The news is by your side.

Parco/ I sindaci: “trasformare subito le cosiddette zone”

1

Riunione alla Provincia: parte la richiesta al Ministero dell’Ambiente. I sindaci minacciano: “ce ne usciamo”.

 

«Il Parco nazionale del Gargano così concepito non va, ma questo non lo dico solo io; sono tanti i sindaci che vorrebbero una dimensione più dinamica legata a strategie di sviluppo più che a vincoli. il parco come risorsa del territorio». A parlare così Michele Bonfitto, di­rigente dell’Udcap e presidente della commissione provinciale per l’am­biente. Bonfitto in sintesi non fa altro che tornare su quel legittimo concetto di Parco come area protetta non im­balsamata da vincoli e paletti. E se è vero che sono tanti i cittadini dell’area protetta a contestare o dis­sentire da questo status vuol dire che le ragioni sono tante, legate allo svi­luppo di quel suggestivo polmone verde. «Il problema – incalza Michele Bonfìtto- è legato sostanzialmente alla possibilità di creare attività produttive nell’area parco. Da dieci anni i sindaci e le popolazioni inseguono questa opportunità che la vincolistica ministeriale impone». E non è detto che dopo dieci anni quegli stessi sindaci che hanno fino ad oggi accompagnato un processo di consolidamento dell’area non deci­dano di uscirseno, «Ultimamente _ dice Michele Bonfitto- ho riunito quattordici sindaci compreso l’asses­sore provinciale Pasquale Pazienza. Bene, sono tutti d’accordo sul fatto che il Parco non ha volano di sviluppo promesso. Il regolamento non lo con­sente: da qui la richiesta di tra­sformazione delle cosiddette «zone due» del Parco con la possibilità che i vincoli che adesso ci sono possano essere by passati. Le richieste di attività turistiche, agricole, di alle­vamenti segnalati dai sindaci ormai si accavallano, ma non si può. Attività ovviamente ecocompatibili sotto il controllo dell’ente parco. Ma è ormai il tempo di dare la possibilità ai Comuni di lavorare sul turismo e agricoltura. A cominciare dalla raccolta dei pro­dotti del sottobosco (funghi, frutti etc). E partirà a breve la richiesta al ministero per la trasformazione delle zone, due. « Non ci possono accusare di cementificazione del parco, noi ne rispettiamo l’egida e il controllo», dice Bonfìtto e annuiscono i sindaci ma la possibilità -di sviluppare i ter­ritori ce la devono dare, altrimenti ce ne usciamo». Ricorda Bonfitto: «La botanica, la caccia, la floricoltura,l’allevamento e l’agricoltura, possono recitare la loro parte anche in un’area protetta, come avviene altrove. Ma co­sì, con questa visione vincolistica non va».