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Vico/ Il tradimento:; un tema universale quanto controverso

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Riceviamo e pubblichiamo.

 

 Caro Direttore,
l’intervento di Lello Sciscio di invidiabile erudizione e di apparente svagatezza su un tema (il tradimento) universale quanto controverso e, dunque, molto delicato, conferma che la domanda è sempre la stessa: chi davvero tradisce chi e cosa?
    Bruto traditore? Può darsi, ma per reazione al tradimento perpetrato da Cesare contro la Repubblica. Giuda traditore? Probabile, ma anche uomo d’ordine che voleva collaborare responsabilmente con le Istituzioni.
    Se, infatti, tradisco qualcuno che, secondo me, ha precedentemente tradito una promessa o un’idea, in un certo senso mi autoassolvo. Chiunque nella Storia abbia tradito tende a presentare il suo atto come legittimo, anzi dovuto. Per non parlare di tutti quei feroci utopisti che tradiscono in nome della “causa”, e cioè di una luminosa società futura che sarà, infine, purificata dal tradimento.
    Torniamo, allora, a Dante, all’interno del nono cerchio dell’Inferno, dove i traditori (Caina? Antenora? Tolomea? Giudecca?) sono conficcati dentro il lago ghiacciato del Cocito: se il tradimento è il nucleo stesso del male, ed è, dunque, il peccato più grave, potremmo sconsolatamente concludere che la vita è in questo senso “diabolica”, perché la sua mutevolezza consiste fatalmente in un costante tradire, in un congedarsi continuamente da qualcuno o qualcosa.
    Ben lo sapevano gli Apostoli che, anche dopo che Gesù svelò il traditore, non si persuasero: “la debolezza umana li faceva sospettare l’un l’altro” (Sant’Agostino).

Un saluto cordiale.
Giuseppe Maratea


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