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Vieste/ Una nuova estate (a pezzi) per i “poveri” trabucchi

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Spalatro: non ci resta che piangere. Pecorella: vogliamo evitare una guerra fratricida.

 

 "Non ci resta che piangere". Tanto è critica per Vincenzo Spalatro dell’associazione "I Trabucchi del Gargano" la situazione di degrado dei giganti di legno lungo la costa viestana. Nei mesi scorsi se ne è discusso anche in sede di Consiglio comunale, per iniziativa delle opposizioni che presentarono una mozione avente ad oggetto proprio la tutela e
la salvaguardia dei trabucchi storici. La situazione più critica e urgente interessa quello del porto, di Punta Santa Croce, l’unico regolarizzato sotto il profilo della concessione demaniale marittima, che ha subito nell’estate del 2010 un grave danneggiamento. "Una barca a vela lo ha demolito in parte -racconta Spalatro- e dal giorno di quel sinistro nautico tutto è rimesto tale e quale. Sono trascorsi due anni e il trabucco è ancora in quelle condizioni e si usura mano mano. Sono riuscito ad ottenere il risarcimento e i soldi per ristrutturarlo ci sono da più di un anno (20mila euro all’incirca, ndr) ma gli uffici tecnici del Comune non mi concedono l’autorizzazione a risanarlo. Anche su quel trabucco, che è l’unico che ha ottenuto regolare concessione demaniale, stranamente mesi dopo si è abbattuta la revoca della concessione da parte del Comune di Vieste e attualmente un’ordinanza di non uso e non utilizzo, che è un vero e proprio suicidio, ha colpito tutti i trabucchi di Vieste, compreso il mio, di San Lorenzo, e quello di Punta Lunga, di Anna Ranieri letteralmente perseguitata dal Comune di Vieste, che per tre anni non ha potuto fare la manutenzione del suo trabucco. Da quando più di due anni fa la gestione e tutela diretta dei trabucchi è stata assunta dal Comune di Vieste e dal Parco Nazionale del Gargano è in gioco la loro esistenza. Sono a rischio le nostre origini, perciò per noi la difesa dei trabucchi è diventata una guerra di civiltà contro le speculazioni della politica". Nella sua versione dei fatti, Spalatro, che dopo gli otto anni di presidenza di Pina Cutolo, ha preso in mano la direzione dell’associazione che dal 2011 è diventata onlus, riunendo tutti i trabuccolanti storici e le associazioni nazionali di Italia Nostra, WWF Italia e Legambiente, allo scopo di conservare e mantenere i trabucchi, addossa ogni responsabilità all’amministrazione Nobile e all’Ente Parco, che, a suo tempo, "sfiduciavano con argomentazioni pretestuose la nostra associazione per favorire la nascita di un’altra associazione". Quella a nome "Il trabucco Garganico", presieduta dall’architetto Pasquale Del Giudice e in cui ricopre il ruolo di vicepresidente Maurizio Ursi, delegato del Parco. Ad entrambe ha ricolto l’invito alla collaborazione il presidente del Parco N azionale del Gargano, Stefano Pecorella. "Due settimane fa abbiamo avuto un incontro bilaterale con il Comune, per organizzare un tavolo tecnico che coinvolga le associazioni dei trabuccolanti, per non arrivare a una guerra fratricida. Noi entriamo in punta di piedi in questo terreno -spiega Pecorella – che coinvolge da un lato la parte privata e dall’altro il suolo demaniale, e il nostro compito è quello della difesa e tutela dei trabucchi, per cui ho chiesto all’amministrazione comunale che si possa convocare un tavolo tecnico su questo tema per aprire una fase di riflessione profonda sulla costituzione di un nuovo soggetto unico che superi questo dualismo che non è fondato su ragioni di natura diversa delle associazioni che hanno invece lo stesso obiettivo, ma è un dispendio di energie. La nostra volontà è di mettere in moto il meccanismo di promozione e valorizzazione e fungere da stimolo per la risoluzione delle criticità e pianificazione delle opere. Cerchiamo di seminare un po’ di buon senso". Ma non sarà facile portare a definizione le problematiche relative alle concessioni e all’utilizzo dei trabucchi, complici gli attriti e una serie di controversie che sono sfociate anche in contenziosi di natura legale. Fino ad arrivare alla revoca della concessione demaniale di tutti i trabucchi. "Stiamo aspettando l’M 78 dalla Capitaneria di Porto e a tutt’oggi non ho avuto alcuna comunicazione", riferisce il sindaco Ersilia Nobile. "I trabucchi non possono essere utilizzati perché sono privi di licenza. Il Comune ha fatto sì che attraverso la procedura di acquisizione possano essere dati in concessione alle stesse persone; le licenze non c’erano, erano ferme al 1978 e quella per il trabucco di Santa Croce era valida fino al 24 luglio, poi è intervenuto l’incidente che lo ha danneggiato. Si sta preparando quanto occorre per rimetterlo in sesto, dal momento che le risorse ci sono e le detiene il signor Spalatro che ha recuperato da chi ha danneggiato il trabucco. Di queste vicende si è ampiamente discusso anche in Consiglio comunale, e io credo che su questo l’amministrazione stia proseguendo sulla giusta strada, noto invece che si continua a sollevare polemiche. Il Comune dovrà emettere un ordinanza per superare questa criticità, prima di proseguire alla rassegnazione con l’ultimo passaggio dell’M 78". Nei cassetti degli uffici tecnici, sostiene Spalatro, giace da almeno un anno la sua richiesta di autorizzazione a intervenire per il consolidamento del trabucco del porto. "L’associazione ha ottenuto il risarcimento danni dall’assicurazione e ha chiesto al Comune di poter provvedere alla sua riparazione ma il dirigente comunale Chionco, che è il cognato di Del Giudice, non vuole darci il permesso per il restauro. Noi come associazione abbiamo intascato con il 5 per mille 120mila euro in otto anni e abbiamo provveduto alla manutenzione dei trabucchi, che attraverso la proliferazione selvaggia di ristoranti-trabucco rischiano di perdere il loro valore ambientale e la loro identità storica, ma questa azione distruttiva sta solo facendo scempio della nostra storia", lo sfogo di Spalatro.  

Roberta Fiorenti
L’Attacco


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