecipazione corale. Lo si avverte anche laddove sussista un’evidente varietà di retroterra musicali e di modelli stilistici. Nel caso di Artisti coinvolti e determinati quali The Mantra ATSMM, la versatilità è, a ben vedere, un elemento di cruciale importanza ai fini del proprio percorso creativo, requisito questo che si consacra all’espediente della commistione virtuosa fra i generi, dove la scelta di ogni ingrediente ha un suo preciso, per quanto sottile, significato.
Nella Musica della formazione napoletana è possibile respirare l’anima antica della città in cui questi ragazzi sono cresciuti confrontandosi sul campo (ad esempio, traendo ispirazione da una serenata che echeggia dal vicolo di un quartiere cittadino) e allo stesso tempo incontrare i registri dell’indie-rock contemporaneo. E’ possibile viaggiare nel tempo e nello spazio delle grammatiche musicali, magari cavalcando i mari elettrici del progressive d’annata o attraversando i corridoi siderali di una cavalcata elettronica. In altre parole, il sound dei The Mantra ATSMM è un blend di sapori eterogenei miscelato con dovizia quasi liturgica, intriso di fattori simbolici e di letterature trasversali volti a coniugarsi in un tutt’uno armonico. Un universo di situazioni sfaccettate che giocano con le variabili dell’intreccio strumentale e del racconto per metafore, magia della trasposizione sonora che ritaglia storie di eroi e antieroi fotografati nella loro essenza: il lupo, emblema di decadenza, che canta alla luna;l’arlecchino vanaglorioso e buffonesco; i santi protettori e le "schiere di anime" di chi non c’è più. Le Luci e le ombre di un diorama in musica i cui personaggi sono figure danzanti sul palcoscenico della vita. Tutto questo lo ritroviamo nelle 11 canzoni di "Ghost Dance", l’album appena licenziato attraverso rarenoise, una prova che rappresenta il traguardo artistico più importante nella carriera del giovane gruppo partenopeo. Un disco il cui ascolto prende quota in un’esultanza di fraseggi generosi e di ritmiche piramidali, di aperture melodiche e di seduzioni canore destinate a far breccia sulla sfera delle emozioni e dei sensi, a patto però che vi si presti la dovuta attenzione. Perchè "Ghost Dance" è uno di quegli album che non si accontentano di un solo ascolto.
Aldo Chimenti

 

Intervista
La prima cosa ad incuriosire è il nome del gruppo che esteso è : The Mantra Above The Spotless Melt Moon. C’è da leggervi un particolare significato?
Il nostro nome deriva da un collage di significati. La parola Mantra la scegliemmo per il misticismo celato, per la propensione alla crescita interiore, perchè è una breve traccia di "Lateralus" dei Tool. La parola Moon è parte di un ossessione, la luna ha da sempre ispirato praticamente qualsiasi artista, in quel periodo ascoltavamo a ripetizione Sail to the Moon dei Radiohead e Moonchild dei King Crimson.
The Eternal Sunshine of The Spotless Mind è il richiamo cinematografico di questo collage, l’idea dell’immacolato, nell’accezione intima ed allo stesso tempo religiosa del termine. Il Melting pot della nostra città, della nostra epoca, delle nostre stesse famiglie ha dato l’ultimo approccio alla composizione di quello che poi è diventato il nostro nome.
Cos’è che vi ha fatto incontrare? Forse un’affinità di retroterra ed intenti creativi?
Una grande amicizia lega la nostra band da circa quindici anni, e considerando che la nostra età media e di venticinque, possiamo tranquillamente dire che siamo cresciuti insieme. Viviamo tutti in una "Zona Rossa" a meno di un chilomentro di distanza uno dall’altro. Abbiamo praticamente sempre fatto tutto insieme e poiché ci accomuna anche la passione per la musica abbiamo, circa cinque anni fa, deciso di formare i Mantra.
Voi siete di Napoli, una delle città più belle del mondo che, in qualche modo, onorate attraverso la vostra musica. Com’è la vita del musicista nel paese del sole?
E’ una vita al contempo metropolitana e paesana, a Napoli capita di ascoltare un concerto di Nick Cave e di assistere ad una serenata in un vicolo. La cultura del presepe coabita con quella dei centri commerciali. Da una parte l’Ikea dall’altra il Vesuvio. Una città di forti contraddizioni, per questo bellissima ed allo stesso tempo maledetta. Cosmopolita e conservatrice, deturpata e fascinosa. Ci sono spunti in ogni angolo di Napoli, una propensione alla vita e alla malinconia insita in quasi tutti i nostri compaesani o concittadini, che dir si voglia. Una babilonia nel cuore del Mediterraneo, ricca di musicisti talentuosi, spesso mascherati dalle problematiche sociali che fanno più audience nei rotocalchi dei telegiornali.
Come vi ponete rispetto al tema di una Napoli (e di un’Italia) nell’era della globalizzazione e della civiltà multietnica come l’odierna?
Semplicemente abbiamo la funzione di filtro nei confronti della realtà che abbiamo intorno. Ingabbiamo ciò che ci circonda e proviamo a tramutarlo in musica.
Come nascono le nuove canzoni di "Ghost Dance"? Mi sembra che dietro ad ognuna si esse abbiate fatto un gran lavoro di composizione e di cesello?
"Ghost Dance" è stato composto e realizzato in circa tre settimane di lavoro, ci siamo sentiti molto ispirati sin da subito, basti pensare che nel primo giorno in sala abbiamo steso tre brani. Una volta definita la tracklist, in studio con Luigi Nobile, il nostro produttore artistico, abbiamo deciso di legare ancor più brani che erano già, in un certo qual modo, figli di uno stesso periodo creativo. La prima tessitura è stata di getto, la realizzazione finale cesellata.
Cos’è che stimola maggiormente la vostra ispirazione e la vostra fantasia ai fini di un brano?
Per un artista ogni cosa può rappresentare uno stimolo o una fonte di ispirazione. Fortunatamente è andata sempre più scomparendo quella tendenza che voleva depurare l’arte dagli elementi della quotidianità , considerati troppo "bassi" e poco inerenti al sentimento artistico. Anche un oggetto comune o un episodio ordinario possono far scaturire la scintilla che spinge alla creazione di un brano. Tuttavia siamo molto legati all’idea del "bello" e ci diverte definirci "estesi", forse quello che più ci stimola è proprio la ricerca di una sonorità che riesca ad esprimere al meglio la bellezza del mondo che ci circonda.
Per esempio, nel caso di episodi intitolati a figure simboliche come The Wolf, Harlequin e Manao Tupapau che genere di verità o di sensazioni avete cercato di esprimere?
Quasi tutti i brani di "Ghost Dance" nascondono una tematica di vita, o almeno di quello che abbiamo percepito ad oggi dalla vita. The Wolf è il lupo, la notte, l’annullamento delle parti, l’essere della forma primordiale, il buio. Muoversi come un lupo tra gli alberi, o come una donna tra i cuscini, mimetizzarsi con l’oscuro e con esso rubare lo splendore alle cose tramutandolo in passione, foga, forza creativa, vita. Abbiamo quindi utilizzato un incedere minaccioso ed al contempo con una forte carica erotica, cercando di raccontare la vita attraverso le sue passioni.
Harlequin è teatrale, racconta la misfatta, la burla, l’errore. Il protagonismo è il dio degli inferi (questa è una delle etimologie del nome) che si ritrova in una gran parata, mano nella mano con i bambini di cui non sente la paura, sperso in un mondo che non gli appartiene, triste perchè ridicolizzato dalla sua funzione.
Per quel che riguarda infine Manau Tupapau la situazione è leggermente diversa, il titolo del brano si riferisce ad un quadro di Paul Gauguin. Il titolo del dipinto può significare: lei pensaallo spirito dei morti chè lo spirito dei morti veglia su di lei. E’ in riferimento ad un episodio di vita di Gauguin che tornando alla sua capanna in Polinesia ritrova la sua amante sdraiata sul letto in uno stato di terrore. Il pittore per rendere quindi l’atmosfera ancora più inquieta aggiunge alla sinistra del quadro un Tupapau, lo spirito polinesiano dei morti, incappucciato e minaccioso.
Vi chiedo di rivolgere le ultime parole a chi, tra i nostri lettori e non, sta meditanto di interessarsi alla vostra musica. Grazie.
Noi siamo grati a chiunque sia interessato alla nostra espressione, siamo sempre disponibili a qualsiasi chiarimento, curiosità o contatto umano che sia. Vorremmo utilizzare questo spazio per ringraziare tutti gli addetti ai lavori della grande famiglia Mantra, Giacomo Bruzzo e Luigi Nobile in particolare, e vorremmo spezzare ancora una lancia in favore della nostra città che è piena di talenti musicali come gli Yumma Re, i Clinica Margot, Joe Martone, gli Onirica, Giovanni Block e tanti, tantissimi altri. Lasciamo infine i nostri contatti per chiunque ci volesse contattare.
themantraatsmm@gmail.com
www.facebook.com/themantraatsmm
Articolo ed Intervista tratta da:
ROCKERILLA (n. 379 Marzo 2012)


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