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CINQUE ANNI FA CI LASCIAVA CARLO NOBILE

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Ettore Scola: “…non sono più tornato a Vieste, ma conservo integro il ricordo dell’incanto di un luogo e della speciale qualità di un uomo”
Cinque  anni fa, il 23 febbraio 2008, ci lasciava Carlo Nobile, indimenticato Sindaco di Vieste (1989-90) ed assessore in plurime amministrazioni, nonché figura politica e culturale di primo piano di questa città. Per chi scrive indimenticato ed indimenticabile.

Il ricordo di Carlo ha una caratteristica del tutto particolare, che lo distingue da molte altre rimembranze ad personam del passato recente. Non sbiadisce come una vecchia fotografia, anzi;  ogni volta che di questa città si tenta di tracciare orizzonti nuovi ed accettabilmente futuribili, spunta sempre un riferimento alla sua figura (ci vorrebbe uno come Carlo! È il leit motiv, quasi un riflesso inconscio), proprio perchè impersonificò in carne ed ossa quello spirito, chiamiamolo modernamente “riformatore”, quello slancio in up-to-date necessario a destare il microcosmo viestano e proiettarlo nelle sfide moderne.
La figura di Carlo Nobile, oltre che incarnare il ricordo di una persona dai tratti umani inestimabile,fu anche testimonianza di attaccamento ai Valori (parola scritta rigorosamente in maiuscolo e con l’accezione non certo disinvolta di cui se ne fa uso quotidianamente in ogni dove) esemplare e per molti aspetti inimitabile.
La militanza politica di Carlo Nobile mai si disgiunse dalla moralità nella politica, nonostante già in quegli anni la politica sprigionava le prime fetide esalazioni malaffaristiche e deviazionistiche di cui oggi stiamo facendo le spese.
La militanza politica di Carlo Nobile non si coniugò mai con logiche di tornaconto personale o familiare: era “dare senza avere” , un “contribuire solo per crescere, tutti!”. Aghi di una bussola che lo guidarono sempre a preoccuparsi del bene collettivo ed a tentare di ritagliare un futuro accettabile ad una città baciata dalla fortuna del miracolo turistico.
L’attivismo di Carlo Nobile da amministratore fu un altro fulgido esempio, di come amministrare costituisse una mission possible per chi ne fosse investito, al cui ossequio si trovò a dover sottrarre tempo ed energie anche al lavoro ed agli affetti, poiché era notevole l’impegno da dover asservire alla complessità dell’amministrare nell’ interpretarlo in tutto il suo gravame.
Ma quel che fu peculiare in Carlo, che è poi il collante che tiene insieme il suo straordinario ritratto umano è “la mentalità di Carlo” (genitivo sassone più che mai all’uopo). Che è, come dire, la mentalità di chi annovera nel proprio vivere un’ apertura di idee ad angolo acuto, pronto a confrontarle ed anche a ritrattarle, ma anche ad affermarle senza tentennamenti e con la forza di battaglie associate o solitarie. Ingrediente di un  tale e pascaliano esprite de finesse che lo portò a vivere in perfetta simbiosi l’identità di viestano  con quella di cittadino del mondo e che lo rese confidente a personalità della politica, della cultura, dello showbiz, tale come se lo conoscessero da una vita e quasi che fosse Lui il personaggio e Loro le comparse, tutte accomunate dal “privilegio di averlo conosciuto”.
Suona mirabile uno scritto che l’amicissimo e  grande Maestro del cinema Ettore Scola gli dedicò: “…non sono più tornato a Vieste, ma conservo integro il ricordo dell’incanto di un luogo e della speciale qualità di un uomo”. Carlo Nobile, appunto.
Carmine Azzarone


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