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Rodi/Digitale terrestre, altra raffica di proteste

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Segnale a singhiozzo.

 

Il digitale terrestre sul Gargano, ma anche in molti altre parti della Puglia, è ancora in viaggio dalla "Luna alla Terra". L’ironico commento degli abbonati Rai che continuano a vedere immagini a scacchi e audio a singhiozzo, segnale che arriva e poi sparisce tanto da lasciare gli apparecchi televisivi oscurati anche per diversi giorni. È quello che stanno riscontrando ormai da otto mesi i cittadini di Rodi Garganico, come d’altronde quelli della Puglia e di buona parte del territorio italiano, a distanza di mesi dal passaggio dall’analogico al digitale. Da tre giorni il segnale Rai è del tutto assente, in poche parole nessuna immagine da "Mamma Rai".Ope­razione che era stata sbandierata a più non ‘posso, come una rivoluzione epocale pari a quella del passaggio dal bianco e nero al colore; invece a conti fatti sembra di essere andati indietro nel tempo. Le proteste degli utenti sono all’ordine del giorno e pare che neanche gli inviti diretti dal Sindaco di Rodi Garganico, Nicola Pinto, all’indirizzo delle aziende coinvolte abbiano sortito l’ef­fetto sperato. In un primo tempo i tecnici RAI e Mediaset hanno scaricato ogni responsabilità sugli installatori incapaci, a loro dire, del corretto po­sizionamento delle antenne riceventi, ma oramai questa è un’ipotesi che non regge più. Il diritto di poter vedere i programmi televisivi, in questi casi si trasforma beffardamente nel dovere di pagare il canone RAI, In altre parole, si richiede l’abbonamento ad una tv che non c’è, un abbonamento al buio del televisore, un canone percepito da chi non fornisce il servizio che promette; un vero sopruso nei confronti dei cittadini giunti al limite della sopportazione di una situazione assurda, un’ingiustizia che colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione come anziani, disabili, casalinghe, che hanno nella televisione l’opportunità di non rimanere completamente isolati dal mondo esterno. E c’è anche chi trae qualche elemento di ilarità nel sottolineare che troppi utenti della televisione che non si vede hanno però un indiscusso vantaggio, quello di restare indenni dal bombardamento nell’arco della giornata con il quale la RAI da settimane chiede di pagare l’abbonamento alla televisione entro il pros­simo 31 gennaio. Per non pagare": basterà dire. "Non lo sapevo"? A parte l’ironia, il problema rimane e, purtroppo, a tutt’oggi non ci sono certezze sui tempi della sua risoluzione.

Franco Mastropaolo