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Puglia/ 181 i matrimoni annullati dalla Chiesa

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Sono 181 i matrimoni annullati in Puglia dal Tribunale ecclesiastico nel 2011: alcuni durati una settimana, altri anche 10 anni.
 In 37 casi, il «sì» si è rivelato non del tutto sincero, mentre per 81 volte è intervenuta la cosiddetta «esclusione della indissolubilità». In pratica chi ha pronunziato il fatidico «sì» sull’altare è riuscito a dimostrare che non sapeva di contrarre un vincolo indissolubile e quindi per sempre. Insomma, la formula letta anche nei film e negli sceneggiati tv «fino a che morte non vi separi», proprio non l’avevano capita. Solo in una circostanza è stata l’impotenza la causa della rottura.

Ma vediamo le categorie sociali interessate. In testa ci sono gli operai (28 casi) e le impiegate (22), seguiti da militari (18), casalinghe e impiegati (15). I dati del 2011 resi noti nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale pugliese, evidenziano 216 nuove cause (libelli) introdotte – esattamente quante ne sono state presentate nel 2010 -. Di queste ne sono state decise 237 (14 in meno del 2010) a fronte di 191 casi in cui l’unione matrimoniale è stata dichiarata nulla, mentre nei restanti 46 casi i giudici hanno confermato la validità del matrimonio.

Anche per il 2011, il consuntivo si presenta in linea con l’andamento dell’ultimo decennio, anche se si è sensibilmente ridotto il numero della cause ancora pendenti, sceso da 517 del 2010 alle attuali 476. Dai dati emerge qualche curiosità: una nullità per «impedimento da vincolo precedente». In pratica uno dei due coniugi, già sposato in chiesa e poi divorziato, ha contratto un nuovo matrimonio, omettendo di rendere noto il «piccolo» particolare della precedente unione. Tra le cause di nullità figura al primo posto con medesimo numero di casi (81) della citata «esclusione della indissolubilità», il «difetto di giudizio e l’incapacità di assumersi oneri coniugali per cause psichiche». Seguono l’«esclusione della prole» (49), cioè i bebè che non arrivano, e l’«esclusione della fedeltà» (14), cioè le corna.

La durata media delle cause è di 24 mesi. Da sempre si parla di cause costose: da qualche anno è possibile usufruire dei cosiddetti «patroni stabili», che offrono consulenza ed anche patrocinio gratuito. In caso di giudizio alla loro retribuzione provvede il Tribunale ecclesiastico attraverso le risorse della Cei. Chi chiede l’annullamento deve versare 525 euro, la parte convenuta non paga nulla se partecipa all’istruttoria senza patrocinio, altrimenti deve versare 262,50 euro. Ogni processo costa alla Chiesa circa 4mila euro. «Sarebbe importante che la Chiesa continuasse a seguire gli sposi anche dopo il matrimonio in un cammino di crescita comune, ha detto l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci.


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