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Coldiretti vara “sena imbrOlio”

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Il diegno di legge prevede lo stop ai marchi ingannevoli e al segreto sui nomi di chi importa all’estero. Punta a pene più dure e perdita dei contributi Ue.

 

  Pressing della Coldiretti di Puglia per il varo della legge «Salva olio». La nuova norma, in cantiere, punta a tutelare la qualità del prodotto nazionale e a informare in modo trasparente i consumatori. Prevede etichette più leggibili, alchil esteri ridotti (per impedire miscele con olio di qualità dubbia), un maggiore contrasto a frodi e agropirateria e un inasprimento delle pene. Si rifletta su un dato: nella grande distribuzione una bottiglia da litro di presunto olio extra vergine d’oliva viene venduta anche a 2,50 euro. Ma come è possibile se – come afferma la Coldiretti di Puglia – un litro di un buon olio extra vergine, ricavato da sole olive italiane, non può essere offerto al dettaglio a meno di 5-6 euro? La verità è che nella grande distribuzione è straniero l’olio di oliva contenuto in una bottiglia su due, ma i consumatori non hanno la possibilità di verificarlo perché sulle etichette non è ancora obbligatorio indicare l’origine delle olive.

 «La nostra regione è crocevia di traffici e triangolazioni – spiega il presidente della Coldiretti di Puglia, Pietro Salcuni, da Bari nel corso della conferenza stampa sulle misure “Salva olio” – come dimostrato dalle ripetute denunce di frodi e sofisticazioni e dai sequestri di prodotto adulterato, effettuati da Nas, Nac e Corpo forestale dello Stato». All’appuntamento con la stampa sono presenti, fra gli altri, il direttore della Coldiretti di Puglia, Antonio De Concilio; il comandante del Nas dei carabinieri di Bari, Antonio Citarella; il comandante del Corpo Forestale dello Stato della Puglia, Giuse ppe Silletti e il tenente del Comando regionale della Guardia di Finanza di Puglia, Nicola Di Nardo.

 In Puglia, per il vero olio extravergine di oliva, l’annata è stata eccellente sui fronti quantitativo e qualitativo. È iniziata sotto i migliori auspici, con prezzi di mercato che hanno superato i 50 euro al quintale e in soli 15 giorni «in modo artato e ingiustificato fatti crollare fino a 30 euro al quintale. Sarà un caso – ironizza Salcuni – ma l’andamento drammatico del mercato è coinciso con l’arrivo in Puglia di ingenti quantitativi di olive provenienti proprio da Spagna, Tunisia e Grecia». Salcuni non manca di affrontare (a margine della conferenza stampa) il flagello Imu: «L’alleggerimento ventilato – afferma – non cambia i termini della questione: i fabbricati rurali vanno esentati dall’imposta».

 In Puglia la Plv (produzione lorda vendibile) del settore olivicolo-oleario è pari al 20% della totale Plv del settore agricolo, per un valore di 600 milioni di euro.

 Gli agropirati continuano a dare scacco al settore olivicolo-oleario pugliese. L’arrivo in Italia di olio di oliva straniero ha raggiunto il massimo storico di 584mila tonnellate e ha superato la produzione nazionale, in calo nel 2011 a 483mila tonnellate. In Puglia, nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli Dop e una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, con un’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale, è proprio il settore olivicolo- oleario ad essere più colpito dalle sofisticazioni. L’Italia è il primo importatore mondiale di olio (+163% nell’ultimo ventennio).

 «Il testo del disegno di legge, che riguarda norme su qualità e trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini – spiega la senatrice Colomba Mongiello (Pd), componente della nona commissione Agricoltura e produzioni agroalimentari del Senato – ha trovato immediato riscontro in entrambi i rami del Parlamento. Il testo – aggiunge – accoglie le istanze della filiera di produzione e commercializzazione dell’olio di oliva, proponendo una serie di misure a tutto vantaggio di Made in Italy e consumatori» .


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