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Palazzo Chigi impugna la legge pugliese sulle addizionali Irpef

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Le aliquote Irpef decise dalla Puglia per il 2013 vio­lerebbero il principio di progressività del sistema tributario a­zionale. Per questo ieri Palazzo Chigi ha impugnato un articolo della legge regionale di bilancio (45/2012), che rischia ora di essere dichiarato incostituzionale.  Ma che, soprattutto, rischia di incidere sulle buste paga di tutti i pugliesi. A fine dicembre, come noto, il consiglio regionale stabilì una addizionale Irpef dello 0,1 % per i redditi fino a 15mila euro, dello 0,2% per quelli tra 15 e 28mila euro, dello 0,5% per quelli che rientrano nei tre scaglioni di reddito successivi (28-55mila euro, 55-75mila euro, oltre 75mila euro). Ebbene, proprio questo appiattimento in alto, secondo i tecnici di Palazzo Chigi, «pur spettando gli scaglioni di reddito» fissati dal Testo unico sulle imposte dirette», non garantirebbe il principio di progressività (quello in base a cui chi più guadagna più paga): quella di accorpare i vari scaglioni – osservano da Palazzo Chigi – era una possibilità effettivamente concessa alle Regioni, ma solo a partire dal 2014. Per l’anno in corso, invece, la legge imponeva ancora il risultato dell’imposizione progressiva, cosa che invece la Puglia non avrebbe fatto. A pronunciarsi sulla controversia dovrà ora essere la Corte costituzionale: ci vorranno quindi parecchi mesi. Ma in ogni caso la soluzione non sarà agevole. Anche se volesse, infatti, la Regione non potrebbe più intervenire sulle addizionali per il 2013 (il termine è scaduto il 31 dicembre), ma quelle aliquote vengono già applicate sulle buste paga di tutti i residenti in Puglia. Se quindi, in ipotesi, la Consulta dovesse effettivamente dichiarare illegittimo l’articolo 3 del bilancio, si tornerebbe alle aliquote in vigore per l’anno pre­cedente. A rimetterci sarebbero tutti i pugliesi, ma in particolare i cittadini con i redditi più bassi: nel 2012, infatti, l’addizionale per i primi due scaglioni (quello fino a 15mila euro e quello tra 15 e 28mila euro) era dello 0,3 %, mentre per i tre scaglioni più alti era sempre allo 0,5%. La particolarità del caso è dovuta al fatto che la limitazione alla possibilità dì modifica delle addizionali regionali in senso «pro­gressivo» è stato introdotto dalla legge di Stabilità il 24 dicembre 2012, cioè 4 giorni prima che la Regione approvasse in bilancio. Detto in altri termini, la Regione avrebbe potuto senza problemi fissare queste nuove aliquote l’anno precedente. Ma non que­st’anno: per accorpare i vari scaglioni (come del resto aveva già fatto nel 2012 … ) la Puglia avrebbe dovuto attendere il 2014. Un garbuglio normativo che rischia di essere pagato dai cittadini: il balzello extra potrebbe toccare i 60 euro per ciascun lavoratore dipendente.  


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