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Sanità nel caos in Puglia a giugno via 150 medici

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Il vero bubbone non è ancora scoppiato ma le avvisaglie di quanto accadrà tra poco più di un mese si sono registrate non più tardi di venerdì scorso nel quartier generale della Asl. All’ospedale di Terlizzi c’erano solo due anestesisti in servizio: uno è stato costretto ad accompagnare in ambulanza un paziente affetto da insufficienza respiratoria da trasferire a San Severo.  E l’altro anestesista a disposizione, che doveva assicurare due interventi chirurgici di altrettanti ammalati di tumore, non ha potuto garantire la seduta operatoria per «coprire» eventuali emergenze. Gli interventi sono stati rinviati di alcune ore solo dopo che il primario anestesista di Molfetta ha raggiunto il presidio molfettese. Manca ancora un mese e mezzo all’ora «x» quando circa 150 tra medici, infermieri e funzionari amministrativi saranno costretti ad andare a casa.

La spiegazione è semplice: dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha annullato i contratti dei famosi «stabilizzati» (medici precari che erano stati assunti in via definitiva dalle aziende sanitarie), ma soprattutto alla luce della norma introdotta dal governo Berlusconi che ha impedito il trattenimento in servizio di queste persone, la Regione Puglia ha garantito la continuità del servizio facendo ricorso alla cosiddette assunzioni a tempo determinato. Dunque, queste persone che sono state colpite dalla mannaia della Consulta, hanno continuato ad operare con un contratto «da precari». Il bello viene adesso: una norma della legge si stabilità finanziaria (il famoso «dl» 78 del 2010) consente alle pubbliche amministrazioni di spendere quale cifra massima per i contratti a tempo, non oltre la metà dei fondi utilizzati del 2009.

Senza perdersi troppo in esercizi matematici, il risultato è solo uno: a fine giugno si esaurisce il plafond a disposizione della Asl (il famoso tetto del 50 per cento delle somme del 2009) che tiene in servizio queste 150 persone. Si tratta di personale ritenuto di fondamentale importanza perchè, a causa dei vincoli del piano di rientro della sanità cui è sottoposta la nostra regione, non è possibile neanche fare ricorso al cosiddetto turn over (una persona assunta su quattro andate in pensione). In questi ultimi mesi, sono centinaia – se non migliaia – le persone andate via che non sono state in alcun modo rimpiazzate. Ora si è giunti quindi a un punto di non ritorno perchè senza questo personale il direttore generale dell’Asl, Domenico Colasanto, avrà due problemi grossi: la (comprensibile protesta) di questo personale e delle loro famiglie, ma soprattutto la difficoltà a garantire i servizi essenziali. Che per legge deve garantire, sia pure con il (poco) personale a disposizione. Senza interventi legislativi (del governo o della Regione), Colasanto sarà costretto ad avviare una nuova fase di chiusura dei reparti di alcuni ospedali, o meglio di «razionalizzazione» come egli stesso puntualizza.

Ma il discorso non cambia. Tra un mese, curarsi diventerà una vera e propria lotteria: ogni paziente dovrà essere sperare di ammalarsi nel momento e nel luogo giusto, preparandosi a rinunciare al ricovero nel proprio ospedale che – pur se aperto sulla carta – sarà in parte trasferito, o virtualmente accorpato, ad altre strutture vicine. Una situazione drammatica che non lascia alcuna via di scampo. Nè l’unica ancora di salvezza può essere rappresentata dall‘atteso sblocco delle assunzioni per giugno: se arriverà il via libera dal ministero, servirà solo a recuperare qualche unità che non bastano per far fronte alle voragini aperte nelle piante organiche. L’unica salvezza resta una leggina regionale che, sia pure a rischio di ricorso alla Corte costituzionale, quanto meno riuscirebbe a garantire una fase di transizione in attesa della definizione del piano di rientro e la ripresa della normale attività. Ad oggi, però, la situazione è questa.

E la Asl, nel frattempo, inizia a mettere le «toppe» alle prima falle che si stanno aprendo nei 12 presidi ospedalieri di sua competenza: agli anestesisti di Terlizzi, vanno aggiunti i cardiologi di Putignano e chissà cos’altro fino a quando, a giugno, sarà persino vietato ammalarsi.


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