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Tremiti/ “Impossibile vivere qui manca perfino la scuola”

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“No all’asta, i soldi dalla tassa d’ingresso”. Le ricette dei quattro candidati sindaco: “Ma la casa rimane una priorità”.

 

 L’età dell’innocenza non abita più alle Tremiti. Non ci sono bambini in età scolare. La scuola c’è ma è chiusa. E l’obbligo scolastico si trasforma per molte famiglie in un  obbligo di emigrazione. A Termoli. A Vasto. Qualcuno si spinge ad Ancona. “C’è una casa di una nonna e mia moglie con i miei due figli di 9 e 4 anni vivono lì in inverno. La famiglia si riunisce a Natale, Pasqua e in estate, quando chiudono le scuole. Ma si vive a casa di mia madre, in 70 metri a San Nicola»: Renato Cafiero è tra i tremitesi in cerca di casa e, in questo periodo, anche di voti perché è tra i quattro candidati alla carica di sindaco. In caso di vittoria, non riproporrà l’asta dei suoli per risanare il bilancio. «Ci sono altre strade per rimediare al disavanzo, come la tassa d’ingresso», dice, Cafiero ha studiato i flussi turistici degli ultimi otto anni ed ha scoperto che in media alle Tremiti sbarcano 500mila turisti all’armo. «Con una tassa d’ingresso di un euro – spiega – si potrebbe impostare un piano di ammortamento per coprire il disavanzo», osserva davanti al municipio dove, ieri, s’è sparsa la voce (infondata) che il commissario prefettizio, Carmela Palumbo, avrebbe proposto il dissesto dopo l’asta andata deserta. Sul diritto alla casa, che lo coinvolge in prima persona? «Bisogna studiare vere agevolazioni per i residenti». Anche Antonio Fentini, che di mestiere fa l’albergatore, smonta l’efficacia dell’ asta: «Non la riproporrei. Troppo alto il prezzo: 370mila per un lotto su cui si possono costruire cinque appartamenti non è un buon affare per nessuna impresa che voglia costruire alle Tremiti dove i costi di trasporto dei materiali sono elevati perché tutto deve venire dalla terraferma». Ma quello della casa resta una priorità. «Soprattutto per i giovani  – aggiunge – per sottrarli dalla scelta di vivere in baracca o in roulotte o di andare via di qui. Non ci sarà nulla da sconvolgere, noi siamo i primi ambientalisti e ci teniamo al nostro territorio», E il debito. «S’è creato nel tempo e col tempo sarà ripianato. Poi tra le entrate quest’ anno ci sarà l’Imu». Annalisa Lisci, l’unica donna nella competizione elettorale che ambisca a vestire la fascia tricolore, è cugina di Fentini. La sua è una visione globale: «Non riusciremo a risanare bilanci e costruire case per i giovani – spiega – se non si investe sul turismo». Il suo motto è: più turisti, più reddito. Più reddito, meno debiti. Più lavoro, più case. «Sa come si vive qui? È come se i commercianti di via Condotti avessero un letto e una cucina nel retrobottega. Le case servono – insiste – nessuno vuole la cementificazione delle nostre isole, quanti lo dicono, evidentemente non sono mai stati alle Tremiti». Non è isolano, il quarto candidato, Antonio Matrella ma la sua è una storia legata alle Tremiti perché fu suo padre, negli anni ’50 a costruire il primo vero albergo. Forse fu allora che quella terra di confino capì che poteva voltare pagina e scrivere una nuova storia fatta di turismo. Lucio Dalla l’aveva scritto in una lettera aperta ai tremitesi, tre giorni prima di andarsene, che ora è affissa sulla bacheca, all’ingresso del Comune come un testamento spirituale: «Date fiducia alle prossime elezioni alla classe giovane che vivrà i prossimi anni e che è destinata a portare le isole Tremiti al livello che si meritano e che da troppo tempo ingiustamente viene rimandato».

Piero Ricci


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