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GEMA/ Per il pm fu associazione a delinquere per un peculato da 22milioni

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La Procura chiude l’inchiesta sul caso Gema, oltre 22 milioni di tributi che la società di riscossione non avrebbe versato a 36 Comuni foggiani tra il 2006 e il 2012, e contesta a vario titolo a 7 indagati le accuse di associazione per delinquere, peculato, falso e reati fi­nanziari. Cerignola il comune più penalizzato con 7milioni e 800mila euro riscossi. Vieste per 2milioni e 28mila euro.

 

Coinvolti ex dirigenti e componenti del consiglio d’amministrazione della società che è a rischio fallimento: il principale indagato è l’ex presidente Lanfranco Tavasci che per questa vicenda ha anche trascorso 6 mesi ai domiciliari, coinvolte la moglie e la figlia.
Ai 22 milioni 719mila, 550 euro e 62 centesimi contestati nell’inchiesta sul «caso Gema» in relazione all’imputazione di pe­culato, Pm e finanzieri arrivano sommando gli importi che la società incaricata di ri­scuotere tasse sui rifiuti e Ici da enti locali, avrebbe indebitamente trattenuto, ometten­do di versarli a 36 Comuni della Capitanata, 3 Province, Acquedotto e 4 Comuni ionici e salentini. Ecco l’elenco degli enti e le somme che Gema avrebbe riscosso: 141mila e 536 euro riscossi per il Comune di Accadia; 69mila e 100 euro riscossi per’Anzano di Puglia; 602mi­la e 785 euro riscossi per Apricena; 328mila e 145 euro riscossi per Ascoli Satriano; 1610 euro riscossi per Bovino; 2101 euro riscossi per Cagnano Varano; 10 centesimi riscossi per Carlantino; 175mila e 748 euro riscossi’ per Casalvecchio di Puglia; 70mila 664 euro riscossi per Castelluccio dei Sauri; 69 euro riscossi per Castelnuovo della Daunia; 2.225 euro riscossi per Celenza; 7 milioni, 802mila euro – la somma più ingente – riscossi per conto del Comune di Cerignola; 3 milioni e 364mila euro riscossi per Foggia; 226mila 368 euro riscossi per Ischitella; 171mila 514 euro riscossi per le Isole Tremiti; 153mila 352 ri­scossi per Lucera; 158mila 473 euro riscossi per Manfredonia; 212mila 514 euro riscossi per Monteleone di Puglia; 201mila 642 euro riscossi per Motta Montecorvino; 514mila 872 . euro riscossi per Orta Nova; 83mila 845 euro riscossi per Rocchetta Sant’Antonio; 117mila 6Oeuro riscossi per Rodi Garganico; 300mila 255 euro riscossi per Roseto Valfotore; 244mi­la 555 euro riscossi per Stornara; 2 milioni e 108mila euro riscossi per San Giovanni Ro­tondo; 248mila euro riscossi per San Marco in Lamis; 139mila, 333 euro riscossi per San Marco La Catola; 701mila635 euro riscossi per San Paolo di Civitate; 142mila 178 euro riscossi per San Severo; 135mila 273 euro riscossi per Sant’Agata di Puglia; 646mila 425 euro riscossi per Torremaggiore; 358mila 699 euro riscossi per Trinitapoli; 764 euro ri­scossi per Vico del Gargano; due milioni e 28mila euro riscossi per Vieste; 2mila e 96 euro riscossi per conto del Comune di Vol­turino; 858mila 857 euro riscossi per la Pro­vincia di Foggia; 3mila 296 euro riscossi per la Provincia Bat; 9mila euro riscossi per la Provincia di Taranto; 5mila 129 euro riscossi per conto dell’Acquedotto puglìese; 321mila 370 euro riscossi per il Comune di Monteiasi (Taranto); 18 euro per Melissano; 1090 euro per Veglie; 4065.euro per Corsano (tre paesi salentini). La somma di 22 milioni e 719mila euro indicata nell’avviso di conclusione delle in­dagini «rinviene dalla differenza tra l’importo delle riscossioni complessive effettuate per conto degli enti appaltanti, le somme effettivamente versate e i compensi spettanti alla Gema per l’attività di riscossione», si legge nel capo d’imputazione. Di quel denaro sei indagati (con vari ruoli e responsabilità tutte da verificare) si sarebbero appropriati «distraendoli dalla cassa e dai conti correnti intestati alla Gema per finalità non consen­tite, omettendo quindi il versamento alle pubbliche amministrazioni nonostante la scadenza dei termini stabiliti».