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Se questa è Vico

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Riceviamo e pubblichiamo 

 

 Ha vinto Pierino Amicarelli. Una bella vittoria, chiara, larga, quasi tracimante, insomma, come si dice: il pieno. Bene!
Il pieno di che cosa. Ha vinto un progetto, una visione, un’idea, una cultura, l’imprenditorialità, l’impegno civile, l’economia, l’entusiasmo di guardare avanti? Ha vinto una percezione. Una diffusa, stratificata, stanca e stantia percezione:” Si stava meglio quando si stava peggio”.
Avremmo potuto fare cinque, o anche dieci, campagne elettorali, il risultato non sarebbe cambiato.
Ha vinto una percezione; poco importa dell’eredità di Damiani, delle cose in cammino lasciate da Damiani. Poco importa della qualità dei candidati eletti, della loro cifra individuale, della loro poco o nulla adeguatezza al compito. Poco importa il contenuto della proposta politica e dei programmi, ha vinto una percezione e questo basta.
Lo scorrere degli eletti evidenzia una Vico ancora, purtroppo, in bilico fra medioevo politico e girare in cerchio per ritrovarsi sempre al punto di partenza. Fuori dal cerchio resta, penalizzata, la Vico delle professioni, delle competenze, i pochi imprenditori, dell’iniziativa privata, della cultura, dell’Educazione, insomma, del domani.
Su di una cosa sono d’accordo con l’amico Peppino Maratea, il ritenere un episodio debole e inadatto l’arrivo di Matteo Prencipe. Lo ritengo un episodio, solo un episodio.
Intanto, però, il tempo passa velocemente, i problemi restano problemi, le distanze aumentano.
Le strategie, quelle vere, pragmatiche, latitano. Il protagonista, o i protagonisti, di una governance delle cose li dobbiamo ancora far nascere e crescere.
Se questa è Vico, allora Godot ha perso la bussola e persino la strada.

Michele Angelicchio


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