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Vico del Gargano e la bellezza dei borghi d’Italia

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Siamo di fronte ad un grosso problema, un vero cruccio da tirarsi i capelli e stracciarsi le vesti. Siamo o non siamo nei borghi più belli d’Italia?

 Un vero dramma per le sorti passate e future di Vico del Gargano. Ieri si è insediato il nuovo, l’ennesimo, Commissario prefettizio, la dr.ssa Daniela Aponte, viceprefetto. Guiderà il comune di Vico del Gargano sino alle prossime elezioni di maggio, le quali non si prevedono affatto tranquille per l’eredità di un Consiglio comunale senza testa e senza coda, durato sostanzialmente appena tre mesi. Un comune che sta conoscendo il punto più basso della sua vita amministrativa, in bilico eterno fra il medioevo e guardare in avanti. Fermo in ogni sua articolazione o segmento politico-intellettivo. Senza una visione sul suo ruolo, senza uno sguardo sulla fragile ed incerta economia, senza un percorso e, soprattutto, senza un ceto politico moderno e adeguato ai pochi strumenti a disposizione degli Enti Locali. Dovremmo concentrarci nell’indicare, entro il prossimo mese di aprile, una nuova amministrazione che sappia guardare agli obiettivi futuri di questo sfortunato paese, a non ripetere gli errori del passato, a dispiegare tutte le potenzialità che giacciono nelle pieghe degli atti chiusi nei cassetti del Comune. Ma, il problema più grande è se siamo o non siamo nei borghi belli. Alla cerimonia di consegna del pennacchio, dei Borghi più belli d’Italia, ero presente ed in quella occasione fu spiegato, dettagliatamente, il protocollo da rispettare per poter far parte dell’associazione: un lungo elenco di adempimenti di dubbia ed incerta applicazione. Chi doveva darsi da fare, per valorizzare il grande patrimonio di Storia, Arte, Cultura, Ambiente e Tradizioni, se n’è scordato subito o non ha mai mosso un dito. Questa volta devo dar ragione al delegato Oscar Lanzetta:” A Vico basta appuntarsi la spilla “, per il resto, aggiungo io, “basta il pensiero”, oppure inventarsi una nuova processione. Per queste non ci batte nessuno, nemmeno l’Ufficio vaticano per la Sacra liturgia.

Michele Angelicchio

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