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Vieste – Richiesta di restauro della tela di San Giorgio nella Basilica Concattedrale

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E’ nato a Vieste,  in via Santa Croce 44, "Camera Cromatica", un laboratorio artistico interdisciplinare di ricerca e rivalutazione del patrimonio culturale.  "Camera Cromatica" ha inviato la seguente comunicazione al Vescovo Michele Castoro, al soprintendente della regione Puglia Fabrizio Vona, al vicario territoriale don Gioacchino Strizzi, al presidente del Capitolo don Pasquale Vescera, al sindaco Ersilia Nobile, all’assessore alla cultura Nicola Rosiello.

Oggetto: Vieste (FG). Basilica Concattedrale. Restauro tela di san Giorgio.

Nel gennaio 2011, su invito del vicario episcopale territoriale di Vieste don Gioacchino Strizzi, l’ispettore onorario del Comune di Vieste Giuseppe Ruggieri ed il pittore Francesco Lorusso presentarono il fascicolo “Proposte di restauro 2011”.

In quella loro inedita sintesi didascalico-iconografica, in via preliminare, venivano esaminate alcune opere pittoriche della Basilica Concattedrale di Vieste.

Invero, già nei loro articoli “…egregii Pictoris opera depictum volui…” e “Il pittore Tomajoli, tra i viestani, il più grande, il più ignorato”, pubblicati il 3 novembre 2006, nella pag.. 3 del settimanale locale Il Faro, particolare riferimento era dato alle tre tele settecentesche del lacunar ligneo della navata centrale e alle note ad esse pertinenti redatte dal vescovo Niccolò Cimaglia nella sua terza Relatio ad limina del 9 dicembre 1760.

Verosimilmente attribuibili ad un talento della migliore tradizione del ‘700 napoletano, a mò di emblemata agiografici della Città, del Titolo basilicale e della Archidiocesi garganica, le tele raffigurano san Giorgio, l’Assunzione e l’arcangelo Michele.

Nel tempo, interazioni microclimatiche, obsolescenze del manto fittile e delle strutture lignee di copertura, fessurazioni nel perimetro murario sul piano di sgrondo delle falde di copertura, sconnessioni e dissesti prodotti dal terremoto del 1792 resero necessari varî interventi manutentivi che interessarono anche il lacunar fatto realizzare in modo “affabre” dal vescovo Cimaglia.

Tra le manutenzioni straordinarie si segnalano quelle ottocentesche operate dal pittore Vincenzo Villani, che quasi ridisegnò e sovraddipinse le tavole lignee del lacunar e le tele sino ad obliterarne integralmente il disegno ed il colore originari.

Nel 1924-25, il pittore locale Gabriele Di Iasio ed il giovane decoratore Gaetano Caizzi “Zaccagnine“ tinteggiarono con spennellature grasse ed ampie le sovraddipinture del Villani, riconfigurando le scene architettoniche e quelle agiografiche nella veste che si osserva oggi.

Nonostante gli interventi posticci e deformanti, tuttavia, il modello dell’arcangelo Michele, l’impianto compositivo ed alcune anatomie dei dannati sembrano scorgersi nel piccolo bozzetto Minerva che scaccia i Vizi di Giuseppe Tomajoli già nella Hazlitt Gallery di Londra.

Il san Giorgio, invece, ricorda quello effigiato da Francesco Solimena nel periodo della sua adesione ai modi giordaneschi e pretiani.

Nella basilica cattedrale dell’Assunta di Napoli, tra la cappella di S. Lorenzo o “degli Illustrissimi” e quella dei Capece Galeota, sull’altare marmoreo dei Loffredo, è ben visibile il san Giorgio barocco del futuro maestro del Tomajoli.

A differenza di un’altra variante eseguita da Alessio D’Elia per la chiesa di san Giorgio martire di Chieuti (FG), il nostro nascosto autore, poco incline alle tensioni dell’eccesso barocco e ancor meno ai risvolti delle pantomime rococò, lo riproduce con un istinto più classicheggiante.

Di interesse topografico e storico-demologico locali, poi, sono gli elementi monumentali, orografici e floristici inseriti nell’invenzione paesaggistica.

Infatti, la teriomachia del Santo equestre e la Silene fuggente della Legenda Aurea appaiono, in primo piano, sotto un imponente pino d’Aleppo svettante sulla collina ove ancor oggi ci si reca in processione e, sullo sfondo, lo skyline urbano incombente sul mare, sul “Renazzo” e sul lido dei “Cappuccini”, luogo ove si svolgeva la gara ippica nella ricorrenza della festività giorgiana.

Probabilmente, la stratigrafia pittorica potrebbe conservare ancora, in attesa di riscatto, l’opera dell’egregius pictor del Cimaglia.

Negli ultimi anni, ad esempio, mirate esplorazioni stratigrafiche di Camera Cromatica hanno portato alla luce, giacenti sotto potenti strati novecenteschi ed ottocenteschi, le superfici cromatiche settecentesche sulla statua dell’Immacolata Concezione rivelatasi di Nicolantonio Brudaglio.

Visto, ora, l’approssimarsi di nuovi lavori che interesseranno la copertura della navata centrale; alla luce anche di quanto si è rilevato dai documenti episcopali sette-ottocenteschi e, più recentemente, da quelli deliberativi comunali e dalle testimonianze orali di chi vide operare i decoratori; previo nulla osta autorizzativi della Soprintendenza competente, rilasciati ai sensi dell’art. 21, comma 1, lettere a) e b), commi 4 e 5 del D. L. 22 gennaio 2004, n. 42; Camera Cromatica si propone nell’operare saggi di esplorazione degli strati pittorici e nel restauro della tela in oggetto.


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