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Processo Medioevo/ Spunta il giallo del carrello sostituito

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Oggetto di un sequestro, era stato portato nel deposito giudiziario: chi l’ha rimosso mettendone un altro? Spunta il presunto «mistero» del carrello sostituito nel deposito giudiziale, nel processo «Medioevo» che si sta celebrando davanti ai giudici del Tribunale di Foggia nei confronti di 8 viestani accusati a vario titolo di estorsione e tentata estorsione aggravata dalle finalità mafiose e di ricettazione di un carrello rubato nel maggio 2010 in una struttura turistica. Quel carrello fu. sequestrato dai carabinieri nell’agosto del 2010 quando scoprirono vicino al paese una piantagione di marijuana, estirpando 448 piante di canapa indiana da cui ricavare la droga essiccando le foglie, e arrestando 4 persone (la piantagione non è comunque oggetto del processo Medioevo). In quella circostanza gli investigatori rinvennero e sequestrarono un carrello che – dicevano i carabinieri – venivano utilizzato per trasportare bidoni d’acqua con cui irrigare le piante: il mezzo finì così nel deposito giudiziale, in quanto oggetto. di sequestrò penale. il proprietario del carrello’, trovandosi poi nelle vicinanze del deposito, riconobbe nel novembre 2010 il carrello come quello rubato gli nella sua struttura turistica nel maggio precedente e lo riferì ai carabinieri. Sulla scorta di questi elementi tre degli otto imputati del processo – Marco Raduano, Liberantonio Azzarone e Giampiero Vescera – rispondono di ricettazione del carrello. Il difensore, l’avv. Francesco Santangelo , aveva chiesto già a gennaio al Tribunale una ricognizione del carrello e l’autorizzazione ad accedere al deposito giudiziale per fotografarlo, istanza su cui i giudici si erano riservati di decidere. In udienza di quel carrello ha ora parlato un sottufficiale dell’ Arma, raccontando che nelle settimane scorse si è recato nel deposito giudiziale di Vieste per altre ragioni, e non ha trovato più il carrello oggetto del sequestro, ma un altro carrello diverso da quello al quale furono apposti i sigilli nell’estate del 2010. Del presunto «mistero» i carabinieri di Vieste hanno avviato d’iniziativa un’indagine a carico di ignoti per far luce sulla vicenda, tenendo conto che il deposito è munito di telecamere e ci sono cani da guardia) si tornerà a parlare nelle prossime udienze quando verrà sentito il proprietario del mezzo. Il blitz «Medioevo» coordinato dal pm della Dda di Bari Giuseppe Gatti (rappresenta l’accusa in aula) e condotto dai carabinieri viestani scattò all’alba del 14 aprile del 2011 con l’arresto di sette persone. L’imputato principale è Angelo Notarangelo, 34 anni, viestano soprannominato «Cintaridd», in cella dal giorno del blitz e ritenuto il capo dell’omonimo clan che avrebbe taglieggiato imprenditori soprattutto del settore turistico, imponendo loro, o cercando di farlo, la guardiania in aziende, villaggi e strutture turistiche. Gli imputati si dicono innocenti. Nel processo si sono costituiti parte civile il Comune di Vieste, la locale associazione antiracket costituita nel 2010 sulla scorta di decine e decine di attentati e avvertimenti a fini estorsivi, la Federazione antiracket italiana. Nelle prossime udienze in aula sfileranno le presunte vittime.


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