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Parco/ Entro l’anno trasferirà la sede nel rifugio della Foresta Umbra

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Recuperato il complesso "Sansone" con i fondi del Ministero  dell’Ambiente.

 

La Foresta Umbra, il "cuore ver­de" del Gargano, e non solo, custodisce un patrimonio am­bientale tra: i più suggestivi, un luogo che dovrebbe essere punto di riferimento per un turismo tutto l’anno sempre che fossero create le condi­zioni di ospitalità. Invece, as­sistiamo giorno dopo giorno ad un costante depaupera­mento del suo territorio, ad una perdita di opportunità che potrebbero essere offerte in termini di immagine e, perchè no, occupazionali.
L’ente parco entro l’anno trasferirà la propria sede in Foresta Umbra, presso il recuperato complesso "Sansone", i cui co­sti hanno superato i due mi­liardi delle vecchie lire, fi­nanziamenti ottenuti dal Ministero dell’ Ambiente. Tutto questo crea le premesse per ripensare alla Foresta Umbra come attrattore turistico-cul­turale in un arco di tempo molto ampio, diversamente dalle poche settimane di lu­glio e agosto. Un progetto che non potrebbe non guardare al recupero dell’albergo "Rifu­gio", una struttura che, per decenni, ha rappresentato un: punto di riferimento per i turisti. Tempo e incuria ne hanno fatto oggi un rudere, letteralmente coperto da una vegetazione spontanea, ricettacolo di topi e animali ran­dagi. Il "Ri­fugio", di proprietà della Pro­vincia, per decenni era stato gestito da un privato; alla scadenza del contratto la palla torna nelle mani dell’Ente provincia; da quel momento, alla luce dello stato dei luoghi, inizia anche il lento ma co­stante declino della struttura che, oggi, è un rudere con gravi problemi di sicurezza pubblica. L’idea che l’Ente parco possa farsi carico di un, progetto di recupero e utilizzo del "Rifugio" non solo è sug­gestiva, ma sarebbe la strada da percorrere per farne un contenitore di spessore cul­turale; non solo, si potrebbero ipotizzare altre forme di uso; l’unica strada da non percorre è quella dell’oblio. L’Ente par­co del Gargano dovrebbe, anzi deve prendere a cuore la que­stione e avviare un iter che possa aprire un percorso vir­tuoso che abbia come traguar­do quello del recupero e uti­lizzo del "Rifugio". La questio­ne "Rifugio" venne "rispolve­rata" e portata all’attenzione dell’allora assessore al turi­smo Nicola Vascello. Poi, il buio più assoluto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Pa­ladino della ricostruzione si fece anche l’allora consigliere, oggi assessore provinciale, Rocco Ruo, al quale venne spiegato che "L’albergo "Rifugio" era stato inserito all’in­terno di una programmazio­ne turistica che ne avrebbe esaltato le sue potenzialità; non solo, si parlò anche di tempi abbastanza contenuti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Riallacciare i fili del recupero del "Rifugio" deve andare oltre i classici impegni di facciata, in quanto non c’è più tempo da perdere. Sarebbe imperdonabile se do­vesse calare il velo dell’oblio. Un danno in termini di im­magine e non solo, che avreb­be ricadute negative su quan­ti oggi, pur avendo respon­sabilità pubbliche, sulla que­stione "Rifugio’; girano la te­sta dall’altra: parte. 


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