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Vieste – USI CIVICI, STORIA, NORMATIVA

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LA NUOVA REGOLAMENTAZIONE DEL COMUNE DI VIESTE
Gli usi civici rappresentano una materia molto complessa che coinvolge campi professionali diversi. Infatti, per la risoluzione dei problemi ad essi collegati, è necessaria una conoscenza approfondita di discipline come storia, diritto, topografia, catasto, ingegneria, agronomia ed estimo.
Se vogliamo dare una definizione, possiamo affermare che gli usi civici sono diritti di godimento di un determinato bene come pascolo, far legna, coltivare, ecc., che viene esercitato su un particolare terreno, le cosiddette «terre libere», da parte di una collettività di persone. Risalgono ad antichissimi diritti collettivi prima ancora che sorgessero i Comuni. Quando poi la proprietà passo al Comune come ente rappresentativo della collettività, i singoli cittadini rimasero comunque titolari del relativo diritto. Sono diritti inalienabili e imprescrittibili.
La giurisprudenza degli usi civici è tutta propria del diritto napoletano ed è ritenuta una gloria del diritto italiano, per il suo carattere liberale che la differenzia di gran lunga da quella di Francia e Germania. Con la «Prammatica» del 20 settembre 1836, Re Ferdinando II di Borbone riconfermò gli usi civici, salvaguardando i diritti dei contadini attraverso la garanzia del libero uso delle terre del demanio che, in cambio del possesso, riconoscevano la decima parte della produzione al Comune di residenza.
Attualmente la complessa materia degli usi civici trova la sua completa disciplina nella Legge n.1766 del 16 giugno 1927 e nel successivo Regolamento di esecuzione approvato con R.D. n.332 del 26 febbraio 1928, facendo propri i principi della dottrina giuridica derivanti dalla legislazione napoletana. Il grande merito della Legge n.1766/1927 è stato quello di aver disciplinato l’intera materia attraverso quattro capi regolanti l’accertamento, la valutazione, e l’affrancazione (Capo I), la destinazione delle terre gravate da usi civici e provenienti dall’affrancazione (Capo II), la giurisdizione e la procedura (Capo III), spese, imposte e regime transitorio (Capo IV). In sostanza la Legge fondamentale prevede come unico titolo di acquisto dei terreni del demanio civico, il provvedimento di legittimazione delle occupazioni, che sana le occupazioni abusive, trasformando il demanio in allodio (proprietà privata). Ma la Legge fondamentale si è interessata della legittimazione e dell’affrancazione degli usi civici solo nelle aree agricole in quanto in tali zone avveniva l’esercizio di tali diritti da parte dei cittadini. Il problema è diventato più complesso nel momento in cui i terreni occupati e vincolati da uso civico sono stati inglobati dall’espansione urbanistica. Tale situazione non consentiva l’applicazione dei criteri previsti dalla Legge fondamentale. Ma con la Circolare del Ministero dell’Agricoltura n.1420/170 del 1966, inviata ai Commissariati agli usi civici, veniva consentita la legittimazione e l’affrancazione dei terreni gravati da usi civici ed ubicati in zona edificatoria, adottando il criterio estimativo del valore venale o valore di mercato.
Con l’istituzione delle Regioni (fine anni ’70) le competenze relative alla materia di usi civici sono state sdoppiate: al Commissariato agli usi civici sono rimasti il contenzioso circa l’esistenza, la natura, la titolarità e l’estensione dei diritti. Alla Regione sono state attribuite, invece, le competenze concernenti legittimazione, affrancazione, reintegra, cambio di destinazione e verifica demaniale.
La Regione Puglia, in attuazione delle Legge fondamentale del 1927, ha approvato la Legge Regionale 28 gennaio 1998, n.7, per disciplinare gli usi civici e le terre collettive nel territorio pugliese. La stessa Regione con la successiva Legge 4 agosto 2004, n.14, e nello specifico con l’art.54 ha introdotto norme di semplificazione delle procedure di legittimazione, disponendo, in particolare, che «sono legittimate tutte le terre proposte per la legittimazione e riportate negli stati occupatori o elenchi redatti dagli istruttori-periti demaniali o negli inventari regionali», per i quali il Commissario per la liquidazione degli usi civici dispose il deposito degli elaborati presso le Segreterie comunali e la loro pubblicazione all’Albo pretorio. Lo stesso art.54 della citata legge regionale oltre a delegare ai Comuni tutte le conseguenti operazioni di aggiornamento dei dati e dei canoni enfiteutici, ha legittimato, ai sensi della Legge fondamentale del 1927, tutte le terre di ciascun Comune proposte per la legittimazione e riportate negli elenchi degli stati occupatori redatti dagli ispettori-periti demaniali.
Successivamente, con l’approvazione della L.R. 28 giugno 2007, n.19 è stata consentita la procedura di affrancazione anche per quei terreni che hanno irreversibilmente perduto la conformazione fisica e la destinazione funzionale di terreni agrari, dando, al contempo, ai Comuni la facoltà di prevedere delle riduzioni sul prezzo di affrancazione per particolari casi (esempio prima casa, attività artigianali, ecc.), nella misura non superiore ai 2/3 del valore del canone.
Per quanto concerne il Comune di Vieste, sono numerosi i terreni gravati da uso civico in possesso di diversi cittadini, la maggior parte dei quali occupati arbitrariamente. Il 12 marzo 1928 si ebbe il decreto dichiarativo degli usi. Nel corso degli anni si sono susseguite diverse verifiche demaniali, istruttorie e perizie, l’ultima risale agli anni 1978 e 1982 ad opera del geometra Sonnessa. Nel 2002 la Regione Puglia, nello specifico l’Assessorato all’Agricoltura, ha inviato al nostro Comune gli elaborati dell’Inventario dei beni di uso civico, che sono stati regolarmente affissi all’Albo Pretorio comunale per 60 giorni, dal 14 febbraio 2002 al 15 aprile 2002, a cui non sono state fatte osservazioni. Infine, all’inizio del 2008, la Regione Puglia ha rimesso al Comune gli atti integrativi relativi ai terreni gravati da uso civico, proponendo al Commissario per la liquidazione degli usi civici di Bari la sistemazione dei demani comunali di Vieste, la legittimazione delle occupazioni arbitrarie, con determinazione del relativo canone.
Il Regolamento che abbiamo predisposto è il risultato di un lavoro e di uno studio durato circa dieci mesi. Esso rappresenta un documento essenzialmente tecnico ma allo stesso tempo di grande rilevanza politica perché abbiamo fatto quello che non è mai stato fatto o è stato puntualmente rinviato in passato sul grave problema irrisolto degli usi civici. Abbiamo dato risposte concrete alle tantissime istanze di cittadini esasperati.
Con questo Regolamento oggi tutti i cittadini che hanno terreni gravati da usi civici possono finalmente presentare l’istanza di affrancazione. E’ un documento che ci consentirà inoltre di dare perlomeno una piccola boccata di ossigeno all’economia agricola (e non solo) locale, e prelude all’elaborazione di un piano complessivo di investimenti del Comune di Vieste a favore dell’agricoltura, della tutela del patrimonio boschivo e forestale, della manutenzione delle strade rurali. Con il presente Regolamento diamo concreta attuazione delle disposizioni dell’art.54 della L.R. n.14 del 4 agosto 2004, con cui sono state semplificate le procedure di legittimazione delle terre gravate da uso civico e nel contempo avviare un riordino del nostro patrimonio collettivo.
La procedura di legittimazione avverrà mediante un avviso pubblico, redatto dal responsabile di servizio, recante invito ai soggetti interessati a presentare istanza. Nel momento in cui viene effettuata l’istanza, gli interessati, devono allegarvi una documentazione comprovante i diritti posseduti che dimostrino la provenienza dell’immobile, l’esatta individuazione catastale, la destinazione urbanistica, la volumetria realizzata, lo stato attuale di fatto, la prova che sul fondo non esistano manufatti abusivi, nonché quanto necessario per usufruire degli abbattimenti previsti. Se il bene è posseduto in comune e indiviso da più soggetti, l’istanza dovrà essere sottoscritta da tutti i possessori.
Per l’adeguamento del canone dei terreni che abbiano mantenuto la destinazione agricola, abbiamo previsto di aggiornare i canoni riportati negli stati occupatori o elenchi redatti dagli istruttori-periti demaniali e/o nell’elenco dello stato degli occupatori nonché nell’inventario dei beni di uso civico, applicando il coefficiente Istat (cioè l’indice Istat di rivalutazione monetaria) nel seguente modo: canone elenco perizie demaniali (Ca) * l’indice di aggiornamento Istat (Coeff. Istat). Il canone annuo di natura enfiteutica è affrancabile in ogni tempo; con la prima richiesta del canone saranno recuperati, se non corrisposti, i canoni degli ultimi 5 anni aumentati degli interessi al tasso legale vigente al momento della richiesta.
Invece i possessori di terreni che hanno perso la destinazione agricola, al momento della richiesta di legittimazione devono procedere all’affrancazione dei canoni, il cui valore sarà incrementato in proporzione degli immobili edificati o edificabili, con riferimento al valore del bene determinato in relazione alla diversa utilizzazione del cespite.
Abbiamo previsto degli abbattimenti del valore di affranco, ai sensi dell’art.2, comma 3, della L.R. n.7/98, cumulabili tra loro nella misura non superiore ai 2/3 del valore.
Due sono le modalità di pagamento che abbiamo individuato: o in un’unica soluzione, con versamento da esibire al momento della sottoscrizione dell’atto definitivo; oppure attraverso un pagamento rateizzato analogamente a quanto previsto dal «Regolamento generale delle entrate» approvato con Delibera di C.C. n 3 dell’11 gennaio 1999, modificato con Delibera di C.C. n.18 del 26 aprile 2012, maggiorato degli interessi legali, con la prima rata che corrisponda ad almeno il 30% del valore di affranco. Infine, gli interessati dovranno farsi carico di eventuali altre spese relative alla pratica.
Gaetano Zaffarano
assessore al Comune di Vieste