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Ecco perché la BatCapitanata potrebbe essere un affare

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La Puglia quadri polare sconvolge equilibri geopolitici consolidati e rilancia la Puglia Nord. Ma nessuno sembra accorgersene. Un matrimonio senza amore. Ma si potrebbe celebrarlo per convenienza.

 

Sarà anche forzato e con scarso reciproco amore, ma il matrimonio tra la Capitanata e la Bat sconvolge la geogra­fia pugliese. Il fatto è che la ri­forma delle province, come ab­biamo già avuto modo di dire, segna la nascita di una Puglia quadripolare, la cui novità più interessante è rappresentata proprio dalla nuova aggrega­zione di territori che formeran­no la Puglia settentrionale, dal­la BatCapitanata. Ci piace chia­marla così, non solo mettendo in ordine rigorosamente alfa­betico le due province, ma per­ché il prefisso "bat" riecheggia Batman: dà una idea di forza, vagheggia una provincia da su­pereroi. E potrebbe essere pro­prio così. Purtroppo la classe dirigen­te si attarda nelle solite polemi­che: guarda al passato più che al futuro. Molto difficilmente il governo tornerà indietro, e sa­rebbe quindi il caso di riflette­re – serenamente e pacatamen­te – sulle implicazioni compor­tare dai nuovi equilibri che van­no profilandosi, in seno ad una competizione tra i diversi terri­tori regionali che sta diventan­do sempre più esasperata. Una prima osservazione: da tempo i "territori" pugliesi non coincidono più con i confi­ni provinciali, e non può esse­re diversamente, in un contesto che va sempre più globalizzan­dosi. Però il decreto del governo rimescola sensibilmente le car­te, modifica gli scenari. Il progetto del "grande Sa­lento", che doveva concentra­re le province di Lecce, Brindi­si e Taranto, e stava crescendo esponenzialmente sotto il pro­filo culturale, infrastruttura­le, arrivando perfino a minac­ciare la leadership culturale ed economica del capoluogo regio­nale, esce oggettivamente ridi­mensionato dalla riforma; che lo spezza in due: la provincia di Lecce da un lato, quella di Brin­disi e Taranto, dall’altro. In risposta a questo fenomeno, andava consolidandosi un asse – anche questo forte – tra le due province della Puglia centrale (Bari e la Bat), che limitava la Puglia settentrionale alla sola Capitanata, isolando­la, lasciandola forse vittima del sogno, rimasto frustrato, di uno sviluppo autocentrico, possibile per le innumerevoli potenziali­tà che quest’area possiede, ma che restano tuttora inespres­se. Adesso, anzi d’ora in poi, la Puglia settentrionale coincide­rà con un polo forte. Con quali possibili conseguenze? Tutto si giocherà proprio sul filo della competizione tra i diversi territori. Per come stan­no oggi le cose) o stavano fino a ieri), com’è certificato dalle av­vilenti classifiche sulla qualità della vita che ci collocano agli ultimi posti, la Capitanata cor­re il rischio di restare stritola­ta nella sfida ingaggiata tra gli altri "territori" pugliesi, perché in questa competizione sempre più esasperata paga il prezzo più alto. Tra i due litiganti, insomma, il terzo non gode affatto, ma ad­dirittura paga il conto. Ma perché in Puglia l’antico proverbio è stato ribaltato? Proprio perché, la competizione ha spinto i diversi territori a cerca­re e consolidare aggregazioni territoriali più vaste dei confini provinciali. Sono nate "alleanze geografiche" che hanno prodot­to poli territoriali forti: il gran­de Salento dà un lato, il polo ba­rese-ofantino dall’altro. La Ca­pitanata è (o era … ) rimasta iso­lata. Un caso esemplare del­lo sviluppo diseguale della Puglia è offerto dal sistema aero­portuale: la Puglia centrale può contare sull’aeroporto di Bari Palese, il grande Salento sullo scalo di Brindisi. A balbettare è soltanto il Gino Lisa di Foggia. Il bello, anzi il brutto, è che né la classe dirigente regionale, né le classi dirigenti dei diver­si territori si rendono conto del rischio implicato da quanto sta accadendo in Puglia. Nell’epo­ca della globalizzazione si deve competere su una dimensione molto più ampia di quella stes­sa regionale, e la Puglia avreb­be dunque tutto l’interesse a mantenersi quanto più possi­bile omogenea, unita, identita­ria. Certo, una identità sociale e culturale non può essere im­posta per decreto legge e ne­anche perseguendo un astratto "riequilibrio" che per esempio distribuisca in modo più equo le risorse finanziarie regionali. Non si può più giocare in difesa, occorre partire all’attacco. Ci vorrebbe un colpo d’ala. Una possibile strada potreb­be essere quella di incentiva­re e sostenere la naturale vocazione di "crocevia" della Pu­glia settentrionale. Da sempre (basti pensare ai tratturi della transumanza o alla via franci­gena), anche per evidenti ragio­ni geografiche, la Capitanata – tanto più adesso con la Bat – è al centro di un complesso siste­ma di relazioni che la rende una naturale cerniera tra la Puglia, il versante tirrenico, l’Italia cen­trosettentrionale. Potrebbe essere la soluzio­ne vincente, ma è necessario che a convincersene siano pri­ma di tutto i foggiani e adesso anche i cittadini della Bat. L’una e l’altra provincia possono ri­trovare nello scacchiere della nuova Puglia quadripolare una funzione "forte", una maggiore competitività. Quando era presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, lanciò fa un’idea strategica, che rimase purtroppo al palo per lo scetticismo con cui venne ascol­ta dalla classe dirigente provin­ciale, soprattutto di centrosini­stra, di allora. Pellegrino si rese conto che era necessario pen­sare ad una nuova dimensione e ad una nuova geografia dello sviluppo della Capitanata. L’ae­roporto Gino Lisa, tanto per tor­nare all’esempio di prima, può avere senso soltanto estenden­do il suo potenziale bacino di utenza facendone cioè l’aero­porto di un’area più vasta della sola provincia di Foggia. Secon­do Pellegrino, quest’area più va­sta non stava in Puglia. Nacque così il "patto delle quattro pro­vince", un esempio di federali­smo dal basso, che doveva por­tare alla nascita di una "fede­razione" tra le province di Fog­gia, Benevento, Avellino e Cam­pobasso. Non se ne fece nulla, o quasi. Al centro della folgorante intuizione di Pellegrino c’era un’idea nevralgica: la necessi­tà di una diversa geografia del­lo sviluppo regionale. Una di­versa geografia che potrebbe essere propiziata proprio dalla BatCapitanata, ovvero dal matrimonio – ma convinto e non forzato – tra la provincia di Fog­gia e quella di Barletta, Andria e Trani.

Geppe Inserra