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Processo Medioevo/ La deposizione del maresciallo Carosone

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L’udienza di ieri è servita ad accusa e difesa per rifinire alcuni dettagli con il sottufficiale dei carabinieri sul clan Notarangelo.

Udienza tecnica ieri in Corte d’Assise per il Processo Medioevo. Oltre un’ora di deposizione quella di Luigi Carosone, sottufficiale dell’arma dei carabinieri in servizio a Vieste dall’agosto 2009. Il maresciallo ha deposto soprattutto sul sequestro di un carrello all’interno della proprietà di uno degli imputati, Marco Raduano. Il Processo "Medioevo" è a carico di otto imputati accusati, a vario titolo, di detenzione e produzione di sostanze stupefacenti, ricettazione ed estorsione (i processi erano in inizialmente separati, nelle scorse udienza il presidente Antonio Palumbo li ha riuniti, ndr). Tutti i reati sono aggravati dalle modalità mafiose. E’ il processo antiracket nato dal blitz messo a segno il 14 aprile scorso, quando i carabinieri, coordinati dalla procura antimafia di Bari, arrestarono sette persone accusate di obbligare gli imprenditori turistici a pagare il "pizzo" alla fine della stagione estiva e ad assumere guardiani a loro affiliati per il servizio di sorveglianza. Alla prima udienza si erano presentati in cento, tra imprenditori, rappresentanti dell’associazione antiracket e giovanissimi viestani per far sentire la loro vicinanza alle vittime delle estorsioni che prossimamente saranno chiamati a testimoniare. Sotto processo ci sono Domenico Colangelo, Giuseppe Germinelli, il boss Angelo Notarangelo, Giambattista Notarangelo, Marco Raduano, anche lui pluripregiudicato già detenuto per spaccio di stupefacenti, tentato omicidio e rapina, Giampiero Vescera, Liberantonio Azzarone e Michele De Simio (tutti presenti in aula ieri, tranne De Simio). Ieri, la deposizione del maresciallo è servita soprattutto a svelare alcuni particolari sui sequestri avvenuti nella proprietà di Raduano. Non solo. Carosone ha confermato di aver eseguito lui il riconoscimento fotografico di Domenico Colangelo, all’atto della denuncia di un imprenditore turistico il quale aveva denunciato l’uomo perchè gli aveva chiesto circa 13mila euro per vedersi restituiti i mezzi che gli erano stati rubati il giorno prima. "Si, l’imprenditore conosceva  Colangelo e venne da noi a denunciare questo episodio. Li mostrai una foto e lui lo riconobbe senza ombra di dubbio". Appuntamento a martedì prossimo.

L’Attacco


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