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Processo “Fiorita/”Fitto in aula per tre ore «Mai preso una tangente»

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L’ex Ministro accusato di illecito finanziamento ai partiti. Il pm Nitti ha chiesto una condanna a sei anni e mezzo.

 

Si è difeso nell’aula del Tribunale di Bari per circa tre ore, ribattendo punto su punto alle accuse che gli rivolge la Procura. Oggi, come annunciato lunedì scorso, l’ex ministro Raffaele Fitto, imputato nel processo «La Fiorita» ha fatto dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della seconda sezione penale: più che dichiarazioni spontanee si è trattato di una vera e propria arringa, una difesa tecnica e puntigliosa.
L’ex ministro ha ribattuto ad ogni imputazione che gli viene attribuita dal pm Renato Nitti: il politico salentino è accusato di corruzione, illecito finanziamento ai partiti, peculato e abuso d’ufficio, i fatti contestati vanno dal 2001 al 2005. Lunedì scorso il pubblico ministero ha chiesto una condanna a sei anni e mezzo. Tra le accuse quella di aver ricevuto una presunta tangente da 500mila euro dall’imprenditore romano Giampaolo Angelucci per l’illecito finanziamento al suo partito «La Puglia Prima di Tutto»; in cambio, sempre secondo la Procura, Angelucci avrebbe ricevuto un appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite pugliesi. «Quella che la Procura sostiene essere una tangente – ha replicato oggi Fitto – è un finanziamento contabilizzato che ha passato il vaglio della Corte dei Conti e della Camera dei deputati». Secondo l’ex ministro, l’accusa avrebbe «ignorato numerose intercettazioni telefoniche» che lo scagionerebbero con l’obiettivo «non di accertare reati, ma di trovare la responsabilità di qualcuno». «In questo processo ci sono alcune anomalie». È quanto ha provato a dimostrare ai giudici in aula oggi a Bari, con faldoni di documenti e ripercorrendo tutte le tappe della sua vicenda processuale. Tra le anomalie, Fitto ha sottolineato in primo luogo il fatto che la sua iscrizione nel registro degli indagati sia avvenuta nel febbraio 2005, a 23 mesi di distanza, a quanto ha detto in aula, dall’avvio dell’indagine a suo carico. Fitto ha citato quindi oltre 40 telefonate che lo scagionerebbero, «smentendo l’impianto accusatorio» e ha sottolineato che la Procura ne ha scelte invece soltanto tre che, al contrario, lo incriminerebbero. «Sulla base di quelle conversazioni – ha detto Fitto ai giudici – l’accusa ha costruito il reato di associazione per delinquere (accusa dalla quale l’ex ministro è stato definitivamente prosciolto, ndr) e individuato in me il referente politico». «Sono impegnato politicamente da tanti anni – ha detto ancora Fitto al riguardo – e l’essere stato individuato come componente di un’associazione per delinquere, successivamente come il ferente politico della stessa e avere imputazioni così gravi, è stato un grande problema personale, morale, di dignità e di credibilità della mia azione». Una vicenda che «mi ha reso insicuro, incerto e mi ha mortificato nella mia dignità».

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