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Tremiti/ Fentini: “Il relitto garibaldino da queste isole non si muove”

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Rivolta e petizione popolare: ma il Ministero insiste ha autorizzato a prelevare pezzi del relitto (Il Lombardo) per collocarlo al museo di Caprera.

 

 Sono tornati alla ca­rica nei giorni scorsi. Con una lettera. Sono quelli della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Ambien­te. Hanno annunciato al Comune tremi­tese di aver dato l’autorizzazione a pre­levare qualche pezzo del relitto il Lom­bardo per collocarlo al museo di Caprera. Perché Caprera? Perché lì, in Sardegna, c’è una casa museo di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, il fautore dell’unità d’Italia. E siccome il relitto Lombardo, un vecchio piroscafo che giace nei fondali di Cala degli Inglesi alle isole Tremiti dal 1864, faceva parte della flottiglia del mitico sbarco dei Mille di Garibaldi, ne vogliono prelevare una parte per abbellire la casa museo. La quale però dovrebbe attendere. Perché il neo sindaco Antonio Fentini non appare d’accordo. "Disponibili a cedere solo qualche pezzo. Magari con una tar­ghetta dove si legge "donato dal Comune di Tremiti", ma il grosso resta qui. C’è una petizione popolare. Siamo contrari. Abbiamo anche noi intenzione di fare un piccolo museo subacqueo”. Guerra tra isole in vista? Si vedrà. Di certo si profila una battaglia tra isolani e ditta incaricata al prelievo del pezzo dal fondo marino. In verità quest’ultima ci aveva già provato a metà aprile. Ma la reazione dei tremitesi bloccò tutto. Allora si era agli sgoccioli di una infuocata campagna elettorale, le ele­zioni erano dietro l’angolo (6 e 7 maggio). Per cui si decise di soprassedere. A sin­daco nuovo insediatosi (Antonio Fentini) sono però tornati alla carica. "Sì, ci hanno inviato una lettera, io ho convocato alcune riunioni per decidere il da farsi. Ma credo che loro non aspetteranno i nostri tempi. Che succederà? Noi ribadiremo che ab­biano una petizione pronta e che siamo disposti a cedere solo qualcosa, non tutto. E con tanto di targhetta" ribadisce ancora il sindaco. Insomma la questione resta aperta. Alle Tremiti, a distanza di poco più di un mese, sono di nuovo in assetto di guerra. Non vogliono farsi scippare il Lombardo. "La storia depositata in fondo al mare non si tocca. Anche perché se il destino ha voluto così, è bene che la storia rimanga a far bella mostra di sé alle Tre­miti". "Ormai ci stanno saccheggiando". All’arcipelago diomedeo il tenore dei di­scorsi è tornato ad essere quello di metà aprile scorso. Calabrese, storico ex sin­daco torna a ribadire, come già fece tempo fa, i pericoli a cui si andrebbe incontro in caso di asportazione del relitto: "Con la rimozione della nave l’ecosistema marino potrebbe essere danneggiato. In più dopo anni lì, finalmente, stanno, come dire, ni­dificando le cernie". Alle Tremiti tutti si dicono d’accordo su questo aspetto. Tra l’altro quel relitto è l’attrazione dei sub. La nave che giace nei fondali di Cala degli Inglesi, fu scoperta ufficialmente nel 2005, ma alle Tremiti era "il segreto di pul­cinella" perché tutti ne parlavano. Infatti quel posto veniva e viene chiamato da sempre la "punta del vapore dagli isolani proprio perché si vociferava che lì sotto ci fosse una nave. Da quasi 150 anni un frammento della storia d’Italia giace quindi sui fondali delle Tremiti. Precisamente da quando nella notte tra il 12 marzo ed il 13 marzo 1864, il Lombardo urtò una secca affiorante di San Domino ed affondò. Era un classico pirovapore, ossia una nave (o piroscafo) a ruota, che dopo aver fatto parte insieme al "Piemonte" della flot­tiglia con la quale Garibaldi fece la storia d’Italia, affondò ad un passo da San Do­mino, mentre trasportava detenuti, diretti proprio alla colonia penale tremitese. Scivolò ad una profondità tra gli 8 e di 15 metri (il grosso del relitto), mentre una piccola parte sprofondò ancor più giù a 25 metri, secondo uno studio della MarlinTremiti.

Francesco Trotta


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