The news is by your side.

Processo Medioevo 10° udienza/ Parla il terzo fratello dei Rollo

14

All’udienza sul racket agli imprenditori turistici del Gargano, testimonia Giuseppe, fratello di Ignazio e massimo che già avevano “bastonato” Notarangelo.

 

 Udienza di stallo. Il presidente del Tribunale nell’udienza Medioevo, Antonio Palumbo, aveva già deciso che l’udienza di ieri sarebbe stata breve per gli impegni in altre udienze dove c’erano dei dibattimenti e così è stato. Un solo teste, Giuseppe Rollo è stato esaminato ieri e per pochi minuti. Doveva solo confermare quanto dichiarato dai fratelli imprenditori nelle udienze precedenti e così è stato. E’ il processo antiracket, nato dal blitz messo a segno il 14 aprile dello scorso anno. Quel giorno i carabinieri, coordinati dalla procura antimafia di bari, arresta torno sette persone accusate di obbligare gli imprenditori turistici a pagare il pizzo alla fine della stagione estiva e ad assumere guardiani a loro affiliati per il servizio di sorveglianza. Sotto processo, oltre ad Angelo Notarangelo e Marco Raduano che sono in carcere, ci sono: Domenico Colangelo, anche lui in carcere, Giuseppe Germinelli, Gianbattista Notarangelo, Gianpiero Vescera e Liberantonio Azzarone, a cui invece sono stati concessi gli arresti domiciliari e Pietro Papagni per cui il processo si stà celebrando in contumacia. Nelle due ultime udienze avevano parlato i fratelli di Giuseppe Rollo, Ignazio e Massimillo: Ascoltati entrambe per circa tre ore, avevano denunciato i tentativi di estorsione da parte di Angelo Notarangelo e Marco Raduano. "Incontrai per caso Angelo Notarangelo, il quale mi disse che dovevo mettere un guardiano al villaggio (Mare Blu, ndr) – aveva raccontato Rollo due udienze fa – e poi mi chiesero 4mila euro. La stessa richiesta la fece a mio fratello, ma era sempre rivolta a me”. Questo sarebbe accaduto, stando al racconto del teste, poco tempo dopo un grosso furto avvenuto proprio nei capannoni dei Rolla. In quell’occasione sparì molta attrezzatura, alcuni mezzi e anche delle armi che proprio Ignazio Rollo deteneva regolarmente. Pochi giorni dopo il furto, Ignazio Rolla si ritrova a casa di Angelo Notarangelo. "Andai perché mio fratello aveva fatto dei lavori per lui su una vetrata – aveva dichiarato il teste – e siccome c’erano stati dei problemi di stabilità del tetto, mio fratello mi chiese una consulenza. Io andai a casa sua e approfittai per chiedere a Notarangelo se sapeva qualcosa dei miei mezzi. Lui mi rispose che si sarebbe informato e mi avrebbe fatto sapere. Chiesi a lui perché so che tutto ciò che di fosco accade a Vieste lui lo sa, ma non pensai che potesse essere stato lui all’inizio”. Dopo questo primo colloquio tra Rolla e Notarangelo sarebbero seguiti diversi biglietti minatori e la richiesta estorsiva da parte di Notarange1o."Devi mettere a noi come guardiani e ci devi dare 4mila euro al mese" avrebbe detto lo stesso imputato a Rollo, il quale si è rifiutato,ingaggiando una ditta di vigilanza privata la "Garganpol" e chiedendo di raddoppiare i passaggi all’indomani dell’ingente furto subito. Tutto confermato poi anche dal fratello Massimillo nell’udienza successiva e da Giuseppe Rollo ieri, che ha raccolto nei mesi i racconti dei fratelli protagonisti diretti della vicenda.

Michele Iula

l’Attacco


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright