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11° udienza processo Medioevo/ “Metti il guardiano in 48 ore o ti facciamo saltare in aria”

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La testimonianza del dottor Natale De Nittis.

 

 Voce bassa, ma mai indecisa o timorosa. Precisa e molto detta­gliata la sua deposizione. E’ il volto di Natale De Nittfs, l’enne­simo "uomo coraggio" di Vieste che martedì ha testimoniato du­rante l’ultima udienza del processo Medioevo, contro quelli che lui, e molti altri imprendito­ri di Vieste, ritengono essere loro estorsori ."Mi telefonarono e mi dissero che se non avessi messo il guardiano entro 48 ore, mi avrebbero fatto saltare in aria. Il giorno dopo mi richiamarono e mi dissero che ne dovevo mettere due". A raccontarlo martedì scorso in aula è stato Natale De Nittis, medico e piccolo imprenditore, socio dei residence "Delfino" e "Agrimare" di Vieste. Il medico co ha deposto come teste e parte offesa in quello che è chiamato "Processo Medioevo" dal nome dell’operazione che portò all’arresto degli attuali imputati, ossia Angelo Notarangelo e Marco Raduano, assieme ad altri cinque, tutti accusati, a vario titolo, di ricettazione ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. E’ il processo antiracket, nato dal blitz messo a segno il 14 aprile dello scorso anno. Quel giorno i carabinieri, coordinati dalla procura antimafia di Bari, arre­starono sette persone accusate di obbligare gli imprenditori tu­ristici a pagare il pizzo alla fine della stagione estiva e ad assu­mere guardiani a loro affiliati per il servizio di sorveglianza. Sotto processo, oltre ad Angelo Nota­rangelo e Marco Raduano che sono in carcere, ci sono: Giam­battista Notarangelo, anche lui in carcere, Domenico Colange­lo, Giuseppe Germinelli, Giam­battista Notarangelo, Giampie­ro Vescera e Liberantonio Azza­rone, a cui invece sono stati con­cessi gli arresti domiciliari e Pie­tro Papagni per cui il processo si sta celebrando in contumacia. Martedì c’era anche il presiden­te della Federazione Nazionale antiracket Tano Grasso, che sta mantenendo la promessa di non perdersi neanche una deposi­zione degli imprenditori vittime delle estorsioni. De Nittis è stato uno dei primi imprenditori, che anche grazie all’appoggio dell’associazione Antiracket di Vieste, ha denunciato diversi episodi di minacce e intimidazione avvenuti ai suoi danni nel trien­nio 2008-2010. Non ha mai ten­tennato, a differenza di alcuni suoi colleghi e ha subito deciso di denunciare i fatti. "Il 2 maggio del 2009 ricevetti una telefonata da un mio operaio (che sarà teste nella prossima’ udienza) che mi disse che nella notte c’era stato un furto. Arrivai sul posto e mi accorsi che erano stati rubati diversi mezzi agricoli, un trattore, un Ford Transit. Un danno tra i 25 e i 30mila euro. Alcuni giorni dopo, lo stesso operaio mi raccontò di aver incontrato Dornenico Colangelo (imputato nel processo. ndr) il quale voleva che mi facesse recapitare un mes­saggio, sottolineando che lui era solo un tramite. Il messaggio era che se volevo rivedere i miei mezzi dovevo pagare 13.500 eu­ro. Nei giorni successivi viene ri­trovato uno dei mezzi, il, Transit, più o meno nelle condizioni in cui era quando era stato rubato. Dieci giorni dopo – ha prosegui­to De Nittis- intravidi Colangelo sul ballatoio di casa sua e allora decidi di aspettarlo per parlarci. Avevo già pensato di farlo non appena lo avessi incontrato, per­ché essendo stato un mio paziente, lo conoscevo. Gli dissi che il mio ope­raio mi ave­va informa­to della ri­chiesta e gli chiesi chi fosse il mandante del furto, della richiesta stessa e che ero disposto a pagare una ci­fra motto inferiore. Lui non mi ri­spose, e mi disse solamente che ormai era tardi perché i mezzi probabilmente erano già fuori zona. Gli dissi che se non mi avesse detto chi era stato a man­darlo lo avrei denunciato. Rispo­se che se l’avessi fatto, lui avreb­be comunque negato tutto". Questa la prima parte del racconto del medico di famiglia che tuttora assiste tutta la famiglia di Colangelo, tranne l’imputato. De Nittis sarebbe entrato in contatto, anche se indirettamente con il maggior imputato del processo, ovvero Angelo Notarangelo. "Un giorno – ha raccontato il teste – ero ano dato da un mio amico fabbro perchè doveva farmi un lavoro. Lui mi disse che non aveva molto tempo perchè doveva andare dal suo dirimpettaio che era appunto Angelo Notarangelo. Io conoscendo la cattiva fama di mediatore del Notarangelo chiesi al mio amico di informarsi attraverso di lui sul furto che avevo subito. Qualche ora più tardi mi chiamò dicendomi che Notarangelo non sapeva niente ma si sarebbe informato. Passa un giorno e mi richiama i fabbro dicendomi che Notarangelo era riuscito a far abbassare la cifra richiesta da 13.500 a 12.500 euro. Io risposi che ero disposto a pagare un massimo 4mila. Lo facevo solo per prendere tempo, nella speranza chi nel frattempo succedesse qualcosa, che le forze dell’ ordine intervenissero e io potessi riavere tutto ciò che mi era stato rubato. La notte di capodanno – ha proseguito il medico imprenditore – vennero squartate le gommi dell’auto di mia, moglie, e il giorno dopo ricevetti una telefonata da un numero sconosciuto. In dialetto viestano e con una voce minacciosa, mi dissero che dovevo sbrigarmi a met­tere un guardiano e che avevo 48 ore per farlo, altrimenti mi avrebbero fatto saltare in aria, o avrebbero fatto saltare in aria l’azienda. Poi più niente per mesi, fin quando non ho subito un secondo furto ad aprile subito dopo il quale mi arrivò una seconda telefonata. Non era la stessa persona della prima chiamata Questa volta mi dissero che i guardiani da mettere erano due. Io chiesi con chi stessi parlando e dall’altre parte, un uomo con la voce giovanile, si qualificò come Franco. Chiesi il cognome e mi rispose che di cognome faceva "Vaffanculo" e a questo punto dissi che io non volevo avere niente a che fare con gente che non conoscevo e chiusi il telefono". Ad aprile poi scattò il blitz dei carabinieri, e le telefonate e le minacce non ci sono più state. Dopo circa due ore di domande ricevute dal pm Giuseppe Gatti e dai legali della difesa, poco incisivi un po’ per l’assenza del l’avvocato Francesco Santangelo un po’ perchè il teste ha deposto soprattutto su elementi che riguardavano quasi esclusivamente Colangelo, imputato di seconda fascia nel procedimento, De Nittis ha abbandonato l’aula stringendo la mano a Tano Grasso.

Luca Preziusi

l’Attacco


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