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Parco sott’accusa i nuovi confini

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La Provincia e i comuni contestano la perimetrazione delle zone contigue.

 

 A vent’anni dalla sua istituzione ci sono le condizioni per rivedere il perimetro del Parco del Gargano, per tutelare ancora di più le zone di maggior pregio ma allo stesso tempo per svincolare da «lacci e lacciuoli» le cosiddette aree «contigue» esterne al perimetro del Parco del Gargano soprattutto se le stesse non hanno un valore naturalistico? L’interrogativo è d’obbligo ma di sicuro la questione ha fatto tappa in Consiglio provinciale che, ha approvato un ordine del giorno molto rilevante dal punto di vista politico (è passato all’unanimità), che mette in mora il ministero dell’ Ambiente e la Regione Puglia rispetto ad una proposta di inserimento di aree contigue esterne al parco che sono state contestate dalla comunità del Parco (18 comuni). – «La determinazione di queste aree da parte della Comunità del Parco, presenta alcuni vizi di forma, a cominciare dalla mancata acquisizione del parere dell’Ente, che pure è obbligatorio. Alla stessa Provincia non è stata data la possibilità di partecipare ai diversi incontri nei quali si è decisa l’estensione della zona contigua. L’ordine del giorno chiede la estrapolazione dal Piano del Parco di queste aree e la loro successiva ridiscussione», ha spiegato il promotore dell’iniziativa, il capogruppo dell’Udicap, Michele Bonfitto, velatamente polemico con l’attuale presidente dell’ente Parco, Stefano Pecorella, fino a due mesi fa addirittura assessore all’ambiente della Provincia di Foggia, e cioè l’ente che, secondo i firmatari dell’ordine del giorno, sarebbe stato escluso dalla consultazione. Il confronto su questa vicenda è stato ricco di spunti polemici e politici che, peraltro, hanno tratteggiato un arco di consensi da destra a sinistra passando per il centro rispetto " alle questioni sollevate con l’ampliamento delle zone contigue. «Sull’istituzione del Parco del Gargano non si torna indietro. La discussione riguarda appunto le zone contigue che sono tra l’area parco e le zone libere. Purtroppo non ci si è resi conto che questa capodica imposizione di vincoli senza alcun motivo non fa altro che
penalizzare pesantemente l’economia locale», ha spiegato Paolo Mongiello, capogruppo del Pdl che ha ricordato come «1’80% dei comuni non si sia espresso» e che «nonostante non ci siano obblighi precisi nei confronti della Provincia, comunque l’ente, che è un riferimento per tutta la comunità compresa quella garganica, ha il dovere di ascoltare tutti e di assumere una posizione». La posizione proposta dal Pdl, poi meglio inquadrata anche dal presidente del Consiglio provinciale, Enrico Sananiello, che dovrà preparare il «momento», è una riunione monotematica del Consiglio provinciale allargata ai 18 consigli comunali interessati alla vicenda parco. «La vera questione è che la metologia accettata più di vent’anni fa non fu improntata al dialogo ma all’imposizione. Ci siamo ritrovati con un parco probabilmente sovradimensionato con difficoltà oggettive per il controllo e la gestione anche per lo stesso ente» ha rimarcato Antonio Angellilis consigliere provinciale del Partito democratico, già assessore all’agricoltura nella precedente giunta Stallone. «Come Provincia anche negli anni scorsi avevamo chiesto un maggiore coinvolgimento ma non è accaduto, per ridiscutere complessivamente dei commi del parco che, va detto, le zone contigue allargano in maniera netta perché ricavate all’esterno. Ma va anche detto che proprio in queste aree contigue ci sono zone senza alcun interesse naturalistico ecco perché noi siamo favorevoli a trovare una soluzione condivisa», ha aggiunto Angellilis che ha parlato per conto del Partito democratico, insomma, ha tracciato una linea politica sia pur dalla minoranza. Critiche alla gestione del parco e al comportamento dell’ente sono arrivate da Augello (Indipendente) per «la decisione di mandare il piano a Roma senza alcun coinvolgimento del territorio». «Ora la Provincia non deve sbagliare i tempi, c’è la possibilità per farlo anche attraverso un tavolo tecnico con tutti gli attori del territorio, ma occorre far sapere alla Regione e al ministero che la proposta monocratica del presidente dell’ente Parco è fortemente messa in discussione», ha rimarcato Gaetano Cusenza (Api). Masciulli (Pdl) ha invece ricordato che la Provincia ha in mano uno strumento operativo per dialogare politicamente e tecnicamente sulla questione delle aree contigue e lo strumento è il Piano territoriale di coordinamento. Ulteriori contributi, che hanno rafforzato in fondo l’idea contenuta nell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio provinciale, sono poi giunti da Potenza (Pdl), De Vita (Pdl), Iannantuono (La Destra), Guerrera (Udcap), Marchegiani (Ppdt), Pellegrino (Udcap) e De Monte (Pdl). La giunta provinciale ha fatto conoscere il proprio pensiero con l’assessore all’ambiente, Pasquale Pazienza, che ha tracciato una road map, all’interno della formulazione della Valutazione Ambientale Strategica (Vas) di competenza provinciale, per consentire un pieno confronto tra Provincia, Comuni ed Ente Parco, nel quale coinvolgere la Regione Puglia. Insomma, c’è la «dogana» per non subire la decisione dell’ente Parco e per discuterla con le comunità interessate. Sarà sufficiente?

Filippo Santigliano


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