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Medioevo udienza n. 8/ “A Vieste non si muove nulla se non lo sa Notarangelo”

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Forti accuse lanciate in aula dall’imprenditore Ignazio Rollo. Il processo entra nel vivo.

 

 "Pagate i vostri debiti se non volete tragedie serie" e "Scegli il modo più facile per vivere, paga chi devi pagare altrimenti sei morto". Questo è il testo di alcuni dei biglietti minatori ritrovati da Ignazio Rollo sotto la porta della sua azienda nel giugno 2009. A raccontarlo ieri, è stato lo stesso imprenditore durante l’udienza del "Processo Medioevo" in veste di parte offesa e testimone nel procedimento che vede imputati Angelo Notarangelo e Marco Raduano, assieme ad altre cinque persone, tutti accusati, a vario titolo, di ricettazione ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Ignazio Rollo è stato "Uno dei primi imprenditori, che soprattutto grazie al- l’appoggio dell’associazione antiracket di Vieste, ha denunciato diversi episodi estorsivi avvenuti ai suoi danni nel triennio 2008-20l0. Lo stesso Rollo ha addebitato il contenuto intimidatorio di quei biglietti recapitati nella sua azienda proprio ad Angelo Notarangelo, pur non avendone prove certe. Prove, che finora, non sono emerse ne dalle indagini dei carabinieri di Vieste, né durante la fase processuale. "Ritengo che quelle minacce siano giunte direttamente da Angelo Notarangelo per tutto quello che mi era già accaduto prima – ha raccontato in aula l’imprenditore viestano – e perché a Vieste non si muove nulla che Notarangelo non sappia". "Su quali basi lei fa queste affermazioni?" ha chiesto l’avvocato Santangelo, legale di Notarangelo. "A Vieste siamo in pochi, ci conosciamo tutti e le voci di popolo dicono questo" ha risposto Rollo. Dichiarazioni dure, le prime, quelle di Rollo che ieri davanti alla corte presieduta da Antonio Palumbo non ha mai mostrato esitazioni, nonostante avesse di fronte, a pochi metri da lui, proprio le persone che lui accusa. E’ il processo antiracket, nato dal blitz messo a segno il 14 aprile dello scorso anno. Quel giorno i carabinieri, coordinati dalla procura antimafia di Bari, arrestarono sette persone accusate di obbligare gli imprenditori turistici a pagare il "pizzo" alla fine della stagione estiva e ad assumere guardiani a loro affiliati per il servizio di sorveglianza. Sotto processo, oltre ad Angelo Notarangelo e Marco Raduano che sono in carcere, ci sono: Domenico Colangelo, anche lui in carcere, Giuseppe Germinelli, Giambattista Notarangelo, Giampiero Vescera e Liberantonio Azzarone, a cui invece sono stati concessi gli arresti domiciliari e Pietro Papagni per cui il processo si sta celebrando in contumacia. Davanti al presidente della Federazione Nazionale antiracket Tano Grasso, che sta mantenendo la promessa di non perdersi neanche una deposizione degli imprenditori, Ignazio Rollo ha risposto per circa due ore alle domande prima del pm Giuseppe Gatti e poi a quello degli avvocati difensori Carlo Mari e Francesco Santangelo. "Incontrai per caso Angelo Notarangelo, il quale mi disse che dovevo mettere un guardiano al villaggio – ha raccontato Rollo, accompagnato dalle domande del pm Gatti – e poi mi chiese 4mila euro. La stessa richiesta la fece a mio fratello, ma era sempre rivolta a me". Questo sarebbe accaduto, stando al racconto del teste, poco tempo dopo un grosso furto avvenuto proprio nei capannoni dei Rolla. In quel- l’occasione sparì molta attrezzatura, alcuni mezzi e anche delle armi che proprio Ignazio Rollo deteneva regolarmente. Pochi giorni dopo il furto, Ignazio Rolla si ritrova a casa di Angelo Notarangelo. "Andai perché mio fratello aveva fatto dei lavori per lui su una vetrata – ha dichiarato il teste – e siccome c’erano stati dei problemi di stabilità del vetro, mio fratello mi chiese una consulenza. Io andai a casa sua e approfittai per chiedere a Notarangelo se sapeva qualcosa dei miei mezzi. Lui mi rispose che si sarebbe informato e mi avrebbe fatto sapere. Chiesi a lui perché so che tutto ciò che di losco accade a Vieste lui lo sa, ma non pensai che potesse essere stato lui all’inizio". Dopo questo primo colloquio tra Rolla e Notarangelo sarebbero seguiti i biglietti minatori e la richiesta estorsiva da parte di Notarangelo. "Devi mettere a noi come guardiani" avrebbe detto lo stesso imputato a Rollo, il quale si è rifiutato, ingaggiando una ditta di vigilanza privata la "Garganpol" e chiedendo di raddoppiare i passaggi all’indomani dell’ingente furto subito. La deposizione di Rollo sembra avvalorare la tesi dell’accusa, soprattutto se sommata a quelle precedentemente rilasciate dai suoi colleghi imprenditori. "Vennero a trovarmi Angelo Notarangelo e Marco Raduano – aveva  raccontato il noleggiatore di slot machine Vincenzo Troia durante le scorse udienze- Mi dissero che volevano installare delle slotmachine nei lo- cali del paese. Io risposi che per me non c’erano problemi, ma pensai subito all’estorsione perchè quale concorrente viene ad avvertirti che vuole proporre agli acquirenti il tuo stesso prodotto? Lo fa e basta. Qualche giorno dopo mi chiamarono diversi miei clienti dicendomi di aver ricevuto la visita di Notarangelo e Raduano i quali volevano installare slot machine nei loro locali. Ovviamente loro conoscevano la fama di malavitosi dei due e mi chiesero di risolvere il problema, altrimenti non avrebbero più noleggiato le macchinette neanche da me. Fui costretto a rintracciare Notarangelo e per evitare che entrassero nel giro gli feci un’offerta, ossia quella di dargli una parte del denaro proveniente dai miei guadagni. Gli davo 4800 euro ogni sei mesi". "Conoscevo di vista Angelo Notarangelo prima che un giorno mi venisse a trovare al lido Oasi, di mia proprietà -aveva invece raccontato Pino Vescera, proprietario di tre alberghi e del famoso ristorante Scialì, andato totalmente distrutto nel febbraio dello scorso anno – .Mi disse che’ ci dovevamo aggiustare’. Alla fine della stagione venne a trovarmi nel mio albergo Giuseppe GermineIli (anche lui imputato, ndr) che io fino a quel giorno conoscevo solo di vista, senza sapere però come si chiamasse. Mi disse che lo mandava Angelo e che dovevo dargli 15mila euro. Gli risposi che non gli avrei dato nulla e che sarei andato dai carabinieri". Questi sono solo alcuni degli estratti delle loro deposizioni in aula durante le precedenti udienze, in cui hanno anche
raccontato delle decine e decine di episodi di intimidazioni subiti direttamente o dai loro familiari. Tutti episodi che le vittime riconducono a Notarangelo e i suoi uomini, anche se, per ora, a parte le loro deposizioni, non sono ancora emerse prove schiaccianti a carico degli attuali imputati in merito a furti, incendi dolosi e lettere minatorie. La settimana prossima toccherà ai fratelli di Ignazio Rollo, Massimiliano e Croce, testimoniare in corte d’assisi. Un processo che si sta facendo sempre più caldo, anche grazie alla personalità di tutti i protagonisti.

Luca Preziusi
l’Attacco


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