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Processo Medioevo/ Il barista smentisce una delle vittime – Udienza n.7 – (1)

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Ieri ha parlato Matteo Puzzolante, titolare del bar “Faraglione”

"Non ho mai rilasciato dichiarazioni agli inquirenti in cui definisco delinquenti Notarangelo e Raduano" . La voce è quella di Matteo Puzzolante, titolare del bar "Il Faraglione" a Vieste, che ieri è stato ascoltato come teste nel processo per racket ed estorsione a carico di Angelo Notarangelo e Marco Raduano ed altre cinque persone.

Il "Processo Medioevo" che prende il nome dall’operazione compiuta dai carabinieri lo scorso anno, corre sempre più veloce. Ieri in aula, oltre a Puzzolante, che ha in parte smentito la testimonianza resa il 29 marzo scorso dell’imprenditore e parte lesa nel procedimento – Vincenzo Troia, sono stati ascoltati anche Oronzo Vescera e Paolina Troia, cognato e sorella dell’imprenditore e genitori di uno dei sette imputati, Giampiero Vescera. Anche loro hanno in parte sconfessato la sua testimonianza. Tutti sono accusati, a vario titolo, di ricettazione ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. E’ il processo antiracket, nato dal blitz messo a segno il 14 aprile dello scorso anno. Quel giorno i carabinieri, coordinati dalla procura antimafia di Bari, arrestarono sette persone accusate di obbligare gli imprenditori turistici a pagare il "pizzo" alla fine della stagione estiva e ad assumere guardiani a loro affiliati per il servizio di sorveglianza. Sotto processo, oltre ad Angelo Notarangelo e Marco Raduano che sono in carcere, ci- sono: Domenico Colangelo, anche lui in carcere, Giu- seppe Germinelli, Giambattista Notarangelo, Giampiero Vescera e Liberantonio Azzarone, a cui invece sono stati concessi gli arresti domiciliari e Pietro Papagni, che invece è a piede libero. Probabilmente l’accusa, rappresentata dal pm della Dda Giuseppe Gatti, ieri sostituito dalla collega della Procura di Foggia Alessandra Fini, sperava che Puzzolante confermasse la tesi di Troia, avendolo citato come teste a discarico. Così non è andata. Puzzolante, che ha anche ammesso di non avere più nulla a che fare con Troia, ha raccontato alcuni episodi prendendo però immediatamente le distanze sia da Troia che dai due imputati principale del
processo, ossia Raduano e Notarangelo. E non solo. Ha preso le distanze anche da ciò che lui stesso aveva dichiarato ai carabinieri nei mesi scorsi. "Sono venuti a trovarmi insieme Raduano e Notarangelo – ha confermato il teste Puzzolante – per propormi di montare alcune slot macchine nel mio bar. Io, all’epoca, avevo come noleggiatore Vincenzo Troia e quindi risposi loro che si sarebbe anche potuto fare, ma che avrebbero dovuto prendere accordi con Troia perché lui era il mio noleggiatore e loro non avevano la licenza". Nell’udienza del 29 marzo Vincenzo Troia, uno degli imprenditori che hanno denunciato Raduano e Notarangelo aveva raccontato: "Vennero a trovarmi nella primavera del 2008 tutti e due insieme, Angelo Notarangelo e Marco Raduano. Mi dissero che volevano installare delle slot machine nei locali del paese. Qualche giorno dopo mi chiamarono diversi miei clienti dicendomi di aver ricevuto la visita di Notarangelo e Raduano i quali volevano installare slot machine nei loro locali. Ovviamente loro conoscevano la fama di malavitosi dei due
e mi chiesero di risolvere il problema, altrimenti non avrebbero più noleggiato le macchinette
neanche da me. Erano tra i miei maggiori clienti e da loro guadagnavo circa 7mila euro al mese. Fui costretto a rintracciare Notarangelo e per evitare che entrassero nel giro gli feci un’offerta, ossia quella di dargli una parte del denaro proveniente dai miei guadagni. Davo 800 euro al mése", Puzzolante era uno dei clienti di Troia. Quando fu ascoltato dai carabinieri il titolare del bar disse che "quando ho sentito Troia gli ho detto che non volevo avere niente a che fare con quella gente, che non volevo delinquenti nel suo locale e che se i clienti avessero visto Notarangelo e Raduano
mettere mano alle macchinette non sarebbero più andati a giocare nel suo bar". Puzzolante ha clamorosamente smentito quelle dichiarazioni rilasciate ai carabinieri, rischiando adesso anche l’accusa di calunnia. "Non ho mai dichiarato una cosa del genere ai carabinieri – ha risposto Puzzolante al pm che gli ha mosso la contestazione – .Io ho firmato quella dichiarazione ma non l’ho letta. Mai avrei associato Notarangelo e Raduano agli ambienti delinquenziali perché sono miei
clienti e tutto quello che so di loro lo so dai giornali" ha affermato, in maniera confusa e spesso dialettale, Matteo Puzzolante. Il giudice del Tribunale Antonio Palumbo ha tentato in tutti i modi di far comprendere al teste a cosa potesse andare incontro, ma la versione non è cambiata. Probabilmente il teste si è intimorito in aula una volta che si è trovato di fronte gli imputati e comunque è sembrato decisamente inattendibile. A dimostrarlo ci sarebbe anche una telefonata che lo stesso Puzzolante ha fatto qualche giorno fa alla Tenenza dei carabinieri di Vieste, in cui, stando alla tesi dell’accusa, avrebbe detto: "Perché dovrei venire a testimoniare se non c’entro niente con questa storia, e poi me li devo trovare in tribunale questi qua". Puzzolante, nonostante sia stato interrogato per quasi due ore, ha detto poco. Ha solamente raccontato dell’incontro con Raduano e Notarangelo, del fatto che poi abbia cambiato anche noleggiatore dopo aver litigato "per motivi commerciali" con lo stesso Vincenzo Troia. Vani i tentativi, da parte di accusa e difesa, di incrociare le informazioni attraverso la sua testimonianza. "lo sono in regola, mi faccio i fatti miei e penso solo a mia moglie e mio figlio" ha affermato Puzzolante prima di tradirsi. Infatti poi il pm Fini ha chiesto se fosse mai stato vittima di episodi di intimidazione. "Si – ha risposto Puzzolante – mi hanno bruciato due auto, hanno sparato alla serranda del mio bare mi hanno fatto anche una rapina a mano armato, ma io alle loro richieste non mi sono mai abbassato". "Alle richieste di chi? Estorsori" ha chiesto, a quel punto, direttamente il presidente del Tribunale Antonio Palumbo. "No, non ho mai ricevuto richieste da nessuno" ha risposto. "E allora a chi non si sarebbe mai abbassato mi scusi?". "A nessuno, se mi hanno intimidito è perché volevano dei soldi, ma non è mai venuto nessuno da me a chiederlo" ha risposto in maniera spesso caotica e sconnessa il teste. Si torna in aula giovedì prossimo e sarà il momento di un altro imprenditore che ha avuto il coraggio
di denunciare: Ignazio Rollo.
Luca Preziusi


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