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COMMEMORAZIONE DELLA MANO

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Difficile ed imbarazzante è il parlare della perdita di inutili anatomie.
La dignità dell’opera di un artigiano si eleva sempre tramite il lavoro delle proprie mani. Mentre il mito dell’artista, con la sua penosa glorificazione, ha compromesso irrimediabilmente il supremo valore dell’arte.

Se l’uomo evitasse di rincorrere sterili concettosità estetiche, avrà più possibilità di apprezzare meglio i segni che contraddistinguono una buona da una cattiva opera.
La qualità di una ombrosa statua può essere un’occasione di riscatto per la nobiltà e la sapienza del lavoro manuale, liberandolo dall’ingerenza snob dei «creativi» e delle truffe culturali.
Infine l’ artigiano ci umilia con un altro vantaggio: la superiorità morale dell’anonimato.
Veniamo al punto.

In ogni novenario della Madonna di Merino, una scura comparsa si defila nell’agorà della Vergine: il simulacro di San Francesco da Paola, una statua lignea caratterizzata da una cromia duale. L’incarnato sporco e consunto e il panneggio fortemente danneggiato, hanno punto la coscienza  e la sensibilità della Confraternita del SS. Rosario e di Merino. A loro spese, e con l’approvazione di don Gioacchino Strizzi, si decide per un radicale e doveroso intervento di restauro.
La pregevole scultura si presentava ingiustamente deturpata dall’uomo e dal tempo. Si tratta di un modellato ben intagliato, con una ritrattistica dal forte impatto emotivo. Dalla ferma postura classicheggiante e l’equilibrata distribuzione dei volumi, è attualmente la miglior effige virile della statuaria locale.
Liberandolo da vari strati di ridipinture, emerge una figura elegante e severa.
L’espressione del volto, tutto smarrito verso l’alto, assume un atteggiamento estatico privo del consueto sentimentalismo religioso. Reale è la notevole difficoltà  di plasmare una figura colta in crisi mistica. E qui l’artigiano si fa beffe dell’artista.
La monotonia cromatica può causare una insoddisfazione estetica, sia all’artefice che allo spettatore. Eppure questo sconosciuto intagliatore risolve ed asseconda egregiamente le pretese della vista, anche quella dei più raffinati.
Velature di leggerissimo «nero fumo» e di «terra di cassell», hanno garantito al simulacro di legno la parvenza di una traslucida apparizione di diorite, solida e incorruttibile.
Francesco Martolilla, alias «da Paola», è un assoluto contemplativo, un asceta dalla stretta osservanza eremitica, l’appagamento della sua esistenza terrena puntava più in alto.
Francesco Lorusso


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