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Isole Tremiti, i cittadini protestano: «Non toccate la nave di Garibaldi»

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Il relitto dovrebbe essere portato a Caprara. «Stanno saccheggiando il nostro territorio».

 

 Non sono i lotti di terreno in vendita nelle isole di San Domino e San Nicola in cima ai pensieri dei tremitesi che ieri erano al porto, ma non per vedere se con la posta imbarcata sul traghetto arrivassero buste con offerte. Erano lì per fermare, ove possibile, l’imbarcazione che doveva arrivare per portare via dai fondali di Cala degli Inglesi il relitto del Lombardo, una delle due navi che i Mille, le Camicie rosse garibaldine utilizzarono per il viaggio da Quarto a Marsala nel 1860. Ieri non è arrivata (pare per problemi tecnici relativi all’armamento), ma alle Tremiti si è in attesa e non si abbassa la guardia.
«Ci stanno saccheggiando, ma di questo non si preoccupa nessuno», aveva dichiarato Annalisa Lisci, residente tremitese. La presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero per l’Ambiente hanno autorizzato nei giorni scorsi il prelievo del relitto del Lombardo che si trova a Punta del vapore, nella Cala degli Inglesi a poche centinaia di metri dalla costa. Sarà trasferita in un museo a Caprera, dove Garibaldi morì. Il relitto fu individuato nel 2005, ma a Tremiti sostengono che della sua esistenza si raccontava già alla fine degli anni Cinquanta, quando erano i pescatori a raccontare di quel piroscafo in fondo al mare.
I tremitesi sottolineano che negli anni sono stati numerosi i tentativi di potar via dall’isola opere, testimonianze importanti come la statua lignea di Maria Assunta a Mare, di epoca bizantina, il prezioso Crocifisso medievale, ma anche anfore di epoca romana che i fondali della riserva marina delle Tremiti custodivano. A Tremiti contestano anche la posizione assunta dalla Sovrintendenza di Ancona che ha dato il suo via libera insieme a quello del ministero e della presidenza del Consiglio. E si dichiarano pronti alle barricate: il destino del relitto di Garibaldi invece preoccupa molto di più della vendita dei beni comunali.

Antonella Caruso

Corriere del Mezzogiorno


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