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Vico/ Promemoria per i riti della politica

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Chi si accinge a partecipare ai riti della politica in vista delle amministrative per il comune di Vico del Gargano, non può trascurare il dato politico più rilevante.  Non si tratta di scegliere un Sindaco qualsiasi attorniato da dieci consiglieri raccolti per tessera partitica, si tratta invece di approntare una squadra che, per competenze, disponibilità, senso del servizio, possa assicurare al paese cinque anni di amministrazione “straordinaria”. Tutta la manfrina che si sta mettendo in moto fra partiti consolidati e liquidi, fra logori figuranti e carichi famigliari, si basa sulla logica della spartizione dei posti a tavola, supponendo che l’equilibrio della spartizione e il peso del voto privato e di scambio possa poi figliare una decente Amministrazione. Questo ragionamento, di tara vichese, è l’esatto opposto di quello che occorrerebbe per tentare, si spera, di accendere una luce sul “fattore Vico”. (un po’ come il fattore K di Alberto Ronchey). Il tempo perso dalla politica paesana e l’ultima inqualificabile vicenda dello scioglimento del Consiglio comunale, trascinando la popolazione a nuove elezioni, impongono ai riti della politica di parlare con voce forte e chiara. Chi ha provocato, per insipienza e stupidità, un anno di stallo in un paese in ginocchio non può e non deve essere riammesso ai tavoli dei riti politici. La buona politica è esercizio di realismo, duro e necessario. Non possiamo, e non dobbiamo, tornare nelle mani di sfasciacarrozze. Il “fattore Vico” non si supera mica con il sommare pacchetti di voti privatizzati, per poi privatizzare l’azione amministrativa. La gestione imparziale del Piano Urbanistico Generale; la gestione seria e produttiva del patrimonio comunale; un Piano straordinario di rigenerazione urbana, per tentare di smuovere la crisi del mattone che vede il livello peggiore dal 1985, il proporre una “visione” di rilancio del territorio con particolare attenzione all’uso del suolo e dell’ambiente, non è materia per figuranti e sfasciacarrozze. La partita, e i riti della politica, sono cose più complesse che raffazzonare un Sindaco e dieci comprimari. Il “fattore Vico” si supera con il dire chiaramente chi non può vestire i panni di “amministratore” per scongiurare una volte per tutte la pratica dell’autolesionismo. Il resto viene da se e dal mondo della ragionevolezza.
Il nuovo Papa, Francesco primo, nella prima omelia ci ha ricordato che:” quando non si edifica sulle pietre succede come ai bambini sulla spiaggia…fanno castelli di sabbia e tutto viene giù”.

Michele Angelicchio