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Farmacie/ Il divieto della Regione “Non si può restare aperti a piacere”

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Disattesa la legge nazionale che prevede la liberalizzazione degli orari. Le associazioni di consumatori in rivolta: “Un provvedimento sorprendente”. E minacciano ricorso al Tar.

 

 Il governo Monti liberalizza gli orari di apertura delle farmacie, ma la Regione Puglia se ne infischia di una legge dello Stato e decide di fare da sola. La regola del gioco non deve cambiare: "Non è consentito alle farmacie che non sono di turno, esercitare la facoltà di aprire in orari diversi da quelli obbligatori" impartisce l’ordine ai direttori generali delle Asl e agli speziali il dirigente del servizio Programmazione, assistenza territoriale, prevenzione.

Codacons e Avvocati dei consumatori, però, non ci stanno a subire un "eccesso di potere", come lo definiscono i due portavoce, Alessandro Amato e Domenico Romito. Reclamano l’annullamento del provvedimento, "riservandosi comunque di agire davanti al Tar". Si tratta, aggiungono Romito e Amato, di "un provvedimento sorprendente". E spiegano: "La Regione stabilisce che si devono intendere per turni obbligatori quelli svolti di notte (dalle 20,30 alle 8,30 del giorno dopo, ndr) e nei giorni festivi". Ma come stanno le cose, se un farmacista libero dai turni soffrisse d’insonnia o non sapesse che cosa fare la domenica o, ancora, avesse voglia di accumulare altri quattrini, non potrebbe tenere alzata la saracinesca.

Codacons e Avvocati dei consumatori bollano il diktat dell’amministrazione regionale come "assolutamente illegittimo" e "in contrasto con la legge sulle liberalizzazioni che invece attribuisce la facoltà alle farmacie di aprire anche "al di là degli orari in cui l’apertura è obbligatoria".
Rispetto a tale, pacifica formulazione (pure

chi non è di turno può fare quello che gli pare, ndr) rientrante nell’ambito della disciplina della concorrenza, notoriamente competenza esclusiva dello Stato, la Regione stabilisce di arrogarsi poteri non suoi e di andare, soprattutto, contro gli interessi degli utenti".

Sì, insomma, nessuno mette in discussione turni e orari del servizio farmaceutico, destinato a garantire la vendita di medicinali "in maniera continuativa". Ma sembra paradossale che nel momento in cui questo stesso servizio potrebbe essere potenziato senza per questo condannare qualcuno ad esercitarlo, un’amministrazione pubblica si mette di traverso. E per difendersi si nasconde dietro una norma regionale vecchia di quattordici anni, quella che affida agli "ordini provinciali dei farmacisti" la compilazione degli amati-odiati turni. E’ anti-politico ricordare che il mondo cambia, ma che ci sono disattenzioni sorprendenti?

Lello Parise


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