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Puglia/ Da domani l’era del digitale

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Parte lo switch off: s’inizia da Foggia. Ma non tutti ce la faranno. Lunedì tocca al Gargano.

 

 La prateria televisiva della Puglia digitale è grande diciotto frequenze e ogni frequenza potrà ospitare sei canali: quelli delle tivù locali, che sono quarantacinque. E’che per ora di canali ne allineano uno dietro l’altro, cinquantatré. Tutti quelli che potranno essere visti quando si concluderà lo switch off e sarà abbandonato per sempre il segnale analogico. La graduatoria per l’assegnazione delle frequenze elaborata dal ministero dello Sviluppo economico, è già pronta. Le domande erano ventiquattro. Resteranno fuori dal gioco per il momento nove emittenti: da Teleradiostudio 5 a Tv Ofanto, da Tivuitalia a Euronews Puglia, dall’A-tva Blutv, da Telecapria Levante tv, a Magna Grecia television. Telenorba e Teleregione recitano la parte del leone: la prima ha due frequenze tutte sue e la seconda una. Gli altri signori del piccolo schermo, stringono alleanze per coabitare pacificamente nello stesso spazio. Ecco qualche esempio: Telebari con Telerarna, Telefoggia, Teletrullo e Canale2; Antenna Sud con Blustar, Teleblu, Teleonda, Teleradio Città bianca; Teleradio padre Pio con Telepuglia, Teleradio agricoltura, Teleradioerre, Telesud. «La svolta per la comunicazione televisiva», come la definisce il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, comincia da domani, venerdì: toccherà alla provincia di Foggia dare il via alla nuova danza dell’etere. Poi, tra il 24 e il 25 di questo mese, sarà il turno di Bat, Bari, Taranto, Brindisi e Lecce. A giugno, saranno digitalizzati gli ultimi comuni: il giorno l, Candela, Spinazzola, Poggiorsini, Altamura; tra l’ l e il 5, Mottola e Massafra. Al Corecom ce la mettono tutta perché ogni cosa funzioni come dovrebbe. «I cittadini saranno informati con 300mila volantini, distribuiti dai volontari della protezione civile» fa sapere il presidente del comitato per le comunicazioni, Felice Blasi. Il dg Mimmo Giotta non nasconde qualche preoccupazione: i costi alti della produzione – il prezzo da pagare per continuare a galoppare lungo la prateria della Puglia digitale – potrebbero fare sì che «nel giro di un anno» almeno la metà delle quarantacinque tv getterà la spugna e che «fra tre anni» appena «due o tre» riusciranno a sopravvivere. Del resto nelle casse della Regione, che voleva «dare ossigeno alle tv locali» sottolineava non più tardi di qualche giorno fa il governatore Nichi Vendola, dei 10 milioni di euro messi a disposizione perché le aziende lavorassero senza avere il fiatone a questo particolare cambio della guardia (fino al 45 per cento dell’investimento, era a fondo perduto), rimangono 4 milioni. Significa che una buona parte degli imprenditori non se la sente di garantire servizi, e posti di lavoro, pur di accaparrarsi denaro pubblico. Vuole avere le mani libere. Il sindacato dei giornalisti ribadisce la «contrarietà a qualsiasi forma di sostegno pubblico non ancorato alla salvaguardia dei livelli occupazionali. Cancellare questa clausola, segnerebbe il ritorno al Medioevo». Ma tant’è. Nessuno ferma lo switch off. Non sarà indispensabile disfarsi de1 vecchio televisore: basterà acquistare un decoder da collegare all’apparecchio. La spesa fra i 30 e i 100 euro. L’elenco dei rivenditori autorizzati è sul sito decoder.comunicazioni.it, E c’è un numero verde: 800.022.000. E’ in ballo anche un contributo di 50 euro per chi vuole comprare o noleggiare il decoder: dovete essere pugliesi, avere almeno 65 anni, un reddito che non superi i 10mila euro e dimostrare di essere in regola con i pagamenti del canone Rai. Pure le vecchie antenne sul tetto, non dovranno essere sostituite: «Diffidate dagli installatori che sostengono il contrario» avvertono dal ministero di Corrado Passera. Mentre dal Corecom, precisano: «In qualche caso tuttavia potrebbe essere richiesto il montaggio di un’antenna supplementare».

Lello Parisi


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