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Rodi/ Dal Diario Spirituale “il seme caduto in terra”

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La Quaresima nel servo di Dio don Antonio Spalatro.

 

La Quaresima ripropone l’impegno dell’ascolto della parola di Dio, della conversione, della preghiera, della carità fraterna perché la Chiesa riscopra il senso della propria vocazione e appartenenza al Signore, in un continuo passaggio verso la vita nuova.Il Servo di Dio don Antonio Spalatro aveva una grande passione per la parola di Dio,era puntuale nella preghiera e ogni giorno verificava con attenzione la sua persona mettendosi continuamente in discussione.“Gesù era perfetto in tutto.Io non potrò certo arrivare alla sua perfezione,giacchè essa è divina.Mi sforzerò però anch’io di essere perfetto in tutte le mie cose”(Diario 10 ottobre 1947) Tutte le sue giornate erano intrise dello spirito quaresimale. Ogni momento è segnato da questi impegni, ma il tempo quaresimale ha un’efficacia particolare perché è memoria viva e attuale del cammino pasquale di Cristo, del suo «si» alla volontà del Padre nel segno della comunità che si converte.Ci sono momenti della vita in cui si impongono scelte decisive: per il lavoro o la professione, per la famiglia, per l’orientamento dei figli, o più radicalmente ancora, per l’impostazione dell’esistenza in rapporto a valori autentici o a pseudo-valori.Per i credenti, il battesimo è stato la scelta fondamentale per Cristo, l’accettazione di criteri evangelici di vita. Ma vivendo nel mondo è inevitabile respirarne l’atmosfera e subirne gli influssi negativi. La sollecitazione a rincorrere i miti del profitto, della produzione, del consumo, a fondare la vita più sull’avere che sull’essere. Il fascino di queste prospettive alienanti arriva facilmente a determinare le decisioni, specialmente se manca una lucida capacità critica.Il Servo di Dio don Antonio Spalatro era molto attento e cercava attraverso una seria vita interiore di non lasciarsi coinvolgere molto dalla mentalità di questo mondo.“Bisogna fare sul serio,capisci!Cosa sto combinando.Da una settimana sono in quaresima,in tale tempo ho stabilito di applicarmi più intensamente all’acquisto di una profonda vita interiore…Finora cosa ho fatto?Nulla o quasi”(Diario 19 febbraio 1948). Ponendosi contro ogni manipolazione della verità e smascherando ogni tradimento dell’uomo, la parola di Dio diventa criterio di giudizio e grazia liberante.Il punto di riferimento della quaresima è Cristo, presentato da Luca come nuovo Adamo, capostipite di una nuova umanità che nel deserto fa esperienza di incertezza: o cedere alla tentazione del prestigio umano e del facile successo, o fidarsi del Padre. La sua scelta cade dalla parte più scomoda, cioè dalla parte di Dio (vangelo), e resta fedele alla sua identità di Figlio. Per lui, al di fuori del Padre, non ci sono altri signori che meritino adorazione e servizio. Alle insinuazioni del tentatore e alla seduzione della potenza Gesù ribadisce la sua scelta di fedeltà al progetto del Padre: «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Il primato di Dio non intende mortificare l’uomo, ma mira a salvaguardarne la libertà e la dignità.Don Antonio Spalatro combatte con tutte le sue forze ogni tentazione“Hai visto come sono aumentate le tentazioni…?Dio mio aiutami che sono perso!Signore,aumenta la mia fede!”(Diario 1 maggio 1951)
Dichiarare che Gesù è Signore significa prendere posizione per lui e combattere le tentazioni, non essere neutrali nelle scelte che la vita cristiana impone.“Le tentazioni hanno assunto una virulenza estrema .Però non mi sento scoraggiato.Questo mi da conforto.Anzi son pieno di fiducia”(Diario 2 maggio 1948) Momento e luogo privilegiato per questa professione di fede è la preghiera che vuole essere riconoscimento di Dio come protagonista della nostra storia di salvati, ed espressione di una coscienza filiale che risponde alla sua paternità.La preghiera è uno degli impegni quaresimali più forti. Non è sufficiente affermare che «tutta la vita è preghiera»; può essere uno slogan per coprire elegantemente la nostra pigrizia. Esimersi da momenti di preghiera specifici e qualificanti può essere una spia che segnala una crisi di fede. Ma per essere una autentica professione di fede la preghiera non può limitarsi a invocazioni vuote. Ciò che conta è il consenso alla volontà del Padre,che conduca a scelte evangeliche nella vita concreta e che manifesti il significato liberante del nostro essere figli di Dio.Don Antonio Spalatro pregava molto e non solo in Quaresima e si recava spesso davanti al SS.Sacramento“Mi trovo specialmente contento quando il dopo pranzo sto vicino al Santissimo Sacramento,solo,a dirgli quello che sento.Voglia il Signore però sempre conservarmi questa buona disposizione…”(Diario 17 luglio1947)Il popolo d’Israele, per tener viva la memoria delle meraviglie operate dal Signore, specialmente nell’esodo, è chiamato a scandire la sua esistenza con una professione di fede che è il compendio della sua storia singolare.La sua dignità di popolo libero, il dono e la fecondità della terra sono opera solo del Signore, esplicitamente confessato come protagonista e creatore della storia. Questa professione di fede storica tende a creare nel popolo la coscienza riconoscente dell’iniziativa di Dio e la fiducia nella sua assistenza provvidente.Se Dio non è estraneo alla vicenda dell’uomo, se ha dato prova della sua vicinanza, il fedele proclama che tutto avrà esito positivo perché tutto è nelle mani del Signore della storia. Chi fa credito a Dio, si radica in lui e si lascia guidare dalla sua parola, è in grado come Gesù di superare ogni difficoltà: «Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi. Lo stesso tema della fede ricorre in Paolo, il quale esorta a riconoscere nella Pasqua di Cristo il fondamento e il centro della vita cristiana. La professione di fede del nuovo popolo di Dio consiste nel riconoscimento della signoria di Cristo sull’uomo, sull’universo e sulla storia. Riconoscimento che implica il cuore e la bocca», ossia tutto l’uomo nella sua apertura di fede, nelle sue decisioni, nella sua testimonianza.
Duplice è il carattere del Tempo di Quaresima: battesimale e penitenziale. Per questo già dal Mercoledì delle Ceneri risuona nella liturgia la voce dell’Apostolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo; lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20). Nei primi secoli i santi padri, trattando del mistero della incarnazione del Verbo, non di rado affermano che il grembo verginale della Madre del Signore e stato il luogo dove si e instaurata la «pace» tra Dio e l’umanità. A tale dottrina è mirabilmente conforme il magistero dei Pontefici del nostro tempo: «a motivo della sua maternità divina la beata Vergine e divenuta socia di Dio – insegna Giovanni Paolo II – nella stessa opera della riconciliazione»e di questa cosa già tanti anni prima ne era consapevole il Servo di Dio .

Don Michele Pio Cardone


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