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Vieste/ Mafrolla: due anni di silenzio «Ora basta, diteci la verità»

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L’appello dei genitori del ragazzo scomparso e ucciso 2011. Il padre: vogliamo sapere chi lo ha ammazzato.

 

«Vogliamo sapere perché nostro figlio è morto e chi lo ha ucciso. Vogliamo sapere a che punto stanno le indagini e perché, dopo due anni, non riusciamo ad avere una verità». È il grido di dolore di Giovanni Mafrolla, 55 anni, dipendente di un’azienda casearia e padre di Michele, il ragazzo di 27 anni di Vieste scomparso il 23 luglio del 2011 e i cui resti sono stati ritrovati in una scarpata l’8 novembre di due anni fa. «Noi – dice l’uomo al Corriere del Mezzogiorno – non sappiamo più a chi rivolgerci per sapere la verità. Andiamo dagli investigatori di Vieste e ci dicono di andare a Foggia. A Foggia ci dicono che si stanno interessando quelli di Bari. Possibile che un padre e una madre non possano sapere come e perché è stato ucciso il loro figlio?».

La sera della scomparsa Michele doveva cenare a casa. Però era uscito improvvisamente dicendo che sarebbe tornato subito perché aveva un appuntamento con una persona. «Torno presto» disse alla madre e, invece, non è più rientrato. Diverse le ipotesi al vaglio degli investigatori in questi quasi due anni di indagine. Tra cui anche quella relativa ad un litigio a causa della fidanzata della vittima: ipotesi che, però, nel corso dei mesi ha perso di consistenza. Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, fu trovato in un canale tra Vieste e Mattinata, in località Palombara, dai carabinieri del comando provinciale di Foggia e del Corpo Forestale dello Stato. Al momento della scomparsa il ragazzo indossava un jeans e una t-shirt di colore viola, indumenti che sono stati ritrovati sui resti. Secondo quanto emerso dalle successive indagini il ragazzo sarebbe stato prima ucciso con alcuni proiettili calibro 12 al torace e, poi gettato nella scarpata.

Sulla morte di Mafrolla è stato aperto un fascicolo anche alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. «Di nostro figlio – racconta ancora il padre di Michele – abbiamo avuto pochi resti umani e un documento dove c’è scritto solo luglio 2011. Non riusciamo neanche a sapere in quale giorno è morto. Non possiamo continuare con questo strazio, con questo dolore. Ci sentiamo abbandonati da tutti». Il 21 febbraio Michele avrebbe compiuto 29 anni e, nel giorno del suo compleanno, parenti e amici lo hanno voluto ricordare con una specie di «raduno» all’ingresso di Vieste, sulla rotonda del Pizzomunno. Hanno lanciato in aria dei palloncini colorati e hanno anche stappato una bottiglia: un gesto simbolico per festeggiare il compleanno del loro Michele. Una manifestazione per chiedere a tutta Vieste di non dimenticare. «In città – prosegue il padre – sicuramente c’è qualcuno che ha visto o che sa qualcosa. Ma ha paura o non vuole parlare. Da noi c’è un detto in dialetto ‘Accid un re e scappittim a Vist’, che vuol dire uccidi il re e poi scappa a Vieste tanto nessuno ti viene a prendere». Vieste è la città dove è stato ucciso Michele Mafrolla e dove sono stati brutalmente ammazzati anche i fratelli Giovanni e Martino Piscopo, i cui corpi furono ritrovati il 28 novembre del 2010 in una boscaglia tra Vieste e Peschici. I due erano stati legati, messi in un’automobile e poi crivellati di colpi. Successivamente il mezzo con i due corpi è stata incendiato.

«Noi – conclude Giovanni Mafrolla – vogliamo la verità sulla morte di nostro figlio. Vogliamo sapere come è stato ucciso, perché e da chi. E per questo chiediamo a chi sa o ha visto qualcosa di riferirlo, anche in forma anonima. Così come chiediamo agli investigatori di proseguire con le indagini e di farci sapere qualche cosa su nostro figlio. Io e sua madre abbiamo diritto di sapere la verità»

Luca Pernice
Corriere del Mezzogiorno


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