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Sannicandro/ Non si farà la struttura di biostabilizzazione

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Bocciata dal Tar la nuova richiesta di sospensiva della Regione.

 

 Respinta dal Tar la richiesta di sospensiva collegata al ricorso (presentato dalla Regione contro il Comune) per l’annullamento della delibera di consiglio comunale che ha annullato la disponibilità alla localizzazione nel territorio sannicandrese dell’impianto complesso per il trattamento dei rifiuti. Misura cautelare respinta solo per l’assenza di grave pregiudizio all’interesse pubblico e per la mancanza di utilità concreta, per la Regione, dalla sua sospensione, considerando che l’iter per la realizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti è comunque lungo e complesso ed assegna inoltre allo stesso Comune il compito di attivare le fasi successive della progettazione dell’impianto e dell’acquisizione dei pareri e nulla osta necessari. Ma l’assenza del rischio di pregiudizio immediato dal dispiegamento degli effetti di quella delibera impugnata (insieme a quella precedente del marzo 2011 con cui si avviava la procedura di annullamento in autotutela) è rilevante solo ai fini della mancata concessione della misura cautelare e non per l’esito finale del ricorso. Ed infatti lo stesso Tar, nell’ordinanza di rigetto della richiesta di sospensiva, non ritiene infondato il ricorso della Regione Puglia, ritenendo, anzi, che "possa trovare accoglimento nella fase del merito" in quanto "la delibera impugnata presenta molti profìli di perplessità e contraddittorietà". Con il ricorso al Tal: la Regione Puglia ha chiesto l’annullamento della delibera dello scorso autunno (adottata dall’attuale amministrazione di centro e votata anche dal centrodestra) e quella della primavera precedente (sotto la precedente amministrazione, ma votata all’epoca dai soli partiti di
opposizione, di centrodestra), contestando una serie di violazioni: carenza di potere ed esercizio illegittimo della potestà di autotutela, violazione del principio di leale collaborazione tra amministrazioni, eccesso di potere per erronea valutazione dei presupposti di fatto e di diritto.
Per la Regione, in sostanza, il Comune non aveva il potere di agire in autotutela, trattandosi
di un provvedimento (la precedente autorizzazione per la localizzazione dell’impianto) inserito in una procedura amministrativa complessa che coinvolge più soggetti  istituzionali. Inoltre,
l’assenza di profili di illegittimità nel1a delibera autorizzativa dell’impianto (quella del 1° aprile 2009) non ne consentirebbe secondo la Regione l’annullamento, anche alla luce dei pareri negativi rilasciati in merito dagli stessi uffici comunali. La partita rimane ancora aperta, dunque mentre resta chiaro che solo il giudizio di merito potrà dirimere l’intricata questione.

Anna Lucia Sticozzi


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