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La ricercatrice Francesca Notarangelo: un cervello viestano si fa onore negli USA

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Francesca Notarangelo (al centro) e il prof. Mario Baraldi con docenti e ricercatori dell'Università di Modena Pochi giorni fa la viestana Francesca Notarangelo ha ritirato il premio “Paolo Guidetti 2012” istituito dalla Fondazione Mario Baraldi per le Scienze, per la sua attività di ricercatrice che sta svolgendo presso la Maryland Psychiatry Research Center dell’Università "Maryland School of Medicine" di Baltimora.

La commissione incaricata di individuare il destinatario dell’importante riconoscimento ha visto in Francesca la migliore tra coloro che rispecchiavano i requisiti richiesti dal bando: italiana, di età inferiore ai 40 anni, con esperienza di ricercatrice all’estero e soprattutto autrice di una pubblicazione scientifica di rilevanza internazionale. Proprio la partecipazione alla stesura dell’articolo presente sulla prestigiosa rivista “Cell” (n. 10, pagine 863-874, anno 2011) dal titolo "Kynurenine-3-monooxygenase inhibition in blood ameliorates neurodegeneration" sugli studi svolti nell’ambito della malattia di Huntington o di altre malattie neurodegenerative, ha portato la commissione giudicante ad individuare in lei la meritevole del riconoscimento per l’anno 2012.

Francesca, anzi, la dottoressa Notarangelo, cerca in tutti i modi di sgonfiare il clamore che la circonda da quando le è stato consegnato il premio: “Non ho fatto niente di particolare, sono solo la componente di un team, siamo ancora alla fase sperimentale” sono le frasi con cui prova (senza riuscirci) a spegnere le luci che la illuminano. E ci prova anche cercando di spiegare in maniera “terra-terra” quanto di straordinario è stato scoperto e testato da lei e dagli altri membri delle equipe dei tre centri di ricerca (oltre a quello in cui lavora lei, anche uno di San Francisco e uno inglese): “Abbiamo preso una sostanza, ne abbiamo isolato un enzima e somministrato in alcune cavie per valutarne le reazioni, riscontrando sensibili miglioramenti”.

Semplice, no? No.

Intanto perché Francesca ha dovuto sconfiggere la sua riluttanza al maltrattamento degli animali per scopi scientifici (“ci ho messo tempo ma alla fine ho accettato l’idea che il sacrificio di una decina di topolini è da tollerare se può portare alla salvezza di un essere umano”), e soprattutto perché ora che la fase di sperimentazione sulle cavie si è conclusa, si sta per passare a quella sulle persone colpite dal morbo di Huntington, una malattia neurodegenerativa ereditaria che colpisce soggetti di 30-40 anni. “Ma è ancora presto per dire di aver trovato la soluzione: ci vorranno ancora degli anni, tanti esperimenti e altrettanta osservazione delle reazioni prima di produrre la cura necessaria a salvare la vita a chi è afflitto da questa malattia”.

Durerà ancora a lungo la permanenza di Francesca negli States, quindi: dopo essersi diplomata al Liceo Scientifico di Vieste e laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ha partecipato ad un dottorato di ricerca presso la stessa università che prevedeva anche l’esperienza all’estero, opportunità che è divenuta per lei un autentico trampolino di lancio. Concluso il dottorato di tre anni a Baltimora, infatti, le è stato proposto di proseguire il suo lavoro visti gli eccellenti risultati da lei ottenuti, resi pubblici dal riconoscimento ricevuto negli ultimi giorni. “Ma Vieste mi manca: la mia famiglia, i miei amici, i ricordi della mia infanzia”.

E l’America? “Lì la mentalità è diversa: vuoi una linea telefonica? In tre ore ce l’hai. Vuoi staccarla? Due ore e te la tolgono. Ma le strade con le buche ci sono pure lì…”.

Sandro Siena