The news is by your side.

Baia dei Campi/ Di Giuseppe assolto ‘perchè il fatto non sussiste’ (2)

20

Ribaltata in appello la condanna a tre anni per corruzione. A distanza di 23 anni dai fatti. L’inchiesta contava 6 imputati, per lo più ex assessori regionali: la Procura ipotizzava una concussione da 180 milioni di vecchie lire. I 4 coinputati già prosciolti nel 2000, ora il verdetto per l’ex imputato Dc e l’ex tesoriere della sua corrente.

 

Dai meandri della memoria rispunta la Tangentopolì foggiana. A distanza di 23 an­ni dai fatti, ribaltata in appello la condanna a 3 anni e assolto dall’accusa di corruzione l’ex assessore regionale ai lavori pubblici e deputato della Democrazia Cristiana Fran­co Cosimo Di Giuseppe, 71 anni, già uomo forte della Dc foggiana, e in particolare della corrente andreottiana negli anni Ot­tanta/Novanta. La sentenza dice che non intascò una mazzetta di 55 milioni in re­lazione all’appalto per la costruzione del centro direzionale per il turismo di baia ‘ Campi, a Vieste. Assolto anche l’ex capo­gruppo Dc alla Provincia ed ex tesoriere della corrente di Di Giuseppe, Luigi Pel­legrini di 81 anni, altro nome storico della Democrazia cristiana: era imputato di fa­voreggiamento reale, reato per il quale fu condannato a Foggia a un anno e mezzo. I fatti si riferiscono alla fme degli anni Ottanta quando Di Giuseppe era assessore regio­nale ai lavori pubblici; per questa vicenda ricevette un’informazione di garanzia per concussione nel luglio ’93 quand’era de­putato Dc. L’inchiesta contava inizialmente 6 imputati, per lo più ex amministratori regionali, accusati di concussione sul pre­supposto che avessero costretto il costrut­tore Giuseppe Ullano, titolare della «Ital­scavi» di Campobasso a pagare una maz­zetta complessiva di 180 milioni di vecchie lire per non subire intralci nella costru­zione del centro direzionale per il turismo di Vieste, lavori per circa 18 miliardi ap­paltati dalla Regione. I processi ai sei im­putati si sono sdoppiati e conclusi con una raffica di assoluzioni: i 4 coimputati di Di Giuseppe e Pellegrini furono già as­solti nel 2000 dal Tribuna­le di Bari. Sin da quando ricevette l’«avviso», Di Giuseppe respinse le ac­cuse di aver preteso e ri­scosso mazzette e sosten­ne d’aver ricevuto dal titolare dell’impresa molisana un contributo volontario per il partito, per una somma peraltro inferiore a quella contestata. L’inchiesta fu avviata dalla Procura foggiana nel ’93 nell’ambito della tangentopoli foggiana; la richiesta di rinvio a giudizio fu avanzata nel ’94; l’udienza preliminare fu celebrata nel ’96; il processo di primo grado in Tribunale a Foggia cominciò nel febbraio ’97 e si con­cluse nel dicembre 2003 con la condanna di Di Giuseppe e Pellegrini; per la sentenza d’appello ci sono voluti altri 9 anni, questo per dirla sui tempi della Giustizia. Adesso infatti la terza sezione della corte d’appello di Bari ha riformato la sentenza di primo grado emessa il4 dicembre del 2003 dal Tribunale dauno che condannò Di Giuseppe a 3 anni per corruzione, derubricando l’imputazio­ne di concussione ai danni di Ulìano con­testata dalla Procura . .In pratica i giudici di primo grado ritennero che Uliano avesse versato una mazzetta non perchè costretto (la concussione è l’estorsione compiuta dal pubblico ufficiale) ma per ottenere favori (corruzione). Assolto in appello, come detto, anche un altro vecchio espo­nente della Dc foggiana, Luigi Pellegrini: in primo grado i giudici foggiani.lo condan­narono ad un anno e 6 mesi (col beneficio della sospensione condizionale della pena) per favoreggiamento reale, a fronte dell’ini­ziale accusa di concussione. In pratica i giudici foggiani ritennero che Pellegrini fosse estraneo all’ origine della mazzetta ma avesse comunque aiutato il suo capocorrente Di Giuseppe, versando i soldi su li­bretti bancari. In primo grado il pm chiese la condanna di Di Giusep­pe e Pellegrini a 4 anni di reclusione a testa per con­cussione; la Procura poi appellò la sentenza dei giudici foggiani solo per l’ex assessore regionale per la derubricazione del reato di concussione in corruzione. Il pg chiedeva alla corte d’appello che Di Giuseppe fosse ri­conosciuto colpevole di concussione e condannato a 3 anni e 6 mesi; sollecitava l’assoluzione per Pellegrini. Gli avv. Giulio Treggiari e Michele La Forgia chiedevano l’assoluzione di Di Giuseppe, nel merito della vicenda e per motivi procedurali: il costruttore Giuseppe Uliano, titolare della ditta «Italscavi» e grande accusatore, al processo in aula si avvalse della facoltà di tacere quale imputato in reato connesso, ragion per cui – hanno argomentato i legali dell’ex assessore re­gionale – quanto da lui dichiarato nel corso delle indagini preliminari quando puntò il dito contro Di Giuseppe non poteva e non doveva avere alcun valore processuale, proprio per essersi sottratto al controinterrogatorio difensivo in aula. Gli avvocati Raul Pelle­grini ed Enrico Pelle­grini, difensori di Lui­gi Pellegrini, ne hanno sollecitato l’assoluzio­ne rimarcando la sua estraneità ai fatti, dicendo che questa inchiesta nacque proprio dalla testimo­nianza di Luigi Pellegrini ai pm fog­giani.


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright