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Gargano, il buen retiro di Lucio Dalla dove nacque «Com’è profondo il mare»

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Viaggio nei luoghi amati dal cantautore bolognese. Dalle Isole Tremiti a San Menaio, da Vico a Rodi.

 

 Qualche chilometro dal casello di Poggio Imperiale ed in direzione Vieste-Peschici- Rodi Garganico già capisci che ti trovi in un’altra terra. Il paesaggio interrompe bruscamente l’andamento pianeggiante del Tavoliere e l’aridità della Puglia sitibonda di Orazio. Perché imboccando la statale 693 appaiono presto a monte ininterrotti boschi e sulla costa, come asole di un cappotto che ha i bottoni dall’altra parte dell’Adriatico (la croata Pelagosa è solo a 110 chilometri circa), i bacini di Lesina e Varano. Tra i due laghi, lo sperone di Monte D’Elio, 260 metri sul livello del mare, altura curiosa che sembra nei secoli non aver voluto far proseguire il suo rilievo a monte. Qui sorgeva nel Medioevo la città di Devia, colonia slava di cui esistono ancora tracce dell’abitato come della presenza di insediamenti bizantini (XI sec.). Da visitare la chiesa romanica di santa Maria: prezioso il ciclo di affreschi databile tra il XII ed il XIII secolo ed i resti di insediamenti abitati sino al 1500. Siamo nel Parco nazionale del Gargano e, continuando sulla statale, entriamo nei territori di Cagnano, Carpino ed Ischitella. Dai grandi spazi ci si ritrova presto catapultati tra i vicoli stretti del centro storico di Rodi, improvvisamente affacciati al mare.

LE ISOLE – Una ventina di miglia nautiche e vedi le Tremiti care a Lucio Dalla. Le si raggiungono con la motonave che dal 7 aprile sino al 3 giugno prossimo partirà, tra yacht e grandi vele, dal nuovo ed accogliente Marina della cittadina garganica, unico yachting point dell’Adriatico (partenza da Rodi alle 9.45 di giorni festivi, martedì e giovedì e dal 4 giugno al 9 settembre tutti i giorni, con ritorno da Tremiti alle 17. 10, info: 0884.96.56.65). Ma è di quella parte del cuore di Dalla che è qui che ci interessa raccontare. A San Nicola e San Domino le piazze portano oggi il suo nome. Sull’isola di San Nicola, dove c’è l’abbazia- fortezza di santa Maria a mare fondata nel IX secolo dai benedettini, proprio nell’area prospicente il castello, Dalla teneva ogni anno un concerto (quest’anno, il 5 luglio, confermata la data del primo concerto in memoria del grande artista); su quella di San Domino, più grande e più ricca di strutture recettive (c’è un villaggio del Touring Club), Dalla abitava in una villa a due piani con uno studio di registrazione affacciata su Cala Matano al cui nome s’era ispirato per battezzare il suo «Luna Matana». Qui è nata Com’è profondo il mar». Tra calette imperdibili nonostante una costa poco accogliente in ormeggi.

RODI – Tornando in motonave sulla terraferma, Rodi appare tutta raccolta sulla cima di un promontorio circondato dal mare, tra mura medievali come pare risalga al Medioevo la tipica coltivazione di arance, la «bionda del Gargano» oggi dop, esportate sino al secolo scorso in tutto il mondo. Di questi meravigliosi agrumeti che a maggio disperdono profumo di zagara per l’intero territorio si possono oggi osservare i caratteristici sistemi di coltivazione con «muri» di pioppi come frangivento. Da vedere il trabucco, tradizionale sorta di palafitta in legno aggrappata agli scogli e protesa sul mare, con i suoi marchingegni da pesca. Da visitare il santuario della Madonna della Libera in barocco pugliese. Interessanti le chiese seicentesche e, ad un paio di chilometri dall’abitato, nei pressi di una delle tante sorgenti tra gli agrumi, il convento cinquecentesco dei Cappuccini con antiche tele ed affreschi, altari barocchi.

IL MARE DI PAZ – Da Rodi, costeggiando il mare ed in direzione di Vico del Gargano, si imbocca il bel litorale che porta alla località di San Menaio che oggi come in passato accoglie turisti di tutto il mondo. Tra locali che offrono paposce, sorta di pizze chiuse farcite, e pesce freschissimo questo bel tratto di spiaggia di sabbia bionda e di bel mare fu caro allo scomparso fumettista Andrea Pazienza ed a lui è dedicato.

VICO – Dal lungomare di San Menaio lungo la strada provinciale 144 si raggiunge Vico del Gargano: in un batter d’occhi si è catapultati da 0 a 445 metri sul livello del mare con orizzonte mozzafiato su Tremiti e Pianosa, se l’aria è tersa. Siti paleolitici, neolitici ed eneolitici documentano la presenza dell’uomo in questo territorio sin dalla notte dei tempi mentre l’abitato vichese lo si fa comunemente risalire al 970 d. C., sorto nei pressi di una necropoli dell’Età del Ferro. Tra le caratteristiche di questa cittadina presa dai Normanni, come tutto il Gargano, intorno al 1100, poi dagli Svevi che vi costruirono il castello e, quindi, dagli Aragonesi, i bei palazzi padronali ottocenteschi del centro storico, uno dei pochissimi in Italia a conservare una decina di torri della cinta muraria medievale originaria in buono stato. Qui il pane ha la caratteristica forma a grande disco, una quarantina di centimetri di diametro; si mangia capretto al «ruoto», i latticini, caciocavallo podolico compreso, sono da non perdere ed i vicoli si chiamano «vicolo del bacio». Da visitare, la chiesa settecentesca del Carmine: custodisce le statue dei Misteri che sfilano in processione per la suggestiva processione del Venerdì Santo. Un’occasione di richiamo per lo spettacolo unico dei particolarissimi canti confraternali intonati per il Miserere. Interessante la chiesa di santa Maria della Pura- vi si seppellivano vergini e fanciulli- fuori le mura, nei pressi del torrente che da origine all’Asciatizzi, vena che sfocia nel mare di Rodi. E già poco fuori dal paese si penetra nella millenaria Foresta Umbra. A poco più di un’ora, gli Eremi dell’abbazia di santa Maria di Pulsano, luogo più segnalato nel censimento Fai su «I luoghi del cuore».

Maria Paola Porcelli


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