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Vico del Gargano: un paese di beati

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Se c’è una popolazione di beati questa è la popolazione vichese. Infatti, mai come in questo periodo mi sento calato completamente nella beatitudine, al punto che potrei levitare, contro ogni legge di gravità, e congiungermi con i veri beati. Vivo circondato da una quiete, mia ed altrui, come quelle statuette di santi che le nostre nonne tenevano, in bella vista, sulle credenze sotto le campane di vetro. Sarà la mia frequentazione con il Convento dei Cappuccini e il laboratorio del Teatro kappa.

Senza un governo nazionale; tanto ci pensano i mercati a mandarci in serie B. Senza un Papa; tanto ci penserà lo Spirito Santo dopo un veloce consulto con lo IOR e il gruppo consiliare dei cardinali italiani. Senza un’Amministrazione comunale; tanto ci pensa il Commissario prefettizio e non si lamenta nessuno. Perchè dovremmo rompere questo stato di beatitudine continuando a ripetere che questo paese deve cambiare. Perchè dovrebbe cambiare.
Vedo beati i liberi professionisti; a loro cosa importa dello stallo del paese. Vedo beati i commercianti, nonostante una moria di esercizi. Vedo beati gli artigiani; meno siamo meglio stiamo.
E il fronte dei partiti, consolidati e liquidi, sono beatamente impegnati a selezionare gli amministratori capaci. Cioè coloro che beatamente, al netto di cognati, clienti, familiari e soci, dovrebbero, come dice Oliviero Widmer Valbonesi:” capire la differenza fra chi soffre e chi s’offre”.  E’ un minuscolo segnetto della lingua italiana, l’apostofo, che nel nostro beato paese ha segnato la storia politica e amministrativa: chi ha seguito gli ultimi Consigli comunali se ne uscito beato. Vedo il volto beato dei consiglieri dimissionati, e sulla loro faccia si legge la beatitudine di chi ha fatto cilecca a letto. Infine, i liberi imprenditori, qualcuno vero altri presunti; anche loro beatamente e pacatamente impegnati a godersi i vantaggi di un paese beato. La vita cittadina scorre beatamente fra centinaia di cani randagi, e migliaia di sacchetti di immondizia appesi o gettati per strada. Le prossime elezioni amministrative; bisogna solo stabilire il prezzo del voto di scambio fra un saluto, una pacca sulla spalla, una parentela anche inventata, tante promesse di lavoro,  un beato e scontato marcamento ad uomo, e donna, fra piazza San Francesco e le urne di via Papa Giovanni XXIII. Beato paese il nostro.

Michele Angelicchio

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