The news is by your side.

Benedetto Croce – I teatri di Napoli – Giulia Di Caro da Vieste

1

Benedetto Croce esordì come storico della sua città pubblicando nel 1891 un imponente volume dal titolo I teatri di Napoli –Un capitolo è dedicato ad un artista nativa di Vieste-  da pag 167 a pag. 180  al cap.  XI. Giulia di Caro, canterina e capocomico. — Cronaca teatrale (1670-81).

 

I TEATRI DI NAPOLI  – BENEDETTO CROCE

I TEATRI DI NAPOLI  – SECOLO XV-XVIII

NAPOLI – PRESSO LUIGI PIERRO  – Piazza Dante, 76  – 1891

EDIZIONE DI 250 ESEMPLARI

Questo lavoro, tranne alcune delle appendici, è stato pubblicato nei fascicoli dell’ Archivio storico per le provincie napoletane, negli anni 1889, 1890, 1891.

Napoli — R. Tipografia Francesco Giannini & figli
Cisterna dell’ 1 Olio, 2 a 7

È stato ripubblicato da:
 
Dati    1992, 404 p.      
Curatore    Galasso G.      
Editore    Adelphi  (collana Biblioteca Adelphi)     

INDICE

XI. Giulia di Caro, canterina e capocomico — Cronaca teatrali (1670-81) » 167

–    167 –
XI.

Giulia di Caro, canterina e capocomico. — Cronaca
teatrale (1670-81).

Nel 1671 compare, per la prima volta, tra le cantanti della
compagnia dei Febi armonici (IH Teatro San Bartolom-
meo, la famosa Giulia o dulia de Caro.

Costei, figlia di un cuoco di Viesti nel Gargano, ve-
nuta a Napoli giovinetta, era caduta nella peggiore dis-
solutezza. ‘) Y\\ suo padrone le fece sposare un ciarlatano,
saltimbanco , e burattinaio di Roma , di passaggio per
Napoli, che subito l’abbandonò; sicché essa Wnò al me-
stiere di prima. Ma, dal basso meretricio, in cui viveva,
si venne man mano sollevando nelle sfere della corru-
zione aristocratica, coll’imparare musica e diventare vir-
tuosa. E quella, che, prima, sapeva appena canticchiare le
arie più volgari :

la sfacciata
Et anco l’aer nuovo e la varclictta,

M Vedili raccolti <‘on molti altri nel libro: L’Eco armoniosa delle
sfere celesti ecc. ecc. ecc. Napoli, de Bonis. 1693. in 4′. — Cfr. Villarosa:
Mem. degli scritt. Filipp. — Napoli 1842. voi. I, 118-9, — che dà molti
particolari.

-) Intorno alla sua vita c’è un poemetto biografico del Muscettola.
Dei cronisti del tempo, quel che più ne parla è il Fuidoro. Cfr. una
Berie ‘li articoli pubblicati dal eh. \. Broccoli nella Lega del B ■■ .
Anno 1, \. 10, li. 12, 13, 11, 15. In numeri straordinarii dello
giornale fu stampato tutto il poemetto del Muscettola, che si trova ma-
noscritto in varie biblioteche.

— 168 —
si sentì a un tratto consolar la gente coli’

Amor, eh’ io cica più non è possibile!

Intorno alla nuova virtuosa s’affollarono gli amanti, il
Duca di Maddaloni , Don Antonio Minutalo , il Duellino
della Regina. Lo zio di quest’ ultimo , il Reggente Gian
Giacomo Galeota, la fece chiudere in un Conservatorio;
dal quale uscita dopo un mese , col patto che avrebbe
rotte le relazioni col duellino di Regina, fu, poco stante,
sfrattata da Napoli.

Tutto questo avvenne prima del 1671. Nel mezzo del
quale anno, scrive un cronista : « È stata ad intuito (sic)
di alcuni Cavalieri aggratiata la famosa cantatrice Giulia di
Caro , di potere ritornare e stantiare in questa città di
Napoli , havendone avuto mesi sono lo sfratto ; però il
tutto è stato concesso con diverse conditioni. » 1 )

Eccola, dunque, di nuovo a Napoli. Nel viaggio aveva
curato

La natia lingua a ripulire alquanto ;
Onde disse in tornar : Vanne, ragazza,
Vanne le spille ad accattarmi in piazza !

Prese abitazione a Mergellina al Palazzo dei Nacca-
relli, e ricominciarono i suoi scandali. Mergellina era il
passeggio delle dame. E la sfacciata Giulia vi passava
trionfalmente, salutata e corteggiata, in pubblico, dai suoi
amanti. Era protetta, allora tra gli altri, dal Cavalier Vallo
veneziano , comandante generale della cavalleria in Na-
poli, e dal Duca della Torre Filomarino, nipote dell’Ar-
civescovo Ascanio 2 ).

‘) Framm. d’un diario nap. in Ardi, St. Nap. XIII, 815.
2 ) Fuid. ms. seg. X. B. 15, fol. 204, che la chiama : « Comediante Can-
tarmela Armonica Puttana ».

— 169 —

Nel novembre, ricominciavano le recite in musica; essa
andava tutto il giorno a passeggio, con carrozza propria,
assai ricca e con magnifici cavalli, vestita come doveva
comparire la sera sul teatro, stoffe di lusso, cappello con
folte penne di colore, il bastone in mano, « facendosi ve-
dere comandando i cuori delli effemminati amanti e pi-
gliando nuovi clienti. » 1 ).

Ma le sue prove sul teatro non furono felici, il teatro
di S. Bartolommeo era fidato allora a un Giambattista
Gargiulo per 800 ducati. 2 ) Ma impresaria era una vecchia
commediante, che firma le dediche dei libretti col nome
di Cecilia Siri/ Chigi. Così e firmato : L Annibale in
Capua, Melodramma j>er musica rappresentato nel fa-
moso teatro di san Bartolomeo ecc. ecc. l’anno 167 1 ,
dedicato a Francesco Maria Carafa , Principe di Belve-
dere 3 ). Così anche, nel gennaio dell’anno dopo, il Demetrio,
Drama di Giacomo dall’Angelo, dedicato a D. Giovanni
d’Avalos, Principe di Trqja. 4 ) — La Giulia
per gloria acquistar tosto propone

Fare alla fama sua 1′ ale col canto ;

Già fatta, in mente sua, nuova Sirena,

Corse al Teatro e cavalcò la Scena.

Nel teatro s’avvide subito

come non è tutt’ uno
Cantare in palco e sospirare in letto,
Mentre congiunto in lei mirò ciascuno
Goffo gestire e portamento inetto,
Stride mandando se la voce estolle,
E confonde il B. quadro col B. molle.

‘) Fuid. ivi, fol. 226.
-) Ardi, degli Incur. — Appunt. ad an.
■■) In Malta 1661, Et in Napoli 1671. — Ardi. Mus.
*) In Palermo per li Bua e Camagna 1668. Et in Napoli MDGLXXII. —
Arda. Mus.

— 170 —

I poeti facevano sonetti in sua lode; i suoi amici cer
cavano di soffocare coi loro applausi i fischi altrui:

Oh con qual doglia il popolo galano
I suoi sbreleffi ad osservar si pone,
Tentando ognun coi denti e con la mano
I sibili frenar di Giovannone *),
Anzi s’ odon per lor l’ inclite scene
Tutte suonar di mendicati : Oh bene !

I suoi amanti crescevano. Se le riattaccò il Buchino di
Regina, s’aggiunsero Andrea Cicinelli, Prospero Barisa-
no, fatto in quel tempo Marchese di Caggiano, lo stesso
Viceré d’Astorga. Essa « lo domina in molte cose, ed è
ricca , tiene musica in casa , et ogni altra nobile com-
modità. » ‘ 2 ) Il marito, saputa la sua fortuna, s’ affrettò a
tornare,

Cogli alberetti e coi Pupazzi sotto,

ma fu rimandato a Roma, con una pensione mensile.

Della sua cattiva riuscita sul teatro la Giulia dava colpa
alla direttrice Chigi, che le assegnava sempre, essa diceva,
parti, che non le convenivano. — Alla Chigi successe, almeno
nella firma dei libretti, per rannata 1G72-3, un Vito Zaz-
zera. — Nel Carnevale 72, fu preparata, ma non eseguita,
una commedia pel Palazzo Reale ; in città se ne fecero
molte, ma non da conversazioni scelte. 3 ) La commedia
preparata si dette invece il 21 aprile, ed era stata com-
posta da Don Gennaro Pantella. Gl’intermedii furono fatti

1 ) D. Giovanni di Carriglio — avverte la chiave del poemetto.

2 ) Fuid. ms. segn. X. B. 16. fol. 121.

3 ) Fuid. ms. X, B. 16, fol. 15.

— 171 —

da due nani e storti, uno dei quali era del Viceré, l’al-
tro del Principe Savelli ; ed era figlio di un calabrese del
Pizzo, che, sposatosi in Procida, generò questo mostro.
o Improvvisa e motteggia con gran prontezza e unita-
ria. » Tutta la spesa, più d’un migliaio di ducati; fu so-
stenuta dall’Eletto del Popolo , « non per altro fine che
per mantenersi nell’officio. » Finì alle ore 10 del giorno
seguente ; « cosi (osserva il Fuidoro) la notte si fa giorno,
et le speditioni dei memoriali ed altri negotii si ritardano;
il che è un disordine assai pernicioso al pubblico » J ) —
Il 15 maggio , « bellissima commedia spagnuola in Pa-
lazzo, tramezzata con intermedii napoletani e spagnuoli » 2 ).
Nel luglio e agosto, i soliti divertimenti a Posilipo. Il Vi-
ceré vi si recava in barca, menando seco musica plebea,
(la musica di palazzo, diceva, era buona per le chiese),
cioè un briccone, « vestito, come dicono , da Pulcinella,
e un suo compagno vestito similmente da ridicolo, con-
certati insieme come publici parasiti di plebe , et in una
parola guitti, che cantano per le taverne ». E una dome-
nica si recitava una comedia, colla scena fatta sopra due
barconi , a vista delle dame; e altra volta erano dei fu-
namboli, che facevano il volo dalla montagna al basso; e
altra volta intermedii , balli et giochi alla spagnola ; e
poi battaglie liuto e giostre, e finanche (guardate che gu-
sto ! ) il passatempo era nel vedere « sparare alcune mezze
bombe , alle quali in ognuna stava legata o una gatta
o un pollastro, che dalla forza della polvere erano por-
tate in aria, di donde poi precipitando a basso , anda-
vano a cascare parte in terra e parte in mare, con di-
letto grande della gente, cosi nobile come popolare, con-

‘) Funi, ivi— ini. ir,. 27, 30. — Gfr. Aivh. si. Nap. XIV, 300. Que-
st" ultimo dice che i nani erano quattro.
•) An-h. Stor. Nap. XIV. 306.

— 172 —

corsavi in gran numero. » l ) — Ciulla di Caro cercò, ma
indarno , che se le permettesse di venire al passeggio,
benché donna pubblica. " 2 ) Il 27 novembre, giorno nata-
lizio del Viceré , alcuni gentiluomini capuani recitarono
la commedia le due Rosaure. 3 ) — Nel 1672 si recitò,
anche al S. Bartolommeo , 1′ Ercole in Thebe dramma
per musica del Dottor Gio. Andrea Moniglia Fiorenti-
no, riformato all’uso di Venetia da Aurelio Aureli 4 ) —
L’ 8 gennaio 1673, i Febi Armonici lo ripetettero a Pa-
lazzo. 5 ) — Il 29 gennaio dettero anche a Palazzo, e poi
al San Bartolommeo, il Caligula delirante. 6 ) La sta-
gione si chiuse col Girello Drama musicale del si-
gnor N. N. rappr. ecc., e dedicato, come gli altri, dallo
Zazzara al marchese d’ Astorga. Opera questa del fa-
moso Filippo Acciaiuoli , la cui musica , è attribuita a
un F. A. Pistochino 7 ).

Giulia di Caro non dovette cantare in questa annata :
essa preparava, intanto, una rivincita. Uno dei suoi a-
manti, il Barisano, spinto da lei e per farle cosa gradita,
prese l’appalto del teatro di S. Bartolommeo. E la Giulia,
soggetta già alla tirannia altrui, divenne direttrice della com-
pagnia. Il suo Poeta ce la descrive affaccendata , prima

!) Fuid. ivi — fol. 46, 49, 50, 78 ecc. 82 — Bulifon. 10, 17 luglio, 14,
21 agosto. — Archivio Storico Napol. an. XIV. 319, 321, 322, 323, 324,
325, 326.

2 ) Fuid,. ivi.

3 ) Ardi. Stor. Nap. XIV, 341,

4 ) In Venetia 1661 Et in Napoli ecc. 1672. — Ardi. Mus.

5) Arch. St. Nap. XIV. 348.

6 ) Ivi, XIV. 350. — Il libretto dice : Rappres. nel Famoso Teatro di
S. Bartolomeo. Ded. all’ Astorga. In Venetia 1678 et in Napoli ecc. 1673 —
Arch. Mus.

7 ) Vedi libr. all’ Arch. Mus. — Sul Girello. Cfr. Ademollo. Fanf. d.
dom. 1889, I primi fasti del Tordinona e 1 Teatri di Roma, p. 121-2.

— 173 —

di tutto , nel formar tale compagnia da superare ogni
aspettazione :

Le voci più leggiadre e più perfette
Con larghi doni supplicando chiama ;

cosicché :

Venner Sonetto, Marmetta, e quella
Gloria d’ ogni teatro e d’ ogni scena,
Pora, che par, se canta o se favella,
Un nobile scolar del Padre Aena,

la quale Pora èia famosa cantante romana Caterina Por-
ri , l ) come il Padre Aena è il Padre Enea, direttore dei
musici di San Pietro.

Tutti questi cantanti giunsero a Napoli e furono ospi-
tati in casa di Ciulla. Grandi furono i preparativi per as-
sicurarle questa volta il trionfo :

Sorgeano intanto a più potere ornate
Del gran Teatro le superbe scene;
Degli amatori suoi fra le brigate
Chi assiste al lavorio, chi va, chi viene ;
E già le trombe additai! d’ogni intorno
Sacro a Carilda il sontuoso giorno!

Era stato stampato il libretto., con questo titolo : Mar-
cello in Siracusa Melodramma jjer lo Teatro di S. Bar-
tolomeo. Consecrato alV Eccellentissimo signor Mar-
chese d’Astorga Viceré di Napoli ecc. In Napoli per
il Roncagliolo 1673. Era poesia del Noris 2 ), musica del

‘) Vedi A4. ‘inolio. / teatri di Roma. Pag. 32. Il 1681 cantava a Bo-
logna ed è nominata Porri Mezzetta. — Ricci Teatri di Bologna. P. 44.
i Galvani, Teatri musicali di Venezia^ p. 166.

— 174 —

Ziani ; il prologo composto da Giovanni Cicinello. Giulia
di Caro Armonica firma la dedica, nella quale dice tra
F altro :

Gradisca dunque V. E. che nelle malegevolezze di

queste imprese si è il mio nume tutelare, le mie incessanti fa-
tiche , che meritano d’ essere celebri almeno per haver con
applausibile stento uniti su questo nobil teatro tutte le Calliopi
e gli Orfei, che hanno indotto stupori di Cielo, non che all’ I-
talia, al mondo; ed honori colla grazia d’un guardo quest’ in-
chiostri, non solo per esser sudori della virtù, ma perchè anche
le recano catenato insieme con tutto il potere del mio poco
talento un Gerone tiranno di Siracusa 1 ).

Ed ecco nel Novembre, la sera dell’inaugurazione, tutto
il teatro pieno, ed essa:

Aspettata, mirata, inorgoglita,
Calpestando tesor, move il bel piede;
Ma, mentre ai plausi canticchiando invita,
All’ improvviso ammutolir si vede,
Perde la voce

Terribile incidente ! Cosicché la disgraziata :
Uscì pallone e se n’entrò vessica!

Gli amanti, che la circondarono dentro le scene, videro
la sua disperazione, udirono le sue esclamazioni, tentando
invano di consolarla. Ali ! diceva col suo accento pu-
gliese :

Già, già, fero destin, ti voglio cedere !
Dateme un stile, che me voglio accedere !

‘) Ardi. Musicale.

— 175 —

Fortunatamente, l’arte del medico Pignataro le fece riac-
quistar la voce. E non tardò a rifarsi. I lidi di Mergel-
lina la sentirono, quand’essa, in mezzo a gran folla ili
spettatori :

Lega coi labbri e fulmina cogli occhi !

Il 27 novembre 1673, il Viceré andò la notte a sentire
la compagnia dei Febi armonici e si disse che fosse stato
« convitato da Giulia di Caro , eh’ è dama di Bordello e
ricca e musica. » Egli si fece vedere in un palchetto del
teatro « mangiare et far collatione. » )

Al Marcello successe X Eraclio, che è dedicato anche
con una lettera all’Astorga :

Eccellentissimo Signore,

L’ ambinone, che ho avuta di festeggiar con più Drammi il
Carnevale per diporto di V. E. e della città, se a procacciarmi
il suo gradimento sarà valevole , io non istimo che putesse
in opra più degna il mio danaro e la mia fatica impiegarsi :
Vengo però doppo il Marcello a presentargli 1′ Eraclio con
isperanza di vedere il secondo Dramma non meno del primo
da V. E honorato e dalla frequenza dei Nobili e Cittadini vi è
più favorito. Questo rileva a me ed a virtuosi miei compagni,
che da più parti sono accorsi per favorirmi, mentre ne la co-
nosciuta loro grande abilità nel canto, nella poca presonzione
di avvidi d’applausi popolari ci rende. Viva intanto 1′ E. V.
lunghi e prosperi anni, come io gliele desidero in qualità

Di S. E.

llìtìnilissima Serva
Giulia di Caro Armonica 2 ).

!) Fuidoro ms. segn. X. B. 1G. — fol. 130.

‘) Napoli per Cai-Io Porsile 1673 ecc. — Arch. Mus.

— 17G —

Nel febbraio 1674 si diceva che Giulia sarebbe stata
sfrattata. Era caduta dalla grazia del Viceré pei suoi amori
con un Gusman nipote di lui. Il Regente Galeota tempe-
stava, al solito, per salvar da guai il Duca di Regina.
Prospero Barisano le impetrò la grazia di partire in forma
decente, sotto pretesto di un pellegrinaggio a S. Nicola
di Bari. E il 14 aprile partì di fatto, accompagnata « con
più carozze e galesse e gente come gran Signora di Bor-
dello. » l )

Ma tornò, dopo qualche mese. — Nel giugno, andando
il Viceré a passeggio a Posilipo, invece della solita mu-
sica , fu fatta venire « dal sensuale vecchio Cicinello »
Ciulla di Caro con un’altra sua pari , « che cantarono
con far stendere la lor voce dalla bocca di due instru-
menti mattemati (!) , come due muti (imbuti) di stagno
alquanto lunghi di canna, e grossi nel fine, del quale sono
come due muti da taverna , ma grandi da dodici palmi
di ruota, et voti , che porta la voce due miglia lontano,
e più col silentio della notte ; inventione nuova venuta da
Germania, smaltita et allignata in Napoli, ch’è l’asilo di
tutti li dispendii per impoverire ognuno, che vuol fare il
simile , a gara dei maggiori, senza pensare a guai ! » 2 )

Il 2 settembre 1674, il Principe di dirsi Cicinelli fece
in sua casa a Mergellina una commedia in musica. Capo
dei recitanti era Ciulla di Caro. Egli convitò il Viceré
e cavalieri e dame. Queste non volevano andarci, perchè

x ) Fuidoro ivi fol. 143. Il Fuidoro , che aveva contro di lei un par-
ticolare odio, scrive a un punto, che « essendo vivente il marito e vi-
vente in Roma e viene ogni spatio di tempo a pigliarsi grosso lucro
della vendita dovitiosa, che fa sua moglie, potria inquirersi d’ adulterio
dal Fisco, e apportala un guadagno alla Camera Regia (se caminasse
la giustizia) di centomila ducati di facoltà che tiene questa brutta put-
tana di capitale, supellettili, argenti, e gioie, senza scrupolo ». ms. X B.
17. — fol. 12.

2 ) Fuid. ivi, ad an.

\ t (

non c’era persona, che potesse decentemente riceverle. E
il Cicinelli si riconciliò allora con sua moglie, dalla quale
era separato, le regalò varie centinaia ili ducati , e così
I’ indusse a andare a ricevere gì’ invitati. Degna moglie di
tal marito! 11 Viceré vi assistette un paio d’ore. La com-
media fu replicala, giorni dopo, il 9 settembre l ).

Il 6 novembre 1674, pel compleanno di Carlo II, si re-
citò il Genserico, poesia del Beregani, patrizio veneto, e
la cui musica fu 1′ ultima composta dal Cesti. 2 ) La de-
dica all’Astorga è questa:

Eccellerà. Sig. ,

Non errò, chi disse che i Grandi sono a guisa del Sole, che
solleva nella più alta sfera dell’aria i più bassi vapori della
terra ; così appunto ha voluto mostrarsi con noi V. E. mentre
nel Compleannos del Cattolico Monarca delle Spagne Carlo se-
condo sollevando noi stridole Cigale nel cielo della sua gratia
fa che dal moto di quello imparamo a formar canori accenti
di regolata armonia. Presentiamo però ai piedi di V. E. in giorno
cosi festivo un Massimo abbattuto dall’invitto Genserico, agu-
rando al nostro invittissimo Carlo, che un giorno, più d’un
Massimo novello, hab’bia di servir di sgabello a’ suoi piedi;
Gradisca intanto, sovrano Prence, 1′ affetto del nostro dovuto-
ossequio, che sempre saremo.
Di V. E.

Devotis. óblig. Servitori
Gl’ Armonici di Nap.

Il qual dramma fu poi proseguito al S. Bartolommeo,
com’era 1′ uso. Gli stessi Armonici rappresentavano nel
carnevale seguente V Attila, quello del Noris, con la mu-
sica l’orse del Ziani. 3 ) Nel 1674, l’orse in casa privata, si

‘) Fuidoro ivi. ad. un.

-) In Napoli per Carlo Porsile L674 — Ardi. Mus

3 ) In Napoli per Carlo Porsile 1675 — Ardi. Mus.

12

— 178 —

recitava. YOrontea del Cicognini, che è dedicata dai Fi-
lomolpi alla Principessa d’Avellino, Donna Geronima Pi-
gnatello. La musica « del famoso nelle scene 1′ Abbate
Cesti » era stata rinnovata per un terzo. l )

Giulia di Caro doveva essere certo compresa tra gli
Armonici di Napoli. Nel febbraio 1G75, corse il liscino di
essere di nuovo sfrattata. Le istanze venivano sempre
dal Reggente Galeota : si temeva, tra l’altro, che succe-
dessero scandali tra il Guzman , e il duca di Regina ,
amanti e rivali. 2 ) Ma il duca di Brunswick, ch’era a Na-
poli, e l’aveva vista a teatro, dove era andato con tutta
la sua comitiva di tedeschi , a un pranzo del Viceré, in-
tercedette per lei 3 ). Tuttavia, la Giulia, nel marzo, s’allon-
tanò da Napoli e andò a Roma, a Venezia e altrove.

Il 1G luglio, pel natalizio della Regina Donna Marianna
d’Austria, si rappresentò la comedia spagnuola: El tem-
pio de Palas, di don Francisco de Avellaneda de la Cueva
y Guerra. 4 ) — L’11 ottobre, Ciulla tornava a Napoli. Due
giorni dopo, il Viceré Marchese d’Astorga, già suo aman-
te, lasciava Napoli. 5 )

Entrò subito nelle grazie del nuovo, che fu il Marchese
de los Velez. Il 6 novembre, festa di corte, pel S. Leo-
nardo e pel compleanno di Carlo II, si rappresentò la sera
la Dori, dalla compagnia dei Febi armonici. Ciulla di Caro

‘) In Napoli per Carlo Porsile MDGLXXIV — Ardi. Mus.

2 ) Fuidoro, X. R. 17

A ) Fuidoro, ivi fol. 15, 18.

4 ) Barrerà y Leirado. Catalogo bibliog. y biogr. del teatro antigno
espanol. Madrid. 1860. Pag. 513.— A P. 239-40 di un’altra com. a spagn.
forse rappresentata a Napoli il 1070 — A P. 117 della commedia di
D. Antonio de la Cueva: No hay deuda donde agravio. ded. a al Duca
di Maddaloni e stamp. Napoli 1672.

5 ) Fuid. ivi — Un curioso aneddoto intorno a Giulia de Caro e il Vi-
ceré racconta il Cimaglia. Saggi di diverse rappresentazioni teatrali Na-
poli 1810, voi. Ili, pref.—

— 179 —

era circondata da compagne degne di lei; « ogni altro vir-
tuoso Eunuco è tenuto per in Imi no, se, nel pubblico teatro
mercenari.», in queste compagnie si mischiasse. » Ci volle
l’ordine del Viceré, perchè, per quella festa, s’unissero loro
tre musici di Pala/./,». « Alla Principessa Ciulla venne pen-
siero di far donativo al Viceré di due libretti stampati
dell’opera recitata, e ne fu consultata da uno dei suoi
Galanti che non lo facesse, essendo essa in casa Regia
e propria del Principe, che faceva lei con l’altre recitare
l’ opera per suo comandamento » ‘).

In questo tempo, fu composto e andò in giro per Na-
poli, manoscritto, il poemetto del Muscettola , virtuoso,
erudito e cortesissimo cavaliero del nostro tempo, sulla
vita di Ciulla. Era intitolato la Carilda o il Bordello so-
stenuto; e si fingeva in esso che Venere, mossa a pietà
della decadenza di Bordello, suo figlio, gli avesse dato
un sostegno , una propugnatrice , che fu appunto Ciulla
di Caro. E, sotto allegorie facilmente trasparenti, erano
nominati tutti gli amanti /li Ciulla e relative avventure.

Questo poema fu quasi, per così dire, l’elogio funebre
della sua vita galante. — Nel febbraio del 1676, Ciulla, che
era rimasta vedova (si diceva anzi che avesse fatto am-
mazzare il suo primo marito), sposava un giovanetto, cui
per gli anni poteva esser madre, di buona famiglia na-
poletana, chiamato Carlo Mazza. Lo sposo, nel maggio,
fu mandato in carcere a Baia; ma, nel luglio, fu lascialo
libero , « e così si godo la sua Principessa Ciulla di
Caro » ! 2)

Più di venti anni dopo, sotto il 27 novembre 1697, Do-
menico Conforto scriveva cosi nel suo Diario: « È morta
nel casale di Capódimonte , «ivo abitava col suo mai-ilo

i) lòiid. ivi — Eòi. 1 29.

‘) Fuid. ras. cit. \, B. 17 — fol. 173, 207, 218.

— 180 —

Luccio Mazza , sin dal tempo che si maritò , la famosa
un tempo puttana e cantarina Giulia di Caro, che, pria,
di maritarsi, fu il sostegno del Bordello di Napoli con suo
grandissimo proveccio (essendo stata, dopo che si maritò
col Mazza, persona assai civile, molto onesta e dabene!)
ed ha lasciato ricca facilità , ascendente a molte decine
di migliaia di scuti, non vi essendo altri che l’unica sua
figliuola procreata col detto suo marito d’ età nubile, ed
è stata sepellita miserabilmente nella Parocchia del su-
detto Casale, solo con quattro preti, una che, al tempo del
suo puttanesimo, dominava Napoli, et sic transit gloria
mundi ! Il Mazza si è impossessato del tutto, col nome di
padre e legittimo amministratore della figliuola. » ] ) —