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Vieste/ Oggi la traslazione in Cattedrale dei resti mortali di don Antonio Spalatro

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Sono trascorsi quasi sessant’an­ni dalla morte del Servo di Dio don Antonio Spalatro e qua­si otto dall’inizio del processo diocesano perla sua beatificazione e ca­nonizzazione.

Si realizza in questi gior­ni un evento di grande importanza per il futuro del Servo di Dio: la sua estumu­lazione dalla tomba di famiglia, la rico­gnizione dei suoi resti mortali e la trasla­zione nella Concattedrale di Vieste nella cappella del santo Rosario. È un forte segno che la nostra chiesa di Manfredonia-Vieste-S. Giovanni Roton­do tributa al Servo di Dio, riconoscendo­ne la sua fama di santità, la pratica eroica delle virtù umane ed evangeliche e additandolo come esempio di vita da imi­tare per tutti i cristiani e i sacerdoti in specie.

 

Per l’evento abbiamo riservato un tem­po prezioso, tutto il tempo necessario, che avremmo potuto impiegare, inizian­do l’attività del Tribunale ecclesiastico per l’interrogatorio dei testimoni. Aver dedicato tuttavia energie considerevoli per l’estumulazione, la ricognizione e la traslazione dal ci­mitero alla Concat­tedrale, accettan­do, per inesperien­za, un travaglio che ci ha portato via al­cuni mesi di tem­po, ci offre un ri­torno in immagine e in impegno non indifferente. Don Antonio non è più nel cimitero in un anonimato forzato. La sua tomba al cimitero, pur visitata e tenuta in grande considerata dalla popo­lazione viestana, era sempre una fra le tante tombe. Ora non più. La sua tumulazione nella Concattedra­le di Vieste gli conferisce una sepoltura di privilegio. Don Antonio è tra i cittadi­ni che danno vanto alla città di Vieste. Il suo splendore è la santità di vita che ha vissuto. Essa viene posta in alto, re­sa visibile alla cittadinanza per illumi­nare, riscaldare, vivificare e dare il colo­re della santità alla vita stessa. "Voi siete la luce del mondo, non può restare na­scosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metter­la sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vo­stre buone opere e rendano gloria al Pa­dre vostro che è nei cieli" (Mt 5, 14-16). Egli d’ora in poi è posto sul candelabro e la sua missione è di fare luce a tutti quelli che sono nella casa. L’esempio del­la sua vita, la pratica eroica delle sue vir­tù non è più nascosta, ma è posta a mo­dello di vita per tutti, particolarmente per i sacerdoti. Egli partecipa pienamen­te di Cristo, luce per illuminare il mon­do, come lo fu in tutta la sua vita terre­na: innamorato di Cristo e suo imitatore. Spesso nel suo diario don Antonio, sa­cerdote di Cristo, si paragona "al chicco di grano, caduto in terra", che muore e produce frutto. Si assimila a Gesù sacerdote, che vede nella croce la sua massi­ma gloria, la massima visibilità della sua santità e della sua adesione alla volontà del Padre. Il chicco che muore nel pieno compimento della sua missione, la croce, è salvezza per i fratelli. Questo versetto dell’Evangelo di Giovanni (12,24) è di­ventata la sua idea "viva". "Sì, devo mar­cire; ma quando si marcisce si è tanto vi­cino a Gesù" (Diario, 21 gennaio 1949). È marcito nel silenzio e nel nascondi­mento della vita, nell’umiltà, si è sep­pellito con Cristo nella sua morte. Ora, in attesa della risurrezione finale, il Ser­vo di Dio si pone quale modello di vita cristiana. Non più nel silenzio e nel na­scondimento, ma sul candelabro, perché, chi vuole, può rallegrarsi della sua luce. La Concattedrale è un faro dal quale la sua luce potrà spandersi per illuminare la nostra vita povera di Cristo e di virtù. Da questa sepoltura la nostra chiesa si attende un pellegrinaggio di anime di­sposte a far crescere in loro Cristo, fon­te di ogni santità per mezzo del suo Ser­vo don Antonio Spalatro. Alle ore 10 del 27 febbraio, nel cimite­ro di Vieste, alla presenza di Mons. Ar­civescovo, i resti mortali del Servo di Dio saranno estumulati dalla tomba di fami­glia e portati nella sala mortuaria per es­ser riconosciuti dai testimoni presen­ti, dall’anatomo patologo, dott.ssa Cele­ste Clemente e necrofori suoi collabora­tori: Antonio e Domenico Pecorelli. Quin­di verranno ricomposti in una nuova ba­ra, fatta e offerta da Ninino Notarange­lo, falegname, e traslati dal Cimitero, con un corteo di macchine, fino alla Concat­tedrale. Ci sarà quindi una veglia di preghiera e di meditazione sugli scritti del Ser­vo di Dio, organizzata dall’Associazio­ne Amici di don Antonio Spalatro. Se­guirà la solenne concelebrazione presie­duta da S. Ecc. Mons. MicheleCastoro. A conclusione i fedeli sfileranno davan­ti al feretro per porgere il loro saluto al Servo di Dio, che sarà poi tumulato nel­la cappella del santo Rosario. La nuova storia di don Antonio inizia nel momento in cui termina quella pre­cedente. Don Antonio tornerà nella sua Cattedrale, che è stata la sua parrocchia da sempre e continuerà ad esserla. Di là assisterà e proteggerà i suoi amati concittadini con l’amore puro di Cristo Si­gnore. Il suo cammino verso la santità continuerà, esaltando la sua città e i suoi concittadini. Lasciatevi affascinare dal­Ia sua splendida figura, studiandola, leg­gendo i suoi scritti, imitandone la virtù e la vita. Abbiamo guadagnato un protet­tore nel cielo. Non lasciamolo inoperoso e spettatore dei nostri mediocri destini di cristiani, coinvolgiamolo presso Dio, chiedendogli grazie. Migliorerà la nostra vita cristiana, guardando al suo stupen­do esempio di vita.
 
Il postulatore
don Giorgio Trotta