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Intercettazioni, investigatori in allarme/ “In vendita un apparecchio per criptarle”

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Lo strumento è acquistabile sulla rete a un prezzo anche concorrenziale. I clan mafiosi si stanno organizzando. Si va da quello tascabile a quello ottimo “per neutralizzare gli ascolti”.

 

 Le due voci al telefono parlano, ma dei loro affari sporchi, degli accordi e degli scambi illeciti, il carabiniere in ascolto non riesce a carpire nulla. E ancora: l’auto nuova, dotata di localizzatore satellitare, sparisce inspiegabilmente dal quadro di controllo. Ma non solo: le microspie piazzate dagli investigatori all’interno di locali o abitazioni del mafioso di turno non danno alcun segnale, sembrano praticamente morte. Tre strane circostanze, accomunate da un unico fattore: la presenza, nei pressi del telefono, nell’auto o all’interno di stanze e altri ambienti chiusi, di uno "jammer".

Si tratta, in sostanza, di un inibitore di segnali emessi da telefoni cellulari ed altri dispositivi ricetrasmittenti. Un piccolo marchingegno, che è diventato una vera e propria condanna per tutte le attività di intercettazione telefoniche e ambientali, utilizzate durante le indagini da tutte le forze dell’ordine.
Inizialmente usati a tutela della legalità, ad esempio come ottima schermatura in occasione di esami universitari, stanno diventando sempre più uno strumento diabolico per eludere le indagini. "Se ne stanno dotando tutti i mafiosi  lancia l’allarme un inquirente  Li stiamo trovando in tutte le abitazioni che sottoponiamo a perquisizione". E il peggio è che acquistare uno jammer è cosa davvero da poco: basta farsi un giro sul web per trovarne di ogni marca, dimensione e prezzo.

Si va da quello tascabile, indicato per gps e cellulari con raggio di azione di 12 metri (costo medio
sui 100 euro) a quello ottimo "per neutralizzare i dispositivi di ascolto e registrazione Gsm quando non è sufficiente o possibile affidarsi ad una bonifica ambientale", come recita la pubblicità del sito, nel quale lo si consiglia "anche per la difesa da dispositivi indossati o introdotti dagli interlocutori stessi" (1.200 euro e passa la paura).

In quasi tutti i siti, dopo le specifiche del prodotto, tra le avvertenze generali scivolano quelle a tutela di chi vende i preziosi marchingegni: "Questo prodotto non è conforme ai requisiti essenziali individuati dalla direttiva 1999/05/CE; non è dotato, pertanto, della corretta e necessaria marcatura CE e quindi non può circolare nel mercato della Comunità europea, non può essere commercializzato, non può essere utilizzato".

Oppure: "I dispositivi Jammer operanti sulle frequenze della telefonia mobile non sono illegali di per sé (non sono esplicitamente vietate vendita e possesso), ma il loro uso potrebbe esserlo. La legge italiana vieta espressamente il disturbo o la generazione di interferenze alle telecomunicazioni  Decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156, Art. 240".

È proprio su questo punto, infatti, che si gioca la partita fra rivenditori e autorità giudiziaria. Una sorta di buco nero nella giurisprudenza attuale, nel quale si vanno a celare tutte le attività finalizzate al favoreggiamento dell’illegalità: grazie allo jammer, appunto, vengono disturbate le intercettazioni telefoniche ma anche agevolati i furti di auto dotate di localizzatore satellitare.

La questione, fanno sapere gli inquirenti, sta diventando sempre più preoccupante e rischia di pregiudicare l’esito di indagini delicatissime, e non solo nel mondo della mafia ma anche in quello dei colletti bianchi. "Abbiamo avuto sentore del fatto che molte attività di intercettazione non stanno dando l’esito sperato", si lasciano sfuggire, e non escludono che la causa sia attribuibile proprio all’utilizzo di uno jammer.

MARA CHIARELLI


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