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IN LODE (NIENTE AFFATTO SPERTICATA) DI NINI DELLI SANTI E DEI SUOI- “MIEI PRIMI SESSANTANNI”

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Ci sono cittadinanze onorarie che si danno (talvolta insipidamente all’insegna di uno stomachevole politically o cattolically correct),  e cittadinanze honoris causa che esistono; di quelle che non si annidano altrove per poi germogliare nella Perla del Gargano (leggasi l’indimenticato Michele Di Marca), ma  che sono nate e cresciute nel nostro microcosmo, che sembrano intrise di  un particolare codice genetico, in  variazione inimitabile dell’archetipo homo viestanus con tutti i suoi pregi e difetti.

Che vivono in mezzo a noi, che creano, che soffrono, che lottano, che scrivono, che osservano la realtà con lo sguardo incantato-disincantato; che non si accontentano e soprattutto che non si rassegnano, nonostante la cupezza del palcoscenico dei “migliori anni della nostra vita” instilli il dubbio se a Vieste sia toccato assistere Ad una commedia o ad una tragedia greca di Aristofane o ad una tragicommedia o a qualche altra variazione sul tema. Stereotipo di tale esemplare antropologico? Ninì delli Santi, oggi 60enne splendido (ma non diteglielo, altrimenti vi percuote) e splendidamente inc..to. Come perché? perché Lui vorrebbe –e come dargli torto- essere uno splendido viestano tra splendidi viestani di una splendida Vieste, consapevole di se stessa e baciata dal mito della dea Athena, divinità olimpica della Sapienza e della Saggezza.

Qualcuno vorrebbe azzardarsi a contestare la cittadinanza  honoris causa di Ninì ora che svetta sui Sixty years old? Si accomodi, lo sfido ad un dibattito anche pubblico, che a Lui, allergico com’è ad ogni forma di pubblicità, non piacerebbe affatto (tanto è vero che questo stesso scritto è redatto a Sua totale insaputa, altrimenti la scala Richter ne testimonierebbe il malumore), ma che gli si deve; eccome se glielo si deve, e non certo per difesa d’ufficio.

Ninì delli Santi se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Chi come il sottoscritto ha avuto il privilegio di conoscerlo dal 1982 sa che su di Lui si può dire quello che i procuratori di calcio sibilano quando adocchiano un giovane talentuoso cimentarsi in  tackles e palleggi di stampo MESSIanici, ovvero: “Guarda, quello lì è uno che ha la stoffa!”. E se il calcio, come dicono, è metafora della vita vera, Ninì che nel pallone era uno che “ha avuto la stoffa” e tutti se lo ricordano ancora, anche nella vita “ha avuto quella stessa stoffa”. Direbbe Lui, come dice sempre, “Ma ji song nu pover figghie”. E noi faremmo finta di assecondarlo, ma per niente e per nulla convinti.  Perché se “nu pover figghie”  può vantare una ricchezza interiore come la sua, allora c’è da mettersi d’accordo se si è ricchi quando si è poveri o si è poveri quando si è ricchi. Ed è proprio questo il dilemma che shakespearianamente gli ha tolto il sonno di molte notti. Sono ricco o sono povero? Di ricchezza interiore Ninì è un forziere. Il che per certi aspetti del suo vivere, non sempre è stato un vantaggio, in un paese dove per definizione farebbe testo il titolo di un good-seller di Fruttero & Lucentini “La prevalenza del cretino”.

Anzi, in quella che fu la Vieste del grande boom quel forziere gli animò la straordinaria impresa di TeleradioVieste. Che nei formidabili anni ’80 fu metafora pensante e rampante della Vieste tipo” L’Oreal perché io valgo” e nella quale Ninì traspose un impeto creativo che contagiò e insaporì quell’atmosfera dove si intuiva che Vieste fosse ad un tiro di scoppio  dal salto di qualità e che spinse tutti a procurarsi almeno un’asticella per quel salto. Peccato però che in molti casi quell’asta si tradusse in una trave nell’occhio.

Negli anni dello sboom –ultimo decennio e dintorni-quel forziere gli ha animato, come gli anima tuttora, attraverso Retegargano, Ondaradio, il Faro settimanale (pagine satiriche in primis) quello sguardo disincantato, massì diciamolo pure, deluso, di una Vieste arricchitasi esteriormente, ma impoveritasi –tremendamente- interiormente. Ed è quella la delusione cocente che ha spalmato tra le righe della sua Grande Implosione, crittato panegirico della società Cittadinanza Viestana Spa, il cui azionariato da qualche decennio è stato saccheggiato da Opa di “mercanti da cacciare fuori dal Tempio”. Che gli ha dato più di un motivo per dimenarsi nelle notti insonni nel chiedersi: sono ricco o sono povero?

Con una battuta ad effetto gli risponderei: Ninì io e Te siamo come il titolo di quel film “ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande. Con l’affetto inestimabile che a Lui mi lega e mi legherà gli dico: “Ninì grazie di esserci!” A nome mio e di tutti i viestani di buona volontà che non rappresento, ma che sento di interpretare alla perfezione. I presume. Auguri di Buon compleanno, Caro, il Mio Direttore.

Carmine Azzarone – Famiglia Ondaradio


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